Martedì, 25 Giugno 2019

Progetto1

Ci sono incontri che aprono la mente, alcuni che dilatano anche il cuore:  l’incontro con Gianpietro Ghidini è stato uno di questi...

a cura di Luciana Putzolu

Il 5 giugno il silenzio nell’auditorium del liceo di Ghilarza è stato assordante. La mattina per gli studenti e la sera aperto a tutti. Un padre, con a fianco sua moglie, mette a nudo la sua vita e si racconta. Il viso scavato dal dolore. Una notte e la storia di tutta una famiglia è stata tragicamente stravolta. Emanuele, il figlio di soli 16 anni, durante una festa, dopo l’assunzione di un allucinogeno, si butta nel fiume Chiese il 24 novembre 2013. Siamo in un paese vicino a Brescia. Da allora papà Gianpietro non si è dato pace. Un uomo al bivio, tra la follia e la ricerca di una strada. E’ lo stesso figlio che in sogno gli indica la rinascita: aiutare tanti altri ragazzi a non buttare via la vita. La risposta è stata anche la Fondazione “Ema PesciolinoRosso”. Finora 1400 incontri in scuole, oratori, associazioni. 140.000 giovani hanno conosciuto la storia di Emanuele e quella di due genitori che hanno trasformato la morte del loro figlio in un fiume di vita. Emanuele vive ancora; negli abbracci di tutti i ragazzi sentono quello del loro figlio.

gianpietro ghidini ghilarza

Si commuovono tanti alunni dopo l’incontro, in quelle lacrime si legge tutta la loro fatica di crescere, la paura di sbagliare e di prendere strade senza uscita. I loro sorrisi comunicano la gratitudine per una vera lezione di vita. Ancora due parole, un dialogo a due nel silenzio di una sala ormai vuota…

Da quel giorno infinite domande, quali sono ancora oggi i dubbi e i rimpianti di papà Giampietro?

I rimpianti sono un po' legati ai sensi di colpa che non ho più perché quelli ti uccidono. Ho solo un rimpianto, l’unica cosa che cambierei è quel pomeriggio in cui, forse, l’universo mi aveva dato l’occasione per salvare mio figlio, prima che lui andasse a quella festa. Ero tornato a casa, l’avevo visto più serio e gli ho chiesto di parlare, ma subito dopo mi sono ricordato di un appuntamento al quale non potevo mancare. Ho guardato l’orologio e sono arrivato puntuale e, invece, ho fatto tardi con mio figlio, per sempre.

Un immenso dolore è stato trasformato in una scommessa di vita. In che cosa sei cambiato?

Da ragazzo avevo individuato la mia “ghianda” per usare un’espressione tratta dal libro di Hillmann, la mia essenza, la mia dimensione profonda. Poi sono cambiato inseguendo obiettivi sbagliati: il denaro, il successo, la carriera. Emanuele è stato quel vento talmente potente che ha spazzato via gli strati di cenere nella quale avevo sepolto la mia ghianda, mi ha riportato all’essenza. Più che un cambiamento, una rinascita è stato un ritrovare me stesso. Purtroppo ho dovuto pagare un prezzo altissimo e io vado in giro tutti i giorni per dire agli altri di svegliarsi prima. I segnali ci sono, non fate come me. Bisogna imparare a mettere i tasselli in ordine nella nostra vita secondo la nostra coscienza.

gianpietro ghidini ghilarza 2

Quanto ha contato la fede per te?

A un certo punto della mia vita cercavo risposte razionali all’esistenza di Dio e sono andato in crisi. Oggi mi sento vicino a Dio come non mai. Ho capito che se c’è un Dio non è lontano, ma dentro di noi. Dio è aggrappato alla nostra coscienza. Possiamo metterci le maschere e sfuggire agli altri, ma non a noi stessi e a Dio. Dove lo cerco ancora? Dentro di me, ma soprattutto nel rapporto con gli altri. In una persona che soffre, nei disperati che hanno perso tutto e si rialzano. Dio è l’amore che fluisce tra di noi. Quando facciamo cose indegne Dio non è con noi perché blocchiamo quell’Amore . Quando proviamo odio, rabbia, vendetta, noi ci smarriamo.

EmaPesciolinoRosso è una fondazione per i giovani. Quali attività promuove oltre agli incontri?

I testimoni sono tanti, ognuno con una storia: Carolina Bocca counselor che ha salvato il figlio dalla droga; Marcello Riccioni, un professore di Emanuele che sa accendere il cuore degli studenti; Tony Bertasio, osservatore calcistico e padre del migliore amico di Emanuele; Silvia Gentilini, scrittrice con una storia di abusi da un padre terribile, ma anche di rinascita; Roberto Berruti, il don Bosco dei nostri tempi che accoglie giovani in difficoltà. Vogliamo essere messaggeri di speranza. Non vogliamo fare lezioni ma raccontare che anche dal dolore più grande possiamo rimetterci in piedi, questa è la nostra sfida. Abbiamo attività editoriale, finora 7 libri. Danno continuità agli incontri. Oggi il male lavora bene attraverso i telefonini, i social… Noi teniamo tanto alla lettura dei libri da parte dei ragazzi. Teniamo anche dei corsi, per esempio, sull’autostima. Il nostro Roberto Riccioni ha salvato tante ragazze dall’anoressia. Ho un sogno: attualmente lavoro nel settore fotovoltaico e vorrei coinvolgere tanti giovani proprio nel campo delle energie pulite. Renderci indipendenti con il sole. La Sardegna è perfetta!

gianpietro ghidini ghilarza abbraccio

Cosa vorresti che restasse di ciò che hai detto ai tanti Emanuele che hai incontrato?

Credete in un grande sogno. Non abbiate pura di sbagliare. Preparatevi, impegnatevi, perché ognuno di noi ha un motivo grande per essere qui e non può spegnersi buttandosi nel divano con un telefonino in mano. La rivoluzione R.A.P.P.

 R come Ringrazia ogni giorno per quello che hai, A come Ama gli altri, P come Preparati con passione, P come Perdona.

Ci salutiamo, un altro anno scolastico è volato… Ogni attimo, ogni volto ha avuto un senso e noi siamo solo cercatori.

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