Sabato, 11 Luglio 2020

Progetto1

A fronte di un numero sempre maggiore di laureati in medicina, in Sardegna si registra una crescente carenza di medici specialisti...

di Davide Corriga

Un’emergenza che, tradotta in numeri, significa che entro il 2025 mancheranno 1154 camici bianchi, nel 2022 non ci saranno più 522 medici generici, mentre - sul lato della formazione - oltre 400 abilitati alla professione non potranno essere ammessi alle scuole di specializzazione. Solamente il 28,8% di loro, infatti, ottiene una borsa ministeriale, mentre circa il 5% la ottiene dalla Regione Autonoma della Sardegna. Al restante 65% dei laureati che invece viene escluso rimangono come uniche alternative il precariato oppure il trasferimento all’estero. Da questa emergenza nasce la proposta dell’associazione Mèigos - Giovani Medici Sardegna di approvazione di una norma di legge – la numero 41/2019, primo firmatario Giorgio Oppi e prossima alla discussione da parte del Consiglio Regionale della Sardegna – che preveda l’aggiornamento dei criteri di assegnazione delle borse e un incremento ingente del numero di posti a disposizione nelle scuole di specializzazione nell’Isola. Un’opzione sostenuta anche dagli Ordini dei Medici dell’Isola e che potrebbe risolvere in tempi brevi l’annoso problema dei medici intrappolati nel cosiddetto «imbuto formativo»: ovvero di quanti risultano abilitati alla professione ma sono impossibilitati a specializzarsi. Una soluzione che potrebbe inoltre rappresentare un sollievo per gli specialisti che già operano nella sanità sarda, che vedrebbero alleggerito il proprio carico di lavoro tramite l’inserimento in organico nuovi professionisti. Le risorse necessarie per compiere la proposta di riforma dall’associazione Mèigos - Giovani Medici Sardegna, delineata per voce del presidente Giovanni Marco Ruggiu, si possono quantificare in circa 8-10 milioni di euro all’anno. Un calcolo che prevede una borsa di 26mila euro per garantire la specializzazione di ogni giovane medico. Le somme si potrebbero recuperare accedendo al Fondo Sociale messo a disposizione dall’Unione Europea, così come hanno fatto ad esempio in Sicilia e in Campania. Un intervento che permetterebbe a molti giovani sardi di completare la formazione e rimanere nell’Isola. Una battaglia non solo a favore dei giovani medici, ma anche dei numerosi pazienti che rischiano di non ricevere un’adeguata assistenza sanitaria. Affinché ospedali, poliambulatori, cliniche e piccole comunità non rimangano senza il presidio più importante per ogni territorio: quello riservato alla salute pubblica.

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