Martedì, 23 Giugno 2026

 

La parrocchia di Isili può vantare, all’interno del proprio territorio, la presenza di tantissime chiese. In primis, quella parrocchiale, dedicata al patrono, il martire sardo san Saturnino, che è un rifacimento di precedenti costruzioni romanico-pisane del XIV secolo.

La sua forma attuale è ispirata allo stile gotico - aragonese, ma successivamente ha subito numerose e profonde modifiche (la più radicale è lo spostamento della zona presbiterale). A pianta rettangolare, possiede un’unica navata e fino al 1842 ogni lato conteneva tre cappelle: nel 1953 fu aggiunta una cappella per lato da mons. Antonio Sanna.

Profonde e talvolta discutibili trasformazioni furono, invece, attuate da mons. Salvatore Sanna. Di grande pregio è l’altare maggiore, messo in opera nel 1780 per volontà del Rettore Antonio Puggioni. Posizionato in modo elevato rispetto alla navata, racchiuso da una balaustra di marmo policromo è sormontato da un arco a tutto sesto datato 1619.

Il bel campanile risalirebbe al XVI secolo come potrebbe dedursi dalla data impressa nel campanone: ha planimetria quadrata e alla cella campanaria si accede tramite un’elegante scala a chiocciola in pietra. Anche la torre dell’orologio presenta la stessa planimetria del campanile: è stata costruita nei primi anni dell’800.
Nel 2003 si è concluso l’intervento di restauro che ha interessato la copertura della chiesa riportata all’aspetto originario.

La chiesa di San Giuseppe Calasanzio e il Convento degli Scolopi

Costruita tra il 1661 e il 1737 per volontà dei religiosi Scolopi, prima dell’intitolazione al Santo aragonese fondatore dell’ordine, era dedicata a Sant’Efisio. La chiesa si presenta in stile sardo rinascimentale di matrice gotico-catalana con pianta centrale con due ariose e mistiche cappelle. La facciata si distingue per i due portici e il grazioso portale, rialzato di alcuni gradini e impreziosito da eleganti colonne tortili. Al di sopra di esso, si trova una piccola edicola che ospita la statua in terracotta di San Giuseppe Benedetto Calasanzio.

Da notare anche la presenza del simbolo delle Scuole Pie. Sopra il prospetto si erge una poderosa cupola a pianta ottagonale, decorata con scandole di ceramica colorata. L’8 dicembre 1866 segna la fine della presenza dei Padri Scolopi a Isili: il convento e quindi le scuole vennero chiuse, il demanio dello Stato entrò in possesso di tutti i beni mobili ed immobili, censi e pensioni appartenenti agli Scolopi. Dopo una lunga vertenza con lo Stato il Comune ottenne il possesso dello stabile del Convento e vi stabilì i propri uffici con la sala consiliare che vi si trova tuttora. Parte del piano terra fu carcere mandamentale fino agli anni ’60, successivamente venne utilizzata come biblioteca (fino al 2001); dal 2000 gran parte del convento ospita il Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto. La chiesa invece continua a essere usata dalla comunità parrocchiale.

Chiesa di San Sebastiano

La piccola chiesa si erge sopra l’isolotto che si è creato in seguito alla realizzazione della diga artificiale Is Borrocus. Da oltre due secoli non è più luogo di culto: secondo la tradizione orale durante una festa di matrimonio ci fu una controversia che culminò con la caduta dalla rupe degli sposi e di un pretendente respinto. L’edificazione della chiesa non è databile con certezza, ma i documenti ritrovati ci assicurano la sua esistenza e piena attività già alla fine del ‘500. La tipologia è quella delle chiese campestri: pianta rettangolare con annessa una piccola sacrestia e un loggiato aperto chiamato cumbessia. È stata restaurata recentemente: sono state ricostruite le murature crollate e consolidata la copertura.

