Lunedì, 13 Luglio 2020

Progetto1

Do you speak English? La domanda è nuovamente attuale, da quando l'Istituto INVALSI ha divulgato, nei giorni scorsi, il Rapporto Nazionale Prove INVALSI 2019, una specie di almanacco che raccoglie le statistiche sulle competenze degli studenti nel Bel paese...

a cura di Alessio Cozzolino

Tra i contenuti del Rapporto 2019, ci sono i dati sull'apprendimento dell'Inglese al termine del Secondo Ciclo di Istruzione.

Dall' anno scolastico 2018/2019, l'Istituto INVALSI ha introdotto, per la prima volta, una prova standardizzata censuaria di Lingua Inglese da sottoporre agli studenti al quinto anno della Scuola Secondaria di Secondo Grado e che verifica le loro capacità ricettive. Copre i livelli B1 e B2 del QCER e si svolge in modalità Computer Based.

Ma qual è stato il risultato di questa new entry nel panorama dei quiz standardizzati? A una prima analisi, un flop. L’Arborense ne ha parlato con Jacopo D'Andria Ursoleo. Autore prolifico ed esperto di Language Testing, si occupa da anni di didattica della Lingua Inglese nella Scuola Secondaria, firmando manuali scolastici di successo per le più famose case editrici del settore (Oxford University Press, Mondadori/Macmillan Education, Zanichelli editore, Helbling Languages, Pearson Italia, ELI-La Spiga edizioni). Il suo obiettivo? Svecchiare l'insegnamento dell'Inglese nelle Scuole Italiane.

Quali criticità nell'insegnamento dell'Inglese nella Scuola Secondaria di Secondo Grado sono emerse dalle rilevazioni INVALSI?

La situazione che è emersa dalle Prove INVALSI di Inglese fa presagire un quadro preoccupante, sia a livello nazionale che a livello delle macro-aree regionali. Il 65% degli studenti italiani al quinto anno della Scuola Superiore non raggiunge il livello di uscita B2. Per quanto riguarda le macro-aree, i dati sono ancor meno confortanti. È un report critico perché, mentre l'Inglese - “passaporto” per il Mondo di oggi - sta acquisendo un ruolo sempre più importante, cresce di pari passo il numero di alunni (ragazzi brillanti) che rischia di venire ‘tagliato fuori’ da occasioni di studio, lavoro e crescita personale a causa della sua idiosincrasia per l’Inglese. Questo mi spaventa.

Perché i risultati dei test cambiano notevolmente da una regione all'altra?

Reputo il sistema scolastico italiano un'eccellenza, e i docenti nostrani i migliori, dunque non parlerei mai di una ‘carenza dell'insegnamento’ su base regionale per giustificare le disomogeneità rilevate. Invece di ‘puntare il dito’, bisogna fare i complimenti a quel mezzo milione di studenti che ha diligentemente partecipato alle Prove INVALSI e ai loro insegnanti, che li hanno preparati strenuamente e con dedizione. Ecco perché, a mio avviso, per riscattarsi dal risultato delle Prove INVALSI di Inglese, bisogna progettare un intervento migliorativo su scala nazionale, senza incolpare né i ragazzi né una categoria professionale che si dedica, anima e corpo, alla formazione ed alla crescita personale e umana dei nostri giovani.

L'INVALSI di Inglese costituisce una certificazione linguistica?

No, ad oggi no. La prova INVALSI di Inglese non testa le abilità espressive dello studente, imprescindibili per consentire l’emissione di una certificazione linguistica affidabile e completa. Nulla toglie che la Prova INVALSI di Inglese possa trasformarsi in una certificazione ‘vera e propria’ in un futuro prossimo. Finché è possibile accordarsi sui criteri per valutare in modo standardizzato la conoscenza di una lingua straniera, tutto è fattibile.

 Qual è un buon modo per favorire il processo di apprendimento dell'Inglese?

Un buon modo per farlo è, certamente, incuriosire i ragazzi. Viviamo nel 2019, nell'epoca del digitale, e non è pensabile annoiare gli studenti. La più grande sfida per noi autori di libri di testo è trovare il perfetto equilibrio tra insegnamento e divertimento. Senza mai dimenticare che il fruitore ultimo del libro è un giovane, nel pieno del suo processo di maturazione. Perciò è una sfida che non possiamo permetterci di perdere.

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