Lunedì, 19 Agosto 2019

Progetto1

Dal 2011 lavoro come psicologo psicoterapeuta a ll Samaritano di Arborea. Tra i diversi aspetti del nostro lavoro, tutti molto interessanti, merita una considerazione particolare l’accoglienza del detenuto in permesso premio...

di Luca Martis

Ospitare persone che, per la prima volta dopo quindici anni di carcere, potranno guardare la luna senza sbarre alle finestre è sicuramente uno dei momenti più gratificanti per noi operatori. Il Samaritano Onlus aiuta detenuti di ogni nazionalità, provenienti da tutte le carceri della Sardegna e, inevitabilmente, capita che siano portatori di vissuti personali che bene documentano lo stordimento e la fatica nel raggiungere la comunità.

Stefano mi ha raccontato che, una volta catapultato oltre la porta carraia del carcere, è stato colto da profondo turbamento e panico nel ritrovarsi fuori dalle quattro mura della cella. Capita sovente che il "permessante", nome attribuito al detenuto in permesso premio, racconti simpatici aneddoti legati al tanto atteso contatto con la libertà, seppure per qualche ora. Mohamed, appena libero, ha comprato un modello di telefono cellulare che andava forte dieci anni prima, all’epoca della sua condanna, solo perché per lui la vita e lo scorrere del tempo si erano fermati quel giorno. E a nulla è valso il tentativo del rivenditore nel consigliargli un telefono moderno. Esperienza comune dell’accoglienza in permesso è la richiesta di attivazione e configurazione del nuovo smartphone e di tutti i social media utili a contattare i propri parenti.

Mi capita spesso di effettuare la prima videochiamata con sconosciuti di mezzo mondo. Molte volte assistiamo a momenti toccanti. Ricordo Michele e la sua emozione nel poter accarezzare nuovamente un gatto; erano passati 15 anni. Oppure Abdel, agitato e preoccupato mentre telefona in Siria per sapere se la guerra ha risparmiato i suoi cari. Ricordo Kalen respirare a pieni polmoni l’aria liberadelle nostre campagne. E ancora Ahmed, talmente felice di poter ascoltare musica napoletana che, come un bambino, ha corso in bici per ore intorno alla comunità.

Cosa m’insegna ogni giorno questo lavoro? Mi ricorda quanto sia importante il tempo e la libertà a nostra disposizione. Mentre osservo un nuovo ospite che sta uscendo per la prima volta dopo otto anni di reclusione, mi rendo conto di quante cose si possano fare in un solo anno di libertà. Ci avete mai pensato? Iniziate, adesso. Il tempo scorre inesorabile.

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