Chiesa di San Mauro

L’edificio chiesastico oggi è di proprietà del Comune di Isili e si trova all’interno della cittadina, ad est del paese, in una zona poco distante dalla linea ferroviaria e dalle scuole elementari. Da notizie d’archivio pare che la chiesa sia stata utilizzata fino al 1830, anno in cui vi si celebravano ancora le feste di San Mauro, Sant’Isidoro e Sant’Antioco. Per diversi decenni fu abbandonata e, nel 1995, è stata sottoposta a un intervento di demolizione che ha distrutto parte delle antiche mura. Nel 2001, in occasione di un intervento di restauro sono stati effettuati alcuni saggi di scavo che hanno evidenziato la presenza di numerose tombe, come era d’uso nei secoli addietro sotto il pavimento della chiesa.

 

Chiesa Sant’Antonio di Fadali

La Chiesa risalirebbe agli inizi del ‘500, posta sotto la protezione di Sant’Antonio di Padova: sorge nelle campagne in località di Fadali, a circa 8 km, dal paese. Fino al 1886 era sotto la giurisdizione del parroco di Villanovatulo. La soppressione dei beni ecclesiastici e la formazione di nuovi catasti fecero in modo che sia edificio che terreni circostanti passassero a una famiglia di Isili, antenati degli attuali proprietari. I recenti lavori di restauro, specie dopo un incendio del 1893, hanno riportato la Chiesa in perfette condizioni e hanno consentito la riconsegna al culto il 13 giugno 1999. In occasione della festa del santo ogni anno si tiene una passeggiata ecologica con un momento conviviale a base di piatti tipici isilesi.

 A cura di Toz


Un paese dalle straordinarie forme d’arte

Abilissime tessitrici, dalle dita di rosa, compongono autentiche opere d’arte nella capitale del Sarcidano: il bellissimo museo Maratè narra le pratiche, i saperi e l’esistenza di queste donne di Sardegna. Uno spazio prezioso che offre dialoghi e riflessioni sui temi dell’artigianato e sull’attualità e modernità della produzione tessile, sugli incontri tra artigianato e arte, sul rapporto tra mestiere e vita. Maratè è un luogo di presa di coscienza dell’imprescindibile rapporto fra visione del mondo, espressione creativa e identità. La sezione Tessuto artistico del Museo ha una sua singolare particolarità: non è una raccolta di opere del passato, non contiene manufatti storici per documentare i percorsi di una cultura materiale, risponde invece a un piano progettuale che è quello di reinventare la tradizione. Poi c’è l’arte del rame, che rappresenta un unicum in Sardegna. Da secoli abilissimi artigiani producono nelle loro botteghe splendenti oggetti sagomati nelle antiche fucine, lavorati a sbalzo e decorati con elaborate martellature. Unico museo del rame in Sardegna, ospitato nell’antico Convento dei Padri Scolopi risalente al XVII secolo, racconta due importanti tradizioni locali: la lavorazione del rame e la tessitura. Un viaggio che racconta come dalla scura bottega di un ramaio nascono oggetti luminosi e solari che per secoli hanno unito la funzione d’uso a una forte valenza estetica; dal misterioso mondo dei ramai e del loro gergo segreto si arriva a quello delle tessitrici che, fondendo tradizione e modernità, hanno realizzato splendidi arazzi col sapiente intreccio di fili d’oro, d’argento e rame, rafia lino e spaghi, colorati a mano con erbe ed essenze antiche. I suoni e le voci di sottofondo creano una magica atmosfera che evoca la suggestione degli antichi rumori per le vie del paese dove i lavori degli artigiani fervono e la loro arte prende vita. L’idea iniziale del Museo nasce nei primi anni ’80 in un clima culturale di grande attenzione verso la cultura popolare e subalterna ed è quella di documentare una realtà, quella dei ramai e dei rivenditori, che ha in quel momento tutte le caratteristiche per dare vita a una istituzione valida e interessante.

Fonte isiliturismo.it

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