Domenica, 19 Gennaio 2020

Progetto1

È iniziato il periodo di raccolta dei funghi (varia da inizio luglio a fine ottobre), un’attività che, oltre alla piacevolezza della ricerca e della camminata in mezzo alla natura, non è tuttavia esente da rischi, sia durante la raccolta sia durante l’alimentazione e la conservazione...

di Alessandro Cabiddu*

A questo si aggiunge il fatto che, ad oggi, la loro tossicità non è ancora ben definibile in laboratorio ma si basa sull’esperienza e sul loro studio.

Quali sono i rischi della raccolta dei funghi?

Per prima cosa si dovrebbe andare a raccogliere i funghi in luoghi conosciuti, e, se tali non sono, farsi accompagnare le prime volte da persone più esperte della zona, in modo da farsi “tramandare” i sentieri più idonei in cui passare; questo perché non è poi così difficile perdersi o subire dei traumi a causa di cadute per passaggi in luoghi impervi (i boschi sono spesso luoghi umidi dove si può scivolare). Proprio per questo è anche necessaria l’attrezzatura adatta, con pantaloni lunghi e stivali da montagna (possibilmente evitando le cosiddette bottasa, tremendamente scivolose).

Mentre durante la raccolta?

Durante la raccolta i rischi non sono eccessivi, se non indirettamente; nel senso che si rischia di portare a casa un fungo non commestibile che potrà essere dannoso mentre lo si mangia, in quanto ci sono molte specie non commestibili simili a quelle che invece lo sono. Evitare i funghi presenti lungo le strade o vicino a centri industriali (assorbono i veleni del terreno). Bisogna portare con sé (o avere a casa) una guida esaustiva dei funghi per valutare se abbiamo raccolto una specie velenosa o meno oppure (a mio avviso più adeguatamente) affidarsi al giudizio di persone esperte come i micologi della Asl, a cui possiamo portare il raccolto e il cui servizio è gratuito.

Sarebbe meglio mangiarli cotti o si possono mangiare anche crudi?

Non c’ è una risposta univoca, in quanto ci sono specie che possono essere mangiate crude, altre che devono essere cotte, altre ancora che devono essere molto ben cotte; infatti molte specie hanno tossine cosiddette termolabili che si disattivano dopo la cottura (a circa 80°C per almeno 40 minuti con prebollitura di 20 minuti). Sicuramente, posto che il fungo in questione deve appartenere alle specie commestibili (altrimenti ne basterebbero 20 grammi per dare la morte), se si mangia cotto non si sbaglia; altro consiglio è di non mangiarne in quantità eccessive e in pasti ravvicinati, per ridurre delle possibili intolleranze o difficoltà nella loro digestione (anche se questo dipende dalle capacità enzimatiche del nostro organismo e quindi dalla risposta individuale).

Ai bambini possiamo dare funghi?

Sarebbe meglio evitare, soprattutto se piccoli (prima dei 13 anni), perché hanno una capacità di metabolizzare le tossine meno efficace degli adulti e comunque impiegano più tempo per digerirli; anche le donne e gli anziani, per lo stesso motivo, sono più esposti. Sarebbe meglio evitarli in gravidanza e durante l’allattamento.

 Quali sono i sintomi inerenti all’intossicazione da funghi?

Vi sono sintomi gastro-intestinali (sempre presenti) come dolori addominali, diarrea, nausea e vomito che, in base alla specie, possono comparire precocemente, tra i 30 minuti e le 6 ore circa dall’ingestione (si risolvono in 24 ore) oppure più tardivamente, tra le 12 e le 20 ore (in questo caso la gravità tende ad essere maggiore). Ci sono altri sintomi sistemici che però sono incostanti, dipendendo dal tipo di fungo ingerito, come sonnolenza, tremori, sudorazione, disorientamento, agitazione, lacrimazione, difficoltà respiratoria e ipotensione.

 Quando recarsi in Pronto Soccorso?

Ovviamente se ci accorgiamo di aver ingerito funghi non commestibili o non controllati (meglio non temporeggiare augurandosi di non sentirsi male), ma anche se abbiamo sintomi gastrointestinali correlati all’assunzione di funghi di cui non conosciamo la specie esatta (meglio una fila in PS in più che un aggravamento della situazione), se ci sono sintomi sistemici o comunque se abbiamo dei dubbi. I sintomi gastrointestinali sono presenti anche durante una digestione difficoltosa dei funghi stessi, ma un conto è un “mal di pancia” classico, un altro è un dolore importante, sempre più forte, associato a vomiti o ad altri sintomi. Al PS sarebbe meglio portare con sé i funghi incriminati (sia quelli cotti sia gli scarti di pulizia) per farli analizzare dal micologo e capire la loro effettiva pericolosità. Se compaiono sintomi gastrointestinali ma i funghi sono stati controllati dal micologo o sono stati acquistati al supermercato si può andare dal proprio medico di fiducia.

Si possono assumere medicinali in caso di intossicazione?

Il mio consiglio è bere acqua (reintegro dei liquidi persi) ed evitare il “fai da te”, non assumere farmaci o effettuare azioni fantasiose come bere latte (inutile) ma recarsi da un medico. Allo stato attuale non vi sono antidoti salvavita ma solo terapia di supporto (compresa la lavanda gastrica).

* medico

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