Tracce e memorie nuragiche
Le testimonianze archeologiche più importanti presenti nel territorio di Villanovafranca risalgono quasi tutte all’età nuragica, sebbene la zona sia stata abitata sin dalla preistoria e successivamente anche in epoca romana e medievale. Tra i numerosi nuraghi che costellano il territorio (tra cui Tuppedili, Perdu Atzeni e Paberi), si distingue il complesso nuragico detto di Su Mulinu. L’area archeologica si compone di un maestoso nuraghe, circondato da un ampio antemurale, e di un esteso villaggio di capanne.
Il nuraghe Su Mulinu è un edificio articolato e dalla struttura anomala, che costituisce il risultato della sovrapposizione di più fasi costruttive: l’impianto più antico, datato alle prime fasi del Bronzo medio, è costituito da un protonuraghe, oggi visibile solo parzialmente. A questa struttura si sovrappongono le fasi più recenti, contraddistinte dalle tipiche coperture a tholos, risalenti all’età del Bronzo recente e finale. Sin dalla fase più antica il monumento risulta racchiuso in una cinta antemurale alquanto peculiare.
Ma è nella fase dell’Età del Ferro (X sec. a.C.) che il sito ci riserva la sorpresa maggiore. Nel vano fu eretto un grande altare in arenaria riproducente un bastione del nuraghe, che dimostra in maniera chiara la trasformazione del nuraghe in luogo di culto. Evidenti tracce testimoniano che le due facce a vista dell’altare erano coronate da oggetti in bronzo. Gli strati superiori del nuraghe hanno restituito reperti tardo-punici e romano-repubblicani, che indicano come il sito fu successivamente riutilizzato in età punica, romana e anche medievale.
Lo zafferano: il nostro oro biologico
San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca sono i tre paesi sardi dove la produzione dello Zafferano di Sardegna DOP è cultura e tradizione. Qui, tra Marmilla e Campidano, si concentra quasi il 75% della produzione italiana di zafferano. Lo zafferano è la dimostrazione concreta di come il territorio della Sardegna e le sue biodiversità possano rappresentare occasioni di sviluppo e di crescita per le aziende che scelgono di dedicarcisi. Ogni anno le comunità delle Strade dello Zafferano di Sardegna indossano il loro vestito più bello. Nei paesi dove l’oro rosso è cultura e tradizione, si possono ammirare lo spettacolo emozionante dei campi in fiore, partecipare alla raccolta e alla pulitura del fiore, degustare piatti della tradizione locale aromatizzati con la preziosa spezia e scoprire un territorio che negli ultimi anni è diventato meta per il turismo enogastronomico italiano e straniero.
La Rete dello Zafferano di Sardegna DOP con l’organizzazione dell’Associazione Enti Locali per le attività culturali e di spettacolo e il sostegno della Fondazione di Sardegna ha deciso, da tempo, di avviare un percorso informativo e promozionale interessante. Il programma del percorso prevede la realizzazione di un video-documentario finalizzato a raccontare i territori, la cultura e la storia dei Comuni della Rete e il loro legame con la produzione dello zafferano e un libro Sardegna e Zafferano – Un racconto lungo i secoli dove sono raccolti e illustrati tutti i passi che la Rete dei Comuni ha portato avanti in questi anni per promuovere e favorire la crescita dello Zafferano di Sardegna Dop. La denominazione di Zafferano di Sardegna DOP è riservata allo zafferano essiccato in stimmi o fili che presenta specifiche caratteristiche organolettiche: colore rosso brillante dato dal contenuto di crocina, aroma molto intenso che deriva dal contenuto di safranale e gusto deciso che scaturisce dal contenuto di picrocrocina.
Lo zafferano DOP deve, inoltre, essere privo da qualsiasi forma di alterazione o manipolazione ed essere coltivato in pieno campo secondo le tecniche indicate nel disciplinare di produzione. La zona di produzione dello zafferano di Sardegna DOP comprende il territorio dei comuni di San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca, situati nella provincia del Sud Sardegna. Un soggetto produttore che intendesse produrre zafferano con la denominazione Zafferano di Sardegna DOP deve far pervenire la propria adesione al sistema dei controlli a Laore e confermarla ogni anno. In caso di rinuncia o di cessazione dell’attività, gli operatori devono inviare le apposite comunicazioni.
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