Situata nel centro storico del paese, e dedicata alla Vergine Immacolata, la chiesa parrocchiale di Barumini fu costruita intorno alla fine del XVI secolo in stile tardo-gotico.
Pur essendo stata rimaneggiata nel corso del XVII secolo si conservano le architetture originarie specie nella zona presbiteriale, nelle meravigliose volte a crociera gemmata, negli archi a sesto acuto e nei pilastri cruciformi. Di grande valore artistico sono, inoltre, la predella in legno policromo e dorato, l'ancona dipinta a tempera (XVI secolo) e l'altare marmoreo di scuola genovese (XVII secolo).
Ma la chiesa più affascinate di Barumini è quella dedicata a San Giovanni Battista: la sua particolarissima configurazione planimetrica a due navate absidate, realizzate però in distinti momenti edilizi, la rendono unica nel suo genere. La navata meridionale dovrebbe essere la più antica e risalirebbe al XIII secolo: è costituita da conci di arenaria di media pezzatura, disposti senza seguire uno schema regolare. Pare che l’edificio chiesastico sia stato consacrato nel 1316. La facciata presenta un portale con centina ogivale.
Successivamente, nel XV secolo, l’aula liturgica fu ampliata con l’aggiunta di un’altra navata absidata. Essa è stata costruita con massi squadrati di vulcanite rossa, creanti un contrasto cromatico con i blocchi di arenaria dell’altra. Sulla facciata della nuova navata si apre un portale a tutto sesto, lungo cui corre una sottile modanatura a toro. All’interno le due navate sono divise da archi poggianti su pilastri in pietra rozzamente lavorati. Uno di questi presenta alcuni fori lungo gli angoli, dove secondo la leggenda veniva legato il condannato a morte in attesa dell’esecuzione. Il tetto dell’edificio è a capanna e ha la copertura in tegole. La chiesa, sede della Confraternita della Buona Morte durante la dominazione degli spagnoli, fu sconsacrata nel 1831.
Altre chiese sono quelle di San Francesco, di Santa Lucia, di Santa Tecla. La chiesa di San Francesco fu edificata nel XVII sec. accanto all’omonimo convento, con l’arrivo a Barumini dei frati Cappuccini e grazie al generoso contributo della famiglia Zapata. L’edificio, dall’aspetto piuttosto severo e modesto, presenta una pianta rettangolare con un’unica navata su cui si aprono due cappelle laterali. Esternamente la chiesa presenta una semplice facciata quadrangolare color rosa chiaro.
Il modesto portone in legno, rialzato di alcuni gradini dal piano stradale, è sormontato da una lunetta semicircolare con cornice e da un oculo vetrato di forma circolare. Sul terminale piano con cornice modanata spicca un grande campanile a vela con bifora ogivale e dotato di due piccole campane. La chiesa di Santa Lucia, costruita nel XVI secolo, è immersa in un ampio giardino e presenta il prospetto principale coronato da un timpano triangolare sormontato da un campanile a vela.
L'edificio è circondato da un bel porticato con archi a sesto acuto, presenta pianta rettangolare e due ingressi (a sud e ad ovest). Tracce dell’architettura di stile tardo-gotico sono identificabili nel presbiterio. La chiesa di Santa Tecla, invece, edificata nel secolo XVII, presenta il prospetto principale ornato con un coronamento di merli, mensole e con un campanile a vela, mentre al centro della facciata si apre un rosone ottagonale.
Per un secolo, dalla fine del XVIII alla fine del XIX secolo, l'edificio religioso svolse anche il ruolo di cimitero pubblico, sino a che nel 1885 non venne realizzato il camposanto di Paiolu. La pianta e la struttura risentono dello stile tardo-gotico.
Su Nuraxi di Barumini (dal 1997) è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO
Il sito archeologico Su Nuraxi di Barumini si innalza su un’altura che domina la vasta e fertile pianura circostante: questo incredibile monumento si attesta come il più famoso esempio in Sardegna di complessi difensivi dell’Età del Bronzo. Situato ai piedi della Giara di Gesturi, ha rivestito un ruolo significativo all’interno del sistema strategico di cui facevano parte gli altri nuraghi scaglionati nel territorio circostante.
Costruito nel secondo millennio a.C. e occupato fino al terzo secolo d.C., il complesso nuragico di Barumini è composto dalla caratteristica e poderosa Torre centrale a tronco di cono, originariamente alta più di 18 metri, realizzata con pietre enormi, disposte a secco in cerchi concentrici sovrapposti, che si stringono verso la sommità.
La costruzione era destinata a ospitare la famiglia del Capo tribù (una sorta di sovrano) ma, successivamente, seguendo l’evoluzione politica e sociale dell’Isola, la torre fu inglobata in una struttura composta da quattro torri, unite da un muro in pietra e con il cortile coperto da un tetto. Nel tempo fu costruita una seconda cinta di mura e il nuraghe divenne una sorta di villaggio fortificato, un vero insediamento urbano abitato dalle famiglie dei soldati e da artigiani.
La civiltà nuragica svolse un ruolo importante nella diffusione della cultura micenea e, in seguito, di quella fenicia, anche se alcune sue peculiarità, forse perché estranee alla cultura greca classica, rimangono avvolte dal mistero. Il grandioso complesso archeologico è stato riportato alla luce dall’archeologo Giovanni Lilliu, durante gli scavi degli anni ‘50. Il sito testimonia la presenza della civiltà nuragica in Sardegna per circa 1000 anni (1500-500 a.C) con la costruzione più caratteristica del periodo, il nuraghe. Nel territorio di Barumini sono visibili circa una trentina di queste architetture, ma Su Nuraxi è, da tutti, riconosciuto come il più rappresentativo dei nuraghi complessi, costituiti da più di una torre.
Il complesso presenta una stratificazione culturale di oltre due millenni e la sua realizzazione è legata a diverse fasi costruttive, riconoscibili dai materiali e dalle tecniche impiegate. Il principale materiale utilizzato per la costruzione è il basalto, pietra vulcanica molto dura, proveniente dal vicino altopiano della Giara. Durante il periodo del Bronzo Medio (1500-1350 a.C.) venne innalzata la torre maggiore, chiamata anche mastio, una torre centrale troncoconica circondata da un bastione costituito da quattro torri a due piani coronate da mensole che sostenevano ballatoi.
Nel Bronzo Recente (1300 – 1100 a.C.), per problemi statici causati dal cedimento del supporto marnoso, si rinforzò il bastione con una possente camicia muraria che chiudeva feritoie e l’ingresso. Venne quindi aperto un nuovo ingresso e innalzato un antemurale più ampio di sette torri per ragioni difensive.
L’agglomerato di duecento capanne si sviluppò a partire dal Bronzo Finale (1150 – 700 a.C.) e la maggior parte delle abitazioni, costituite da un’unica stanza con copertura lignea a forma conica, è visibile ancora oggi attorno al nuraghe. Al termine della civiltà nuragica, con l’Età del Ferro (X-VIII sec. a.C.), il tessuto insediativo crebbe e furono introdotti sistemi di canalizzazione delle acque e di fognatura; in seguito Su Nuraxi fu quasi totalmente distrutto e sui suoi resti fu costruito intorno al VII secolo a.C. un nuovo centro abitato.
Nel V secolo a.C. i Cartaginesi occuparono il sito, non alterando l’assetto né lo stile di vita dei suoi abitanti, che vissero nel villaggio fino al III secolo d.C.
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