Sabato, 16 Maggio 2026

 

Un padre e le sue figlie: Genoni la culla della famiglia giuseppina

I disegni di Dio sono davvero misteriosi e difficili da decifrare: ma per chi crede non esiste il caso, tutto rientra in una storia e un progetto amabilissimo! Dio, nel suo amore provvidente, continuamente progetta e realizza il suo piano di salvezza per tutta l’umanità. Non è un caso, dunque, che la congregazione delle Figlie di San Giuseppe, dopo una gestazione nel Seminario Minore di Cagliari, per l’intuizione profetica del segretario dell’arcivescovo Berchialla (siamo nella seconda metà dell’800) approdò nel paesino del Sarcidano, Genoni appunto. Una costante del Dio della Bibbia è quella di optare alla marginalità… per fare cose grandi!

Dio sceglie sempre di partire dalle periferie esistenziali (anche culturali) e storiche; sceglie un piccolissimo popolo, una banda di beduini, vagabondi, sceglie un pastore, Abramo, ma vuole che lasci tutto e lo segua in un paese sconosciuto (a suo tempo te lo indicherò!): passi incerti per noi ma non per Dio che vuole portare salvezza a tutto il genere umano. Questo è il metodo di Dio, almeno del Dio della Sacra Scrittura. Non stupisce, dunque, che l’opera di padre Prinetti parta da Cagliari e riparta, anzi nasca dopo una lunga gestazione, dalla piccola e marginale Genoni, che ne diventa così culla.

Padre Prinetti lo scrive chiaramente, nella sua prima lettera alla comunità di Casa Madre: Egli vi ha chiamato a formare qui una famiglia sotto il patrocinio di San Giuseppe, perché, io credo, ha voluto aver in voi un gruppo di anime che vivendo nell’orazione, nell’umiltà, nella carità fraterna, attirassero le sue benedizioni non solamente sulla casa ma sopra tutto il paese. Davvero padre Prinetti fu il volto della Provvidenza non solo per le sue Figlie ma per tutta la comunità di Genoni.

Felice Prinetti portò grazia e orizzonti nuovi agli abitanti della parrocchia: la sua vita si presenta come un cammino sorprendente, un intreccio di strade che ebbero un unico provvidenziale scopo: realizzare il dono totale di sé e chiederlo per le sue Figlie. Lasciata la sfolgorante carriera militare divenne religioso: una svolta radicale, una vita consacrata segnata da obbedienza, povertà e dedizione. Tante esperienze forti caratterizzano la sua vita spirituale. La tappa di Genoni fu importantissima: padre Prinetti non si limitò a predicare, a confessare, a guidare spiritualmente le persone, ma costruisce, fonda, dà forma concreta alla carità. A Genoni la Congregazione delle Figlie di San Giuseppe viene riformulata non più solo come sostegno alle vocazioni ma come risposta viva ai bisogni del territorio: una presenza capillare, quotidiana, fatta di educazione, assistenza, vicinanza, lavoro per gli operai e carità verso tutto il paese allora ancora fermo a una visione economica di stampo medievale.

Padre Prinetti fu un innovatore sociale, un economo lungimirante, un benefattore, un profeta che iniziò a mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa. Per questo a Genoni il ricordo di Prinetti, e il desiderio della sua canonizzazione, dopo 140 anni è vivissimo e pieno di gratitudine. Mentre le sue Figlie, a Genoni e in tutto il mondo, proseguono con passione a concretizzare il sogno del loro padre fondatore.

Tesori antichi e loro valorizzazione

Nella parte alta del paese di Genoni si erge, con solenne eleganza, l’antica chiesa parrocchiale, oggi intitolata alla vergine e martire Barbara di Nicomedia, ma un tempo dedicata alla Madonna delle Grazie. La parte più antica (e più bella) dell’edificio (da pochissimo restituito al culto, dopo un attento restauro), risale al XII secolo come testimonia la trabeazione gotica del transetto.

Ma l’edificio colpisce anzitutto all’esterno per la sua sontuosa facciata in pietra, dove spicca, accanto al finestrone centrale artisticamente ornato, lo stemma degli Asburgo-Lorena che, nel passaggio dal regno aragonese a quello austro-ungarico (inizi del 1700) lasciò il loro emblema con la Corona imperiale con l’aquila bicipite, a imperitura memoria di un intervento imperiale di restauro e di miglioramento dell’edificio. La torre campanaria, che fino a un secolo fa terminava con un’elegante cuspide, è uno tra i campanili più solenni e alti dell’Arcidiocesi.

Ma è l’interno