Giovedì, 23 Maggio 2019

Progetto1

L’intervista di questa settimana ci porta a conoscere un oristanese di 31 anni, Andrea Palmas, che svolge in città un mestiere davvero particolare, il liutaio...

a cura di Alessia Andreon

Andrea lavora costantemente a contatto con i musicisti. Il suo lavoro consiste, infatti, nel creare gli strumenti musicali, dando loro forma e colore. È un lavoro a metà tra il falegname e il designer, dato che disegna personalmente tutte le sue creazioni. Innanzi bisogna chiedergli:

Andrea, come hai deciso di fare il liutaio?

È stata una decisione inaspettata; dopo il liceo scientifico mi sono iscritto per due anni in ingegneria biomedica, poi in psicologia, ma sentivo che non era la mia strada. La folgorazione per questo lavoro è nata tra febbraio e giugno del 2010, quando ho iniziato a bazzicare a Solanas nella liuteria di Fabio Montis. Così ho pensato che potevo fare qualcosa che riguardasse la chitarra, senza fare il musicista. Avrei voluto frequentare un corso di liuteria tenuto da Galeazzo Frudua, che è un guru per questo mestiere, ma i costi erano davvero elevati; ho scoperto però che lui stesso aveva studiato alla scuola Stradivari di Cremona e quindi sono partito. Ho studiato liuteria classica, frequentando solo le materie professionalizzanti, come verniciatura, restauro e ovviamente strumento: violino. Mi è piaciuto immediatamente e avevo riscontri positivi anche dai miei insegnanti, tanto che, a mia insaputa, Claudio Amighetti, il mio maestro del quinto anno, mi ha proposto per una borsa di studio della Fondazione Cologni dei Mestieri d’arte di Milano che ho vinto; cosi sono andato a costruire chitarre classiche in Molise con il maestro Camillo Perrella, che è un vero genio della liuteria classica. Nel 2015 sono rientrato ad Oristano e ne ho fatto una professione.

Ci vogliono competenze specifiche?

Essere un chitarrista, anche se autodidatta, in una certa misura mi aiuta a capire meglio cosa deve avere uno strumento; devi ovviamente possedere anche nozioni di musica e armonia. In Sardegna siamo circa una decina perché c’è poca tradizione nella costruzione degli strumenti, ma nel resto dell’Italia è una professione molto più diffusa.

Andrea Palmas liutaio oristano 2

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Sto cercando di dedicarmi quasi esclusivamente alla costruzione e riparazione di chitarre elettriche perché si può sperimentare di più anche nella scelta dei legni: è un lavoro molto creativo. Cerco di seguire la mia inclinazione personale nel creare dal nulla e di vendere la mia idea, i miei modelli, forme e progetti. Preferisco cercare il compromesso anche nelle richieste più originali, tenendo il mio stile e proponendo al cliente una vasta scelta nella personalizzazione. Il mio obiettivo è creare una sorta di brand, che renda immediatamente riconoscibili le mie chitarre da alcuni particolari. Le più richieste sono rivisitazioni di chitarre famose, come le Fender. La mia convinzione è che i legni siano il motore dello strumento, anche se è elettrico, e dato che per costruire una chitarra si usa un legno duro per il manico e uno morbido per il corpo, cerco di dare la mia impronta nella scelta utilizzando prevalentemente acero dei Balcani e palissandro indiano o brasiliano per i manici mentre per il corpo preferisco legni classici come il frassino, la cedrella e il mogano, ma utilizzo anche l’acero marezzato, l’amaranto e zebrano per gusto estetico.

Prevalentemente chi ti chiede una chitarra artigianale?

La clientela è di fascia media perché una chitarra di questo tipo è un investimento anche in termini economici; di solito arrivi a comprare una chitarra fatta a mano quando hai già anni di studio alle spalle e sai cosa vuoi da uno strumento. Il mio lavoro è dato dall’incontro tra i desideri del cliente e le mie idee. Un professionista magari vuole uno strumento più performante e di alta qualità rispetto a quelli di fabbrica; ci sono poi i chitarristi non professionisti che vogliono ottenere dallo strumento un certo suono e gli amatori che magari desiderano avere quello uguale ad un determinato chitarrista.

Grazie Andrea per averci aperto le porte del tuo laboratorio e averci svelato qualcosa su questo affascinante lavoro.

Photo credits: Alessia Andreon

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