La storia, l’economia, l’ambiente naturale.
Nella Carta di donazione di Barisone d’Arborea, datata giugno 1184, documento medievale, il paese è chiamato Sevenes. In base a queste antiche forme del nome, è possibile che esso sia derivato dal cognome latino Senex.
La presenza di Romani in tutta la Marmilla è documentata sia nell’ubicazione della famosa Colonia Julia (nei pressi di Usellus) sia nell’avamposto, di dazio sempre romano, nell’attuale sito di Santa Lucia di Assolo.
La zona campestre di Senis è documentata sul piano archeologico, dati i resti di un probabile edificio termale e di due iscrizioni latine. Nel Medioevo apparteneva al Giudicato di Arborea, faceva cioè parte della curatoria di Parte Valenza. Fino al XIII sec. la villa era protetta da un Castello costruito in funzione difensiva sul colle di Funtana Menta. Con la fine del Giudicato di Arborea (1402), il paese passa sotto il dominio aragonese e forma una Baronia a iniziare dal barone Luigi Ludovico Pontos, nominato con patenti reali da Alfonso V il Magnanimo.
Nel 1421 il feudo viene acquistato da Francesco Carbonell, sotto il cui dominio rimane fino al 1432, anno in cui viene acquistato da Pietro Joffrè con il titolo di primo barone di Senis, ottenendo dal Re il privilegio di trasmettere l’eredità alle figlie femmine, in assenza di maschi.
Nel 1486 Senis viene data infeudata ad Antonio Marches, poi a Vincenzo Facondo e, infine, ai Nin Zatrillas: questi furono gli ultimi feudatari, ai quali viene riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, per cui diviene un Comune amministrato da un sindaco e da un Consiglio comunale. Dal 1928 il Comune viene aggregato a quello di Nureci, dal quale viene nuovamente separato nel 1950. Del Comune di Senis nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.
Il centro abitato, la cui altezza è di 256 metri sul livello del mare, conta meno di 400 abitanti: Senis è un piccolo paese dell’alta Marmilla che basa la sua economia soprattutto sulle attività agropastorali. A sud del paesino si estende una fertilissima vallata rigata da un piccolo ruscello chiamato Flumini Imbessu. Il territorio comunale presenta molto variegato con piane e colli bellissimi, con variazioni altimetriche accentuate: si raggiungono i 527 metri di quota, e offre un panorama di indiscutibile fascino. La sua principale caratteristica è la stretta connessione tra l’ambiente naturale e la presenza umana: l’uomo ha esercitato un ruolo notevole, condizionando il paesaggio vegetale, sostituendolo con colture agrarie, foreste di sughere, olivastri e roverelle ma mantenendo sempre vaste superfici a pascolo seminaturale. Il perno dell’economia rimane anche oggi l’agricoltura, che rappresenta una fonte di sostentamento importante per la popolazione. Le coltivazioni più diffuse sono cereali, grano, foraggio, erba medica, vite, frutteti vari e ulivo. Si pratica anche l’allevamento, in particolare di bovini, ovini, suini, caprini, equini e api.
Il settore industriale risulta di dimensioni molto modeste; tuttavia si registrano aziende che operano nei comparti della produzione alimentare, della pelletteria e dell’edilizia. Pur non essendo ancora inserito nei circuiti turistici principali, Senis potrebbe avere un significativo richiamo: possiede infatti un ambiente naturale davvero interessante, con genuini prodotti locali e la possibilità di effettuare interessanti escursioni nei dintorni.
Le principali feste e sagre: un paese di arte e archi!
Esiste un bel gruppo Folk Pro Loco, nelle cui esibizioni sia nel paese che in altre località dell’Isola, è possibile ammirare il costume tradizionale. Tra le principali feste segnaliamo il 24 giugno, quando si celebra la Festa del patrono San Giovanni Battista; vi sono poi la Festa dell’emigrato e la Sagra della lumaca (Sizzigorrus, Prinzis e Braballucas); il 26 settembre, la Festa dei Santi Cosma e Damiano, con la processione, i balli in piazza e gli spettacoli folcloristici. In occasione delle feste principali, un tempo, si correva il Palio, tanto che a testimoniare l’antica corsa a cavallo rimane una via del paese intitolata Su Paddiu, e tutte le relative cerimonie erano celebrate e rallegrate dal suono delle launeddas.
Nell’abitato si possono ancor scorgere i bellissimi portali scolpiti e realizzati in pietra. Degno di nota è il Palazzo Baronale con la maestosa torre aragonese: è il Castello di Funtana Menta dal nome del colle sul quale è stato eretto a 291 metri di altezza, vero e proprio balcone naturale sulla vallata del Flumini Imbessu.
È fra i più antichi edifici militari della Sardegna, costruito in epoca giudicale col doppio scopo di difendere la zona da nuove incursioni barbaresche e impedire alle popolazioni della Barbagia di scendere a valle per depredare i contadini del loro raccolto. Sul luogo dell’antico Castello, del quale rimane una grande torre, viene edificato nel 1662 il Palazzo Baronale, segno tangibili della dominazione aragonese, che rimane a testimonianza dell’antica Baronia di Senis e del ruolo centrale svolto dal paese.
Oggi è stato completamente restaurato, e all’interno del cortile si incontra per prima l’abitazione vera e propria con la sua maestosa torre medioevale oggi in ristrutturazione, e confinanti possiamo vedere le carceri, le stalle, oltre al tancato Is Nueddas, originariamente adibito a giardino. Nell’ampio parco a sud del Palazzo Baronale era inserita la notissima Fontana Spagnola: esempio artistico scultoreo e architettonico assieme, unico nel suo genere.
La fontana, scenograficamente realizzata lungo la sponda sinistra del Flumini Imbessu, è stata realizzata su pietra trachitica rossa attorno al Seicento a opera di Francesco Giuseppe e Gianpietro Lampis, abili scalpellini di Laconi. Originariamente la fontana era inserita nell’ampio parco del Palazzo Baronale, e il luogo particolarmente suggestivo, ombreggiato dalle ampie chiome di roverelle, rappresentava la meta preferita della nobiltà della contrada.
Nella parte centrale è rappresentato un maestoso mascherone dalle cui fauci sgorgava l’acqua, che cingono lateralmente due cigni. Di notevole importanza sono le iscrizioni su di essa presenti, la prima in lingua spagnola di facile lettura, incisa su pietra vulcanica, rivela il nome del proprietario della fonte, Don Fernando Nin, vissuto a Senis nella prima metà del Settecento, mentre la seconda incisione presente sopra il mascherone su pietra calcarea verde, riporta i nomi degli autori della fontana.
La fontana doveva far parte di una villa, della quale esiste il progetto, commissionato da donna Vittoria Vico, contessa del Castillo e moglie di Don Ferdinando Nin ma che non fu mai realizzata.
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