Oggi parleremo dei tumori del fegato, in particolare della forma più frequente: l’epatocarcinoma, uno tra i tumori più aggressivi e difficili da curare.
* di Alessandro Cabiddu, medico
L’epatocarcinoma, o i tumori del fegato in generale, sono molto diffusi?
L’epatocarcinoma è il tumore epatico più diffuso (90% dei tumori totali del fegato), quindi ci riferiremo soprattutto a questo. A livello mondiale è il sesto tumore più frequente e il terzo per mortalità. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 13mila tumori epatici con un’incidenza doppia nel sesso maschile.
Quali sono le cause dell’epatocarcinoma?
Sono diverse: l’epatite cronica di tipo B e di tipo C sono le cause principali. Per quanto riguarda l’epatite B la vaccinazione obbligatoria introdotta nel 1991 consentirà di ridurre nel tempo l’insorgenza del tumore epatico (nei prossimi anni ci saranno molti casi dovuti al contagio in epoca prevaccinale), mentre per l’epatite C non esiste la vaccinazione ma ci sono farmaci efficaci per eradicare il virus ed evitare così l’evoluzione verso il tumore. Il problema si pone soprattutto per i Paesi più poveri, dove le vaccinazioni e le cure scarseggiano. Altre cause di tumore epatico sono l’abuso di alcol, un’eccessiva sedentarietà e un’iperalimentazione. Queste ultime determinano la cosiddetta MASLD, un acronimo che indica la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, in cui sia la scarsa attività fisica sia un eccessivo introito di calorie determinano, nel tempo, una condizione più severa chiamata MASH, altro acronimo che indica la steatoepatite associata a disfunzione metabolica. Quest’ultima condizione, come detto, è più grave perché porta ad avere processi infiammatori e fibrosi (cirrosi) che compromettono la funzionalità epatica fino allo sviluppo di un tumore epatico.
Quali sono le cure per questo tipo di tumore?
È un tumore molto difficile da curare per diverse ragioni. In primis non si riscontrano sintomi se non in una fase avanzata della malattia (stanchezza, dimagrimento, dolore al fianco dx, ittero, perdita di appetito), quindi la diagnosi è tardiva (mediante ecografia, TC ed esami del sangue) e l’eventuale scoperta precoce della stessa avviene spesso in modo casuale, eseguendo esami per altri motivi oppure perché si eseguono periodicamente controlli correlati all’epatite cronica. Per questi motivi la sopravvivenza a cinque anni dalla malattia è bassa, circa il 22% dei casi. Questo implica difficoltà anche nella terapia, perché per le fasi avanzate del tumore epatico le opzioni terapeutiche sono limitate. Se, al contrario, la diagnosi avviene nelle fasi iniziali, le opzioni terapeutiche sono diverse e offrono buone prospettive di vita al paziente.
Quali opzioni abbiamo?
Sono le seguenti: rimozione chirurgica, termoablazione e chemioembolizzazione (con distruzione delle cellule tumorali), trapianto epatico. Quest’ultimo è il trattamento più efficace, ma non si può effettuare in tutti i pazienti, in quanto ci sono criteri correlati allo stadio della malattia e al paziente che bisogna valutare. Non essendo state individuate mutazioni genetiche che possono essere colpite da farmaci specifici quest’opzione viene esclusa, così come è stata accantonata la chemioterapia, che qui non agisce. Per le forme avanzate, si stanno utilizzando con buoni risultati (efficaci nel 20% dei casi) associazioni tra farmaci che bloccano l’angiogenesi (lo sviluppo di vasi sanguigni utilizzati dal tumore per progredire) e immunoterapici, che stimolano il sistema immunitario.
Le recidive nell’epatocarcinoma sono frequenti?
Purtroppo sì, nell’80% dei casi. Questo perché, pur rimuovendo la massa tumorale, anche il tessuto epatico apparentemente sano può avere alterazioni non visibili (come iniziale cirrosi) che col tempo evolvono in tumore. Quindi la rimozione di cellule tumorali non esclude che ne possano comparire altre. Anche per quanto riguarda l’efficacia della terapia farmacologica bisogna evidenziare che la cellula tumorale è in grado di modificarsi nel corso del tempo, con mutazioni associate. Per questo un farmaco che inizialmente risulta efficace poi, col tempo, può non esserlo. Per concludere, voglio far passare un messaggio importante racchiuso nel termine prevenzione. Portare avanti un regime alimentare sano (come la dieta mediterranea), evitando l’eccessivo introito calorico e l’abuso di alcol, in associazione con un’attività fisica regolare, tende a ridurre lo sviluppo di questo tumore.
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