Mercoledì, 23 Ottobre 2019

Progetto1

È un vino leggero, dolciastro. Ha un colore violaceo, tendente al nero, se inavvertitamente finisce sopra qualche tessuto dovrai disfartene...

di Alberto Medda Costella

La sua sopravvivenza alla "clandestinità" contribuisce a fornirgli quel necessario fascino e prestigio che spingono amanti e sperimentatori sulle sue tracce. Per la legge non è nemmeno considerato vino. È un Ibrido Produttore Diretto.

Stiamo parlando del bacò, che insieme al clinton, aveva una grande diffusione in tutto il nord Italia, in particolar modo nella parte orientale e nei luoghi in cui le povere popolazioni venete migrarono per colonizzare terre vergini in tutto il mondo.

Per rimanere al campo italiano e far riferimento a quelle che gli storici hanno ribattezzato migrazioni interne, il clinton, vino dal gusto acidulo e astringente, appartiene all'Agro Pontino come il bacò appartiene all'agro di Arborea.

Ma mentre la presenza del clinton è stata decantata nella piana laziale dallo scrittore Antonio Pennacchi nel suo Canale Mussolini, facendone la bevanda ufficiale dei protagonisti del suo romanzo, la storia del bacò in Sardegna è praticamente sconosciuta.

Uva bacò compr

Il bacò ha subito in Bonifica la concorrenza, e la fortuna, di altri vitigni alloctoni ben più prestigiosi, come il sangiovese o il trebbiano.

Ma questi ultimi erano i vitigni che la Società Bonifiche Sarde aveva importato e fatto impiantare nella piana redenta dai suoi agronomi toscani, per produrre vino di qualità da esportazione, il primo in assoluto in bottiglia in Sardegna. Per il bacò la questione era ben diversa. La leggenda, o meglio il racconto dei veci, vuole che i coloni, partiti dalle zone di origine con le loro masserizie, avessero portato nel lungo viaggio anche qualche barbatella di bacò per la corte colonica.

Gianni Sardo, allevatore di Arborea, fortemente legato alle proprie origini venete, vicentine, e spinto dal richiamo dei sapori della sua infanzia, qualche anno fa ha reimpiantato un vigneto nella sua azienda della strada 24 ovest: un lungo filare che si stende lungo la stalla del suo podere.

L'ultima vendemmia risale ai primi anni '60 - dice Gianni - noi avevamo pergolati dappertutto: intorno alla casa e lungo i canali. Era vino che a Natale doveva essere consumato, perché la gradazione oscillava tra gli 8 e 9 gradi e si inacidiva velocemente.

Bottiglia di bacò compressa 2

La vite di bacò è peraltro resistentissima, adatta anche per fare ombra all'ingresso delle case. Qualche pianta è stata avvistata anche abbarbicata strenuamente su un pino di dieci metri, a resistere alle scomuniche e al disinteresse generale.

Era un'idea che covavo da decenni. Queste viti sono riuscito a recuperarle grazie alla famiglia Cigagna, durante la potatura del loro pergolato di casa mi avevano conservato le talee.

Il vino dei coloni è tornato così a visitare il palato dei Sardo, ottant'anni in Bonifica, e quello di qualche altro arborense con cui è stato generosamente condiviso.

Ma perché il vino ricavato da questo vitigno è considerato "proibito"? E qual è la sua origine?

Sebbene eletto vino identitario del Veneto, il bacò, come il clinton, è figlio della globalizzazione, o meglio della mondializzazione, per utilizzare una terminologia coerente con l'Ottocento.

La fillossera, insetto proveniente dal Nord America, a metà del diciannovesimo secolo aveva intaccato gran parte delle viti europee, riducendo drasticamente la produzione di vino. Le viti americane risultavano però immuni a questo insetto. Si pensò di utilizzarle come porta innesto per le piante europee e si iniziò a produrre diverse tipologie di vini ibridi, tra cui il bacò, un incrocio tra Vitis Riparia e Vitis Vinifera, giunto a noi, pare, dai vitigni sperimentali dell'Università di Montpellier.

Varie leggi sono state approvate nel tempo per limitarne la diffusione, con l'intento di salvaguardare parte del patrimonio viticolo storico. Oggi il bacò non può essere commercializzato, ma continua ad avere, nonostante l'anatema della viticoltura tradizionale, estimatori ed appassionati, che possono produrlo esclusivamente per il consumo famigliare.

In Veneto, per il Clinton, è nata perfino una confraternita, che si batte per la commercializzazione. In Sardegna, ad Arborea, attendiamo fiduciosi la nascita di quella del Bacò. La immaginiamo con riti d'iniziazione, giuramenti e riunioni segrete, che si addicono ad un vero vino "proibito", per l'appunto "clandestino".

Photo credits: Alberto Medda Costella

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