Sabato, 16 Maggio 2026

 

Oristano ha reso un doveroso omaggio alla produzione ceramica di Antonio Corriga. Una produzione oggi quasi sconosciuta, che la comunità riscopre a distanza di circa settant’anni dalle ultime realizzazioni del Maestro: ceramiche segnate dall’estro creativo di un grande artista che, attraverso la pittura, ha contribuito a costruire un’interpretazione e un’identità indelebili della Sardegna. Antonio Corriga arriva a Oristano nel 1948, dopo aver concluso gli studi a Firenze nel 1946.

La sua formazione si consolida presso un’importante fabbrica di Sesto Fiorentino, dove lavora come operaio decoratore. Quando rientra in Sardegna ha già maturato un’idea di ceramica intesa come scultura, bella e inutile, non come oggetto d’uso quotidiano. A Oristano sperimenta forme inedite per la Sardegna degli anni Quaranta e Cinquanta, modelli che non trovano riscontro nella produzione regionale. Le sue creazioni sono inizialmente prive di decori: non sono ceramiche tradizionali sulle quali dipingere a freddo, ma oggetti destinati alle case della borghesia, maioliche realizzate con le argille caoliniche di San Giovanni di Sinis, opere d’arte belle in sé e per sé, la cui unica funzione è adornare la casa.

Non troveranno un mercato sufficiente e Corriga, lentamente, ripiegherà su modelli più convenzionali, funzionali e riconoscibili dal gusto della società. Ideatore dell’Istituto Statale d’Arte di Oristano, sorto nel 1961, e precursore di nuovi linguaggi, non fu compreso né ripagato dal suo tempo.

Oggi, però, la sua città di adozione, dove ha trascorso quasi tutta la vita, gli ha restituito il giusto tributo. Nei locali di Palazzo Arcais, infatti, venerdì 17 aprile è stato celebrato il suo impegno di ceramista con un’ampia esposizione di quaranta pezzi, realizzati tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta.

La cerimonia di apertura si è svolta in un clima di attesa e vivace curiosità, preceduta dalla performance, tra canto e voce recitante, di Ambra Pintore, accompagnata dal musicista Roberto Scala. Sono intervenuti la figlia dell’artista, Sabina Corriga, il sindaco Massimiliano Sanna, l’assessore alla Cultura Simone Prevete, che ha fortemente voluto la mostra, Maria Delogu, segretaria particolare dell’assessorato regionale alla Cultura Ilaria Portas, Antonio Iatalese, fresco di delega alla Cultura per la Provincia di Oristano, e Antonello Carboni, co‑curatore assieme alla figlia del Maestro. Per l’occasione abbiamo avuto la possibilità di porre qualche domanda a Sabina Corriga.

Cosa lascia suo padre in eredità alla comunità?

Lascia un insegnamento importantissimo, che temo negli anni si stia perdendo... Pur non essendo oristanese di nascita, ha amato talmente tanto questa città da fare di tutto perché crescesse culturalmente. Nel momento in cui non si ama il bello e non lo si sperimenta, la città muore.

In che modo ha iniziato a interagire con la città?

Organizzò corsi per i figli dei figoli, perché quello era un mondo destinato a estinguersi. Mio padre sperava che la loro arte si rinnovasse, magari utilizzando le stesse forme della tradizione, ma aggiungendo almeno la decorazione, così che le terrecotte potessero trovare un mercato alternativo a quello domestico.

Come ha vissuto suo padre il capitolo dedicato all’arte ceramica?

Lo ha sempre ricordato con estrema nostalgia, ma è anche il periodo in cui si è divertito di più. Ha sperimentato moltissimo, e pochi attribuirebbero a Corriga questo lavoro, conoscendolo soprattutto per le sue processioni e altri temi a lui cari. Non ho mai capito perché abbia smesso di praticare questa nobile arte.

Un’ultima domanda: che padre è stato Antonio Corriga?

Non è stato un padre ingombrante. Era molto presente, nonostante gli impegni, ed è riuscito a creare una famiglia meravigliosa. Forse solo da adulta mi sono resa conto dell’importanza della sua attività e della stima che lo circondava. I miei genitori mi hanno lasciato valori fondamentali: il rispetto e l’onestà.

A.C.


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