Si racconta che durante una cupa giornata di fine dicembre del 1960, Karim Aga Khan abbia percorso, per la prima volta, le strade sterrate di Monti di Mola, un tratto di terra gallurese a ridosso del mare, fino ad allora destinato a pascolo di animali.
* di Daniele Manca
Era venuto a verificare l'investimento propostogli da alcuni amici miliardari a caccia di iniziative imprenditoriali. L’effetto fu devastante. Arrivato lì ebbi l'impressione di essere stato ingannato, racconterà molti anni dopo il Principe. Era come una riserva di caccia: non c'erano case, non c'era acqua corrente né elettricità, né industrie di alcun tipo. Ero infelice di aver investito in quel posto. Non fu amore a prima vista, dunque, ma Karim tornò presto in Gallura e si innamorò di quelle spiagge incontaminate e sconosciute che, grazie a lui, sono diventate la Costa Smeralda oggi nota in tutto il mondo.
Il Principe Karim Aga Khan, scomparso il 4 febbraio scorso a Lisbona, all’età di 88 anni, considerato diretto discendente del profeta Maometto, era il 49mo Imam dei musulmani ismailiti, la seconda più grande comunità islamica sciita dopo quella iraniana: 15 milioni di fedeli in 28 Paesi del mondo, molto diffusa attorno alle tormentate montagne tra Pakistan, Afghanistan e Cina. Un islamismo moderato, aperto e tollerante e per questo non molto amato dalle altre comunità musulmane, che dispone di ingenti risorse economiche, frutto di donazioni dei fedeli e avveduti investimenti, destinate a importanti iniziative di sviluppo sociale, istruzione, sanità e assistenza in varie parti del mondo.
Karim ricevette il titolo direttamente da suo nonno quando aveva appena vent’anni. Nato a Ginevra nel 1936, aveva frequentato le scuole più esclusive e calcato il jet set internazionale più rinomato tra Londra e Parigi. Il merito di avergli fatto conoscere la Sardegna (perché di merito si tratta) fu di un distinto banchiere inglese, John Duncan Miller, che aveva scoperto quasi per caso le insenature galluresi durante la campagna contro la malaria negli anni cinquanta. Ne parlò ad amici facoltosi, tutti grandi amanti del mare e pronti a investire soldi in nuovi affari e presto anche l'Aga Khan fu coinvolto nel progetto.
Anzi, dopo aver acquistato un centinaio di ettari da alcune storiche famiglie di possidenti di Arzachena che non apprezzavano quei terreni sulla costa perché poco adatti alla pastorizia, il Principe divenne l'anima dell'iniziativa. Il resto della storia è noto.
Colto, lungimirante, sensibile all'ambiente, coinvolse nel progetto alcuni fra i migliori architetti del momento, molti dei quali suoi amici, a cui chiese di progettare alberghi e ville nel rispetto della natura e delle tradizioni locali, dando vita a costruzione belle e non invadenti che ben presto furono il rifugio estivo di industriali, finanzieri e artisti di mezza Europa creando un Consorzio che imponeva regole edilizie vincolanti e uniformi.
Grazie a lui nacquero hotel di lusso rinomatissimi, lo Yacth club Costa Smeralda, la scuola alberghiera di Arzachena, addirittura un aeroporto, quello di Olbia, una compagnia di bandiera, Meridiana, che collegava Olbia e la Sardegna al resto d'Italia, eventi sportivi di rilevanza mondiale. Per Olbia e la Gallura fu la svolta e l'inizio di un periodo di sviluppo economico che dura tuttora. Alcuni (pochi per la verità) non riconoscono meriti particolari all'Aga Khan. È un giudizio che non condividiamo.
Senza considerare i tantissimi interventi benefici realizzati dalle istituzioni e fondazioni da lui presiedute in giro per il mondo a favore di poveri e diseredati, e senza dimenticare errori ed eccessi anche in Costa Smeralda, Karim amava davvero la Sardegna e i sardi.
Ed è innegabile che sia stato il primo a immaginare e realizzare uno sviluppo urbanistico e turistico rispettoso dell'ambiente e delle tradizioni locali, a indicare un percorso generalmente considerato corretto e foriero di crescita economica e sociale, disatteso in altre coste della Sardegna, anche non molto lontano dalle nostre parti, dove sono nate borgate turistiche brutte, disordinate e polverose che in certi casi ospitano solo qualche pizzeria e una gelateria. I sardi, in realtà, l'hanno sempre capito e apprezzato.
Gli abbiamo voluto bene, con discrezione e rispetto, ma con affetto sincero. E bene ha fatto la Regione a decretare il lutto regionale per la sua scomparsa. Anzi, ci piace pensare che nelle sue ultime giornate a Lisbona, osservando il largo fiume Tago che bagna la città lusitana e, più oltre, l'Oceano Atlantico, Karim abbia ricordato con nostalgia e amore il mare di Porto Cervo, le giornate felici di sole e gioventù trascorse in Gallura, una giovinezza che, in fondo, è stata una nuova splendida e irripetibile alba anche per la nostra Sardegna.
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