Mercoledì, 11 Marzo 2026

 

Domenica 14 dicembre al Museo diocesano, le note del jobel, il corno d'ariete che annunciava l'inizio del Giubileo ebraico, e i versi di Isaia (Is 61, 1-9) proclamati in italiano, aramaico e sardo dal prof. Michele Corona, hanno creato un'atmosfera di raccoglimento e introdotto i presenti al tema della conferenza:

di Rita Valentina Erdas

Ci avviamo alla conclusione dell'Anno Santo... Sembra di essere in una sinagoga con questa musicalità per noi incomprensibile; ma Gesù ha parlato così, con la lingua del popolo; era un rabbì, ha spiegato mons. Antonino Zedda che ha proposto una riflessione spirituale sull'Anno Santo che si concluderà tra qualche giorno con la chiusura della Porta Santa in San Pietro.

Stiamo concludendo l'anno Santo, per accompagnare i passi di un Giubileo che riprende antiche tematiche, movimenti spirituali, sociali ed economici per andare verso un senso spirituale sempre più profondo. A fare da cornice lo splendido e prezioso volume della Bibbia poliglotta del Walton di metà Seicento, scritta in sei versioni linguistiche diverse, custodita insieme agli altri cinque volumi dell'opera nella biblioteca del Seminario di Oristano; unica raccolta completa presente in Sardegna e una delle poche in Italia.

Accanto al volume, una Menorah, il candelabro a sei bracci, e l'abbigliamento del rabbino, con la kippah il copricapo indossato dagli ebrei maschi nei luoghi di culto e nei momenti di preghiera: uno dei simboli che caratterizzano la religiosità ebraica, ripreso anche dal cristianesimo e indossato dal Papa, dai cardinali e dai vescovi.

Ma se gli ebrei lo indossano per rispetto, perché davanti a Dio ci si deve coprire il capo, per i cristiani, al contrario, lo levano come segno di umiltà davanti al Signore, ha spiegato mons. Zedda nel ripercorrere brevemente il significato del giubileo ebraico prima di passare al giubileo cristiano, così come proposto da papa Francesco prima e da papa Leone poi. Il giubileo ebraico, ha spiegato, è un periodo di riposo e di remissione dei debiti e di fine delle disuguaglianze che rimane come un sogno, una mèta verso cui tendere; quello cristiano, invece, ne riprende il sentimento fino a spingersi oltre, secondo le parole di Gesù: oggi si è compiuta questa parola che avete udito con i vostri orecchi, che non indica una fine, ma affida la liberazione agli uomini.

L'Anno Santo si concluderà con il gesto della chiusura della Porta Santa (che in realtà è un muro); ma cosa rimarrà? si chiede mons. Zedda, Tutti i nostri propositi, tutto ciò che ha illuminato il nostro cuore quest'anno e poi ci vorrà un passo decisivo: familiarizzare con la Parola di Dio, attraverso la lettura della Bibbia.

Penso che l'Anno Santo possa essere santificato in questo modo, altrimenti rimarrà un bel viaggio a Roma o il ricordo di una visita alla Cattedrale; e poi con la riscoperta del Sacramento della Riconciliazione: il binario lungo il quale l'Anno Santo è passato non come un grande evento, ma come un momento di conversione e di esaltazione della misericordia di Dio, ha concluso don Tonino.

Al termine, un momento di elevazione musicale con l'Orchestra regionale sarda Franco Oppo che ha proposto arie di Haendel, Bach, Vivaldi e Dall'Abaco.

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