In occasione della festa in onore di Nostra Signora del Rimedio, che si celebra nella piccola chiesa campestre di Siapiccia, meta di tanti pellegrini soprattutto dei paesi vicini, i parroci in solidum, don Enrico Porcedda e don Daniele Quartu hanno invitato a presenziare mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo e assistente nazionale dell’Unitalsi.
* di Rita Valentina Erdas
L’opportunità della presenza in Sardegna per la festa gli ha anche offerto la possibilità di incontrare a Oristano tutti gli assistenti diocesani UNITALSI dell’Isola. Prima di ripartire gli abbiamo rivolto alcune domande.
Da due anni è Assistente nazionale dell'Unitalsi. Come riesce a conciliare i suoi ruoli di arcivescovo e assistente?
In realtà non so se riesco a conciliarli. Sicuramente l’attività a favore della diocesi spesso viene sacrificata per gli impegni dell'Unitalsi che è un'associazione molto vivace, molto attiva e quindi richiede coinvolgimento. Ma io penso che sia l'uno sia l'altro servizio sono per la Chiesa e non c'è perdita da nessuna parte. Penso che si guadagni in entrambi servizi.

Un momento celebrativo della festa del Rimedio a Siapiccia presieduto da mons. Pennacchio
L'Unitalsi è una bella realtà nell'ambito dell'accompagnamento e del conforto ai malati e sofferenti. Come si sta trovando a guidarla spiritualmente?
Mi sto trovando molto bene, a volte mi chiedo se stia esercitando questo servizio in modo competente. Vedo che c'è tanto bisogno di guida, di formazione, c'è tanto desiderio, come un po' dovunque, di spiritualità. E penso che nell'Unitalsi, che si occupa di servizi anche concreti alla persona malata, la formazione sia ancora più necessaria per poter assorbire le inevitabili tensioni che sorgono nel darsi da fare nelle concrete attività.
Che cosa rappresenta ancora oggi Lourdes?
Col suo santuario, Lourdes è ancora in Europa, ma anche nel mondo, un punto di riferimento soprattutto per le persone inferme. Dall'inizio, fin dopo le apparizioni a Santa Bernadette, ci fu un'affluenza ininterrotta di persone e questo ha creato, come un po' in tutti i santuari, una sua tradizione. È un luogo dove, però, non c'è solo una forma di devozione mariana. Bisogna dare atto al santuario che organizza la permanenza dei pellegrini in maniera che anche la formazione e l’esperienza liturgica siano molto mature e complete. È un santuario dove forse l'emotività è meno forte di altri luoghi, ma dove inaspettatamente, e in maniera straordinaria, il Mistero ci viene incontro.
Grazie a Dio ancora tanti volontari permettono alle associazioni di andare avanti. Ma anche il volontariato è un servizio in diminuzione nei suoi numeri. Come incentivare, soprattutto i giovani, al donarsi gratuitamente agli altri?
I giovani sono capaci di appassionarsi a un servizio, appassionarsi a una causa. Forse, rispetto alle generazioni passate, non possiamo attenderci un patto di sangue con loro, nel senso che coinvolto magari un giovane, poi ci aspettiamo che tutti gli anni venga a Lourdes o che aderisca in maniera convinta e permanente a un'associazione come l'Unitalsi, gli scout, qualunque gruppo sia. Dobbiamo cogliere dei giovani quello che ci possono dare, perché siamo consapevoli che vengono colpiti anche da tante altre sollecitazioni. Ma il primo passo da fare è sicuramente coinvolgerli in questa esperienza, aiutandoli magari anche economicamente, perché venire a Lourdes, come nel caso dell'Unitalsi, è abbastanza costoso.
In questi giorni in Sardegna ha potuto incontrato gli assistenti diocesani e regionali sardi: che realtà ha trovato nella nostra Isola?
Questo è stato il mio secondo incontro con gli assistenti della Sardegna. Come sacerdoti si rileva la necessità di rendere attuale il carisma dell'Unitalsi, in particolare rispetto alle persone malate che sono il nostro tesoro. Occorre un maggior raccordo con le parrocchie, superando le difficoltà, anche economiche, che ostacolano la partecipazione a un pellegrinaggio, anche dei giovani. Da diverse testimonianze emerge come Lourdes sia un luogo santo in cui la speranza rinasce, anche quando la malattia è grave e dolorosa. Lourdes è una scuola in cui si apprende a vivere la sofferenza in unione a Cristo. Compito degli assistenti è proprio accompagnare le persone in questo cammino quotidiano di conversione spirituale. Sono certo che la Sardegna continuerà a offrire la sua bella testimonianza di dedizione e di fede. Ringrazio i sacerdoti per la loro disponibilità a questo servizio.

Come si è trovato in questi giorni in Sardegna?
Molto a mio agio, sia grazie all'accoglienza dei sacerdoti che mi hanno ospitato sia per l'ambiente naturalistico, potremmo dire, sobrio, scarno, silenzioso, ma per questo anche molto avvolgente. Mi sono trovato bene per la semplicità degli abitanti, della popolazione e soprattutto per l’intensità sia semplice che molto fisica della devozione Mariana. Io non avevo mai partecipato a una festa tradizionale, a un'espressione di pietà popolare in Sardegna, con i suoi suoni, la sua lingua, le sue manifestazioni esteriori. Mi ha colpito molto e vado via con un bagaglio di esperienza molto intenso. Penso proprio che sia solo la prima di altre volte qui in Sardegna.
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