Il Museo Diocesano Arborense ha dato avvio alla nuova programmazione 2025, attraverso due mostre d’arte contemporanea, che pongono entrambe l’accento sull’uomo.
* di Antonello Carboni
In che modo Orizzonti, collettiva alla quale partecipano circa 20 artisti, e Mímesis, personale del cagliaritano Marcello Simeone, riescono a dialogare e trovare un punto di confronto e di contatto fra loro? La prima organizza lo sguardo dello spettatore su una capacità funzionale del vedere elementare, come atto puro della percezione visiva immediata che concentra sulla linea dell’orizzonte, appunto, le proprie attenzioni: dunque riproduzioni della realtà per come sono o per come sembrano, nella loro espressione mimetica, intesa in origine da Platone quale imitazione della realtà.
Marcello Simeone pratica la stessa elaborazione concettuale ma attraverso forme diverse della mímesis, che non sono la fotografia o la pittura, ma una corrente dell’arte contemporanea, nata negli anni sessanta, che si chiama Fiber Art, per mezzo della quale l’artista riproduce metaforicamente la propria realtà, il proprio orizzonte sociale percepito.
Ciò che ne viene fuori percorrendo questo labirinto delle sale del nostro museo, l’Aula Magna e la sala Mythos, è un cammino di riflessione su temi importanti come la Giustizia e la Temperanza. Complessivamente ci sono circa 150 opere da osservare, e ognuna crea uno stato di meditazione che porta a interrogarci sui nostri orizzonti attuali e su quelli possibili, sul senso di giusto e di sbagliato, su quanto la nostra sete di narcisismo possa influire sull’esperienza di giustizia in relazione al limite che probabilmente vorremmo collocare sempre più in là.
L’orizzonte è un limite che dobbiamo imparare a rispettare, ad accettare, non solo geograficamente ma moralmente, per arrivare a compiere il bene che vogliamo e non a fare il male che non vogliamo. Papa Francesco, durante ogni Angelus, non perde occasione di ricordare le atrocità dei conflitti, il genocidio, invita a pregare perché le sorti del mondo guidate dai potenti possano veramente andare nella direzione del Giusto e dell’amore.
E in questa riflessione ci perdiamo nel corposo lavoro di Simeone, denuncia di un mondo fatto di specchi, di illusioni, di apparenti bellezze. Tra le tante, merita particolare attenzione l’opera Up to you, un’installazione costituita da una cornice vuota nella quale poter scorgere oltre la violenza dell’aver superato il limite: troviamo sospeso un tondo di orbace finemente decorato, con motivi secessionisti, al cui interno sono presenti solo proiettili di una pistola.
Per il visitatore è certamente una posizione scomoda da assumere, ma necessaria per non dimenticare di cedere alla vanità, alla vacuità, e guardarsi in quello specchio vuoto, riflesso di un mondo occidentale che sembra conoscere sempre lo stesso linguaggio di violenza che tutto appiana con il suo metodo.
Per fortuna l’artista ci offre anche un’altra prospettiva per acquisire maggiore consapevolezza del nostro ruolo, collocando oltre la cornice una seconda sedia, che invita l’altro a confrontarsi, sedendosi a guardare in faccia il suo interlocutore attraverso la cornice opposta, immaginando di trovare sé stesso, in quanto uomo, oltre l’opera ma appunto diverso da sé. Insomma non basta voltare le spalle ai proiettili per continuare a vivere in questo eldorado apparentemente fantastico in cui l’estetica ha preso il sopravvento sui basilari valori etici condivisi.
Per vivere in un mondo di pace è necessaria la nostra partecipazione in prima persona, non la nostra esclusione di responsabilità. Questo è il nostro Orizzonte da raggiungere. Le mostre restano aperte fino ai primi di marzo.
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