Lunedì, 04 Maggio 2026

 

Una donna su 10 è affetta da endometriosi. Una patologia cronica e invalidante causata dalla presenza ectopica di tessuto che ricopre la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi quali ovaie, legamenti utero-sacrali, intestino e in altri visceri dell’alto addome (pleura, pericardio)...

di Annalisa Concu

Essendo ormono-dipendenti, i focolai endometriosici infiltrati in questi organi si comportano come l’utero, sanguinando e lesionandosi, dando origine a infiammazione cronica, dolore intenso, emorragie, aderenze e infertilità. I sintomi sono i più diversi da donna a donna e vanno dal dolore mestruale, disturbi intestinali, dispareunia, affaticamento cronico, sciatalgia, a forti dolori alla schiena. Una sintomatologia che invalida chi ne è affetta e che ne impatta la vita a livello sociale e psicologico, nonostante sia una patologia poco conosciuta e per la quale una diagnosi arrivi in media 7/10 anni dopo l’insorgenza dei sintomi. Non esiste una cura definitiva per questa patologia infiltrativa benigna che di fatto si comporta come un tumore per durata, stadi (quattro), livelli di dolore e terapie necessarie. Si può cercare di controllarne i sintomi tramite metodiche farmacologiche personalizzate, cure ormonali che spesso mettono la paziente in menopausa precoce (con tutti gli effetti collaterali connessi), attraverso un’alimentazione antinfiammatoria che va a eliminare i cibi che causano stress ossidativo e scatenano dolore. Quando i farmaci si rivelano inefficaci, è allora che si deve ricorrere alla chirurgia, laparoscopica e non, spesso più volte e con interventi diversi tra loro, ma non sempre è risolutiva. Invisibile, l’endometriosi si fa strada nel corpo di una donna in maniera subdola. Chi la vive è inascoltata, spesso ignorata persino dai medici, e abituata a sentire frasi del tipo “Endo che?” ,“ Eppure non sembri stare male”, “Fatti un figlio, vedrai che passa”, abituata a dare spiegazioni per le assenze dal lavoro, per i periodi di intensa stanchezza, per la postura, per la sofferenza provata. Questa malattia è un cacciatore invisibile che dissemina trappole nel bosco e queste sono le stesse che coi loro denti metallici stringono le nostre carni, le lacerano e le fanno sanguinare, ci piegano e ci lasciano esanimi a cercare di spiegare il dolore. Comunicare questa malattia è un atto d’amore verso chi ne soffre, un dovere di amplificare un grido da non soffocare più. Ci è riuscita Isabel Sardu nel suo cortometraggio Invisible Black -diretto da Amerigo P. Neri-, presentato la settimana scorsa al T-hotel all’evento Endometriosi – Il male invisibile al quale sono intervenuti medici specialisti e durante il quale sono state condivise testimonianze di pazienti. Pochi minuti, toccanti, per spiegare i quattro stadi della malattia in fase severa, il suo buio, il sangue che piove dentro l’anima di una donna, la solitudine, l’ignoranza, la paura, la menomazione alla quale si è spesso sottoposte per cercare di tenere a bada “la bestia”. E la voglia di lottare, sempre, contro qualcosa che è dentro noi donne con endometriosi ma che è anche fuori, nelle cure costose, nello sguardo ignaro della gente, nella finta vicinanza a chi vive nel dolore cronico. L’endometriosi non si vede ma esiste e accomuna milioni di sorelle guerriere che non mollano mai. Il colore contro il nero di una condizione invalidante, la forza oltre la paura, la sensibilizzazione contro il silenzio.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon