Martedì, 23 Ottobre 2018

 

Nato dal felice incontro tra due consolidate realtà artistiche come l’Umbria Ensemble ed il duo Parrino, il Quartetto Viotti ha debuttato nell’estate 2017 distinguendosi immediatamente nel panorama concertistico internazionale per la qualità delle sue interpretazioni...

a cura di Alessia Andreon

Ospiti della seconda data della rassegna “Domenica in Concerto” ci raccontano, in questa intervista, attraverso le parole della direttrice artistica e violoncellista Maria Cecilia Berioli, il loro rapporto con la musica e qualche curiosità che non ci aspettiamo da una formazione prettamente classica, composta da Stefano Parrino (flauto), Francesco Parrino (violino), Luca Ranieri (viola) e Maria Cecilia Berioli (violoncello).

Maestra, dopo parecchi anni di assenza dalle sale da concerto della Sardegna come formazione integrale, questa volta vi presentate come quartetto che, tra l’altro, è di recentissima costituzione; cosa può raccontare ai lettori della vostra musica?

Il quartetto Viotti è per noi il fiore all’occhiello della più ampia formazione Umbria Ensemble, costituito da flauto e tre archi: una formazione timbrica interessante. Presentiamo al pubblico dell’Ente Concerti un programma prevalentemente classico, frutto del nostro ultimo progetto discografico: i Quartetti per Archi e quelli per Flauto ed Archi di Giovanbattista Viotti. È un’operazione editoriale, basata sull’edizione critica dei manoscritti del XVIII° secolo, realizzata e distribuita su scala mondiale per Brilliant Classics. Inoltre eseguiremo arie dal Don Giovanni di Mozart trascritte da Kuffner, che hanno una particolare tensione armonica contrappuntistica.

 Quartetto Viotti2web

Ho letto nella vostra presentazione che spaziate in ambiti linguistici sia classici che contemporanei. Qual è stato il progetto che vi ha fatto sperimentare maggiormente i due ambiti?

Un esempio di sperimentazione è sicuramente rappresentato da “Heaven”, fortunato progetto varato nel 2012, che oltre alle esibizioni dal vivo è diventato anche CD campione di vendite a livello globale; alcuni dei nostri brani sono stati addirittura inseriti in una playlist della Sony. È strano come un gruppo di musicisti di formazione classica possa esibire con orgoglio la propria anima progressiva. Secondo noi, al di là delle categorie e dei generi musicali, c’è la buona e la cattiva musica: questo fa la differenza.

Con la vostra musica siete spesso in tournée all'estero, come viene accolta la musica italiana nel mondo?

La musica italiana è sempre la migliore sotto il profilo interpretativo, ma ci accorgiamo che, negli ultimi anni, i paesi orientali come Corea e Cina ci stanno facendo un po’ di concorrenza: bisogna ammettere che investono davvero tanto in cultura e tradizione. Noi, come formazione, facciamo molta attività divulgativa e didattica per far capire che la musica è viva.

 

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