Mercoledì, 27 Maggio 2026

 

Da qualche settimana i campionati dilettanti e giovanili sardi di calcio hanno fatto il giro di boa. Abbiamo chiesto di aiutarci a conoscere il punto della situazione a Nicola Battolu, 44 anni, tra i più giovani allenatori del nostro territorio, mister dell’Arborea, società che milita in Promozione.

Prima di tutto ci aiuti, con una battuta, a dare uno sguardo generale sul territorio: come sta il calcio di casa nostra?

Il calcio gode di buona salute, continua a essere un’occasione di aggregazione sociale e un punto di ritrovo per le comunità che si riconoscono nelle squadre del proprio paese.

La squadra arborense più alta di categoria è il Ghilarza. Come sta andando il suo campionato in Eccellenza?

Il Ghilarza sta vivendo un momento delicato: dopo anni di campionati ai vertici, quest’anno la società ha deciso di cambiare tanto e puntare a conservare la categoria. Attualmente occupa l’ultimo posto ma la squadra è viva, lotta. Si trova ad affrontare un campionato difficilissimo: per la prima volta, dopo tanti anni, la Federazione ha eliminato l’obbligo di schierare i fuoriquota e, per questo, il livello si è ancora sollevato. Il Ghilarza ci proverà fino alla fine.

Scendiamo di categoria: come vanno le nostre squadre in Promozione?

La categoria, divisa in due gironi, vede al via diverse squadre del territorio. Nel girone Sud, c’è la mia squadra, l’Arborea, poi la Tharros e il Terralba: quest’ultima, molto ambiziosa a inizio anno, sta disputando un campionato al di sotto delle attese. La Tharros, dopo la retrocessione, si è riorganizzata in maniera egregia e sta disputando un buon campionato. Per quanto ci riguarda, il campionato è in linea con le attese: su una rosa di 25 giocatori abbiamo 19 ragazzi di Arborea e dei paesi limitrofi e di questo ne andiamo fieri. I ragazzi di fuori ci stanno dando una grande mano e si stanno integrando in maniera eccellente: l’obiettivo è mantenere la categoria senza patire come lo scorso anno. Nel girone nord, le nostre squadre sono un po’ più in difficoltà, con l’Abbasanta che, dopo il mezzo miracolo dello scorso anno, si trova ora in ultima posizione nonostante non manchi il grande impegno di dirigenti, staff e giocatori. Il Tonara, dopo la partenza difficile, si è rimessa un po’ in carreggiata e punta alla salvezza. L’Ovodda invece, anche quest’anno sta disputando un buon campionato di centro classifica.

Anche nei campionati di prima, seconda e terza categoria ci sono diverse società che fanno parte del territorio arborense. C’è qualche squadra che si sta distinguendo?

In prima categoria il Samugheo sta facendo benissimo: è in testa alla classifica con merito e con margine rispetto alle inseguitrici e punta al ritorno in Promozione. Più complicato il campionato della Sanverese e del Santa Giusta, che tentano di mantenere la categoria, anche se debbo dire che quest’ultima si è rafforzata a dicembre e ora sta disputando un ottimo campionato. Cerca la salvezza la Paulese, in difficoltà il Ruinas.

In seconda categoria giocano tante squadre del territorio arborense e quella che sta facendo meglio è senza dubbio la San Marco Cabras, squadra blasonata che tenta di tornare in prima categoria: attualmente occupa la prima posizione. Una menzione speciale merita la terza categoria, campionato nel quale milita anche la Virtus Villaurbana, squadra che seguo sempre con piacere e che, dopo anni difficili, ha rimesso in piedi un bel progetto sportivo e sociale.

La sua gavetta da allenatore è partita dal settore giovanile. Com’è oggi l’attuale situazione tra i più piccoli?

Mi fa piacere ricordare di avere seguito tutte le categorie giovanili, dai pulcini fino alla juniores, motivo per il quale seguo sempre con attenzione tutte le vicende dei ragazzi. Nel nostro territorio ci sono certamente alcune realtà di alto livello: Solarussa, Simba e Tanca Marchesa disputano i massimi campionati regionali, ma in generale ci sono tante belle realtà giovanili. Le difficoltà sono tante, dovute in parte alla diminuzione del tasso di natalità ma, a mio avviso, in particolare anche ai cambiamenti culturali della nostra società: i ragazzi non sono più abituati a praticare, come un tempo, lo sport di strada, ma si limitano alla pratica dello sport due volte a settimana, per un’ora e mezzo, quando va bene. Non c’è più quella passione di una volta, responsabilità che in gran parte addebito a quei genitori che vedono lo sport non come un momento di crescita culturale ma come un’occasione per far fare carriera ai propri figli.

A.D.


 

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