Il territorio di Gadoni è tra i più selvaggi e spettacolari della Sardegna centrale. Incastonato nella Barbagia di Belvì, questo lembo di terra montana vive di contrasti geologici, dove i boschi primordiali del Gennargentu si tuffano nei canyon vertiginosi scavati dal fiume Flumendosa.
In questo scenario, la Foresta di Corongia non è soltanto un’area naturalistica o un polmone verde: è il simbolo dell’identità e della resistenza di un’intera comunità. L’attaccamento dei gadonesi a Corongia affonda le radici in un atto di amore e lungimiranza collettiva.
La storia ricorda come, in un passato segnato dal rischio di perdere il controllo sulle proprie risorse, la popolazione si sia mobilitata con determinazione per sottrarre il territorio a speculazioni esterne o alla svendita da parte del demanio. Furono i cittadini stessi, con uno sforzo comune, ad acquistare l'area per conto del Comune, assicurandosi che quella terra rimanesse per sempre patrimonio dei figli di Gadoni.
Questo riscatto popolare ha permesso di preservare gli usi civici, un legame vitale e antico che garantisce ancora oggi il diritto al pascolo e al legnatico, trasformando la foresta in un bene comune indissolubile, una proprietà dell'anima prima ancora che catastale.
La storia di Corongia non può essere scissa dalla vicina epopea mineraria di Funtana Raminosa, uno dei giacimenti di rame più antichi e importanti d'Europa, le cui tracce risalgono fino all'età nuragica. Sebbene la foresta sia oggi un tempio della biodiversità, dominata da Su Campalini - un torrione calcareo che svetta solitario come una sentinella di pietra - e dalle pareti di Lattinazzu, la sua economia e le sue infrastrutture sono state modellate per un secolo dall’estrazione dei metalli.
Il fischio delle macchine e il lavoro nei pozzi hanno dettato i ritmi della zona fino alla chiusura definitiva degli anni '80, lasciando dietro di sé un'eredità di archeologia industriale che oggi convive con una natura che si è ripresa i suoi spazi. Tra i valloni e le creste di Corongia si nasconde, infatti, un tesoro botanico inestimabile: esemplari di tassi secolari, agrifogli e peonie selvatiche, protetti dal regime di tutela forestale ma soprattutto dal rispetto sacro che ogni gadonese nutre per questa montagna.
Oggi, questa connessione tra l’uomo e la sua terra trova la sua sintesi perfetta nella località di Bautzoni, il cui nome originale era Abbautzoni. Porta d'ingresso della foresta e storico luogo di sosta e socialità, Bautzoni ha acquisito dal 2005 una dimensione spirituale quando, grazie all’opera del parroco don Alessandro Floris, fu installata una statua della Madonna, da allora venerata con il titolo di Nostra Signora di Bautzoni.
Questo luogo è diventato il baricentro di un rito che unisce sacro e profano. Ogni anno, con l'arrivo di maggio, la comunità si risveglia per un gesto di devozione collettiva: nella notte, i gadonesi si mettono in cammino per un pellegrinaggio di circa dieci chilometri. Risalire la montagna nel silenzio della notte, illuminati solo dalle torce e dalle stelle, non è solo un atto religioso, ma una marcia rituale per riaffermare il proprio legame con la foresta. All'alba, dopo aver raggiunto il simulacro della Vergine, la fatica si scioglie nella celebrazione della Santa Messa all'aperto, sotto le fronde degli alberi secolari.
Ma la festa non finisce con la liturgia: l'aspetto religioso si fonde immediatamente con quello conviviale. L’area attrezzata di Bautzoni si riempie di profumi, fuochi accesi per il barbecue e tavole imbandite dove il cibo viene condiviso tra famiglie, vicini e visitatori. È in questo momento che la comunità di Gadoni si riconosce come tale, celebrando la propria coesione in un banchetto che profuma di appartenenza.
Anche quest’anno, la tradizione è pronta a ripetersi con rinnovato vigore. Il merito va soprattutto all’entusiasmo e all’impegno dei giovani del paese, che hanno preso a cuore l'organizzazione. La loro presenza attiva è il segnale più bello: è la prova che Corongia non è un ricordo sbiadito degli anziani, ma un'eredità vibrante.
Grazie a loro, il pellegrinaggio verso Nostra Signora di Bautzoni continua a essere il ponte tra il passato di Gadoni e un futuro fatto di turismo sostenibile, fede autentica e amore incondizionato per la propria terra. Corongia rimane così, ieri come oggi, il baluardo verde di un paese che non ha mai smesso di camminare insieme verso le proprie cime.
* di Federico Melis
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