Lunedì, 13 Luglio 2026

 

In un mondo che cambia a velocità mai registrate nella storia dell’uomo, dove con l’innovazione scientifica e tecnologica si ridefiniscono i sistemi produttivi dell’intero pianeta e dove crisi internazionali e guerre, anche lontane, influenzano gli andamenti economici di un sistema sempre più globalizzato, Confagricoltura ha organizzato a Milano, Dal 7 al 9 maggio scorso, un evento caratterizzato da incontri, tavoli tematici con esperti, interventi del mondo della politica e dell’impresa, così da definire un quadro di quella che sarà l’agricoltura del prossimo futuro.

Partendo dalla convinzione che il cibo è un tema di sicurezza nazionale e che l’autonomia e una discreta autosufficienza nella produzione agroalimentare dell’Italia e dell’Unione Europea sono alla base del buon vivere delle nostre società, si è tenuta l’iniziativa L’Agricoltura e il futuro, organizzata alla Triennale di Milano in collaborazione con l’Università Bocconi e con tutte le realtà regionali e le Unioni provinciali italiane di Confagricoltura. Una folta delegazione è giunta anche dalla Sardegna dove a rappresentare i territori dell’Oristanese c’erano il presidente e il direttore di Confagricoltura, Tonino Sanna e Roberto Serra.

I tavoli tematici

La prima parte di lavori si è svolta attraverso nove tavoli tematici: Sovranità alimentare e sicurezza strategica; Transizione ecologica, agroenergie e sostenibilità; Innovazione, digitalizzazione e produttività; Gestione strategica dell’azienda agricola; Finanza, credito e investimenti nell’agroalimentare; Capitale umano, competenze, generazioni future e narrazione; Aree interne, rigenerazione territoriale e coesione; Cibo, salute e nuovi stili di consumo; Governance istituzionale dell’agricoltura, semplificazione e rappresentanza. A fare gli onori di casa ci hanno pensato il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, e il direttore, Roberto Caponi, che hanno accolto ospiti e relatori, a iniziare dalla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni che ha portato i saluti del Governo. Nel fine settimana milanese, oltre al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, hanno partecipato numerosi rappresentanti dell’esecutivo a iniziare dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, tanto atteso dai presenti per conoscere quali saranno i percorsi da condividere rispetto alle diverse sfide che attendono il futuro del comparto agricolo. Sfide che nel contesto internazionale sono condizionate dai diversi teatri di instabilità: dalle guerre russo-ucraine a quelle israelo-palestinesi, passando per la più recente tra Israele, Stati uniti e Iran, nel cuore del Golfo Persico da dove parte oltre il 20% di gas e petrolio mondiale e da dove arriva quasi il 40% dell’Urea, alla base dei concimi azotati utilizzati nell’agricoltura del pianeta. Le diverse delegazioni di Confagricoltura giunte da tutta Italia si sono ritrovate a condividere problemi e timori, emergenze vecchie e nuove, che in condizioni di crisi e incertezza come quelle che sta affrontando l’Europa andrebbero gestite con una programmazione condivisa tra politica, mondo dell’impresa e diversi portatori di interesse coinvolti.

Drammatiche criticità

La tre giorni di lavori ha permesso quindi di avviare un confronto di idee, proposte ed esempi virtuosi che si stanno sperimentando in determinate aree del Paese. Un confronto che oggi ha al centro delle criticità del mondo agricolo la tragica riduzione della manodopera, lo scarso ricambio generazionale con il conseguente calo delle produzioni e, in diversi casi, della moria delle aziende. A questo elemento di notevole limitazione si aggiunge poi quello del calo o, i territori dell’entroterra Oristanese ne sono un esempio, del tracollo demografico. Società che invecchiano rapidamente e che proprio nel mondo delle campagne non vedono più una speranza di sviluppo. Il lavoro agricolo è sempre più culturalmente vissuto con distacco, come una professione molto impegnativa, che sacrifica i momenti liberi della quotidianità e che ha come costante l’incertezza legata a troppe variabili: da quelle ambientali a quelle delle dinamiche economiche che incidono su materie prime e previsioni di spesa per la produzione, su costi dell’energia e dei trasporti che possono raddoppiare nel giro di pochi mesi. E poi c’è tutta una gestione sempre più articolata delle attività legate a sistemi burocratici ormai difficili da maneggiare per chi, nella vita, sa fare bene l’agricoltore ma che richiedono l’assistenza di figure di consulenza indispensabili, e spesso assai onerose, per poter andare avanti.

Un cambio di visione

Dai tavoli, ha spiegato il presidente Tonino Sanna, è emersa la necessità di un cambio di passo, innanzitutto culturale, su quello che è oggi e che ci aspetta domani nel comparto agricolo. Un cambio di visione non più rinviabile, affinché si renda di nuovo appetibile per i nostri giovani la professione dell’agricoltore e dell’allevatore. È, infatti, sempre più indispensabile che queste figure siano viste come quelle che producono alimenti di eccellenza, anche grazie alle nuove tecnologie alla cui base c’è una lunga tradizione tramandata nelle generazioni. Queste figure sono quelle che curano e tutelano davvero ambiente e territorio, anche nel renderlo più sicuro rispetto a situazioni di emergenza sempre meno straordinarie causate dalla crisi climatica: alluvioni, dissesto idrogeologico e lotta agli incendi. Un territorio lavorato e curato è alla base di condizioni più sicure per tutte le nostre comunità. Sanna ha poi ricordato come spesso, soprattutto nelle aree più rurali e lontane dai grandi centri abitati, il presidio e la lotta allo spopolamento sono ancora assicurati dagli imprenditori agricoli. Se non si dovessero mettere in moto interventi radicali e urgenti per arginare la scomparsa delle aziende, anche con interventi di sostegno a chi vuole investire e creare occupazione e nuova economia, ha concluso il presidente provinciale di Confagricoltura, il destino di tante zone d’Italia rischia di essere segnato, compreso quello dell’Oristanese. Ecco che il confronto con la politica, regionale ed europea, è indispensabile per costruire le giuste contromosse, non calate dall’alto ma ragionate con chi vive e conosce la storia e i problemi delle nostre comunità.

Pietro Calvisi


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