Sabato, 02 Maggio 2026

Questa è la storia di un ventisettenne di Santa Giusta, andato via dalla sua terra a diciotto anni per studiare l’inglese e rincorrere il sogno di diventare pianista...

a cura di Alessia Andreon

Dopo aver vissuto in America e studiato e insegnato a Rovigo, si è trasferito a Budapest per frequentare un master nella nota Ferenc Liszt Academy of Music.

Si chiama Andrea Scano e ha iniziato da poco a insegnare pianoforte nella scuola civica di Marrubiu. In questa intervista ci racconta come mai ha scelto di rientrare nell’isola e quanto è stato difficile coltivare la passione per la musica.

Andrea, sei uno dei tanti ragazzi della Generazione Erasmus, come hai trovato la forza di partire?

Appena finito le superiori ho iniziato a fare i classici lavoretti estivi e, tramite questi, ho avuto l’occasione per andare a Newport, nel Rhode Island, come ragazzo alla pari. Sono partito principalmente perché volevo imparare la lingua e per studiare con il pianista Michael W. Johnson, che ha acceso la mia vocazione per il jazz. In tre mesi di permanenza ho potuto viaggiare molto all’interno degli Usa e questo mi ha dato la possibilità di aprire la mente a nuove esperienze e imbattermi in qualche jam session, sentendo per la prima volta suonare dal vivo il vero jazz americano.

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Cosa ti sei portato in valigia oltre all’esperienza del viaggio e alla conoscenza della lingua?

Quando sono rientrato ho proseguito il percorso di avvicinamento al jazz, al quale ha contribuito sicuramente il M° William Jefferson Edes Jr, un amico di famiglia, che è stato il mio primo insegnante e mi ha spronato a proseguire negli studi, accompagnandomi anche alle audizioni al Conservatorio di Rovigo. Nel 2016, dopo la laurea di primo livello, ho vinto una borsa di studio nel dipartimento jazz di Music &performing Arts, dove ho potuto conoscere e approfondire nuovi stili musicali con il pluripremiato pianista Kálmán Oláh a Budapest. Avevo già avuto la possibilità di conoscerlo perché aveva fatto un workshop qualche anno prima a Rovigo ma lui non si ricordava affatto di me, quindi ho deciso di parlarci e così ha preso in considerazione la mia domanda di Erasmus. Son stato fortunato perché scelgono uno studente all’anno.

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La tua tesi di secondo livello si intitola Bach &Bartok: quando la musica classica incontra il jazz; come si conciliano classica e jazz secondo te?

È complicato, bisogna cercare di sviluppare le idee dei compositori classici trasformandole in chiave moderna senza però snaturarli. Gli elementi della classica vanno preservati, ciò significa riarmonizzarli, cambiando gli accordi ma rispettando la melodia.

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Come mai sei tornato?

Perché non mi sentivo a casa. Quella non la sentivo come tale. A prescindere dal concetto di casa che per me è ovunque se ti senti bene, volevo tornare ad uno stile di vita più tranquillo; non ci sono solo il lavoro e la musica, c’è la famiglia, la natura, una vita molto più serena e anche le opportunità di lavoro ci sono, grazie alle scuole civiche.

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Che ruolo gioca l’improvvisazione nella composizione?

Già da quando avevo cinque anni suonavo ad orecchio, cercando di riprodurre quello che ascoltavo alla tv. Quando ho iniziato a studiare classica mi sono scoraggiato perché vedevo il percorso troppo lungo e noioso; solo quando ho trovato il metodo adatto a me ho deciso che sarebbe stato il mio lavoro. Il M° Edes mi ha insegnato una cosa importantissima che spesso molti pianisti sottovalutano: scomporre ogni accordo e analizzarlo; questo processo aiuta a conoscere l’armonia e a suonare qualunque brano senza spartito. La melodia è il centro della musica anche nella composizione. L’armonia viene naturale e funziona se è ben articolata, cioè non è scontata o già sentita. Parafrasando il filosofo Aristotele, noi siamo quello che ascoltiamo, quindi è quasi impossibile creare qualcosa di totalmente originale perché nel nostro orecchio c’è tutta la musica che conosciamo. L’improvvisazione è una variazione della melodia: la composizione è un’improvvisazione lenta mentre l’improvvisazione è una composizione veloce. Scrivendo una buona melodia quindi facciamo una buona improvvisazione e quindi la composizione è buona per forza. Questi tre elementi sono estremamente concatenati. Se la melodia non è buona è una forzatura e a rimetterci è la musica stessa.

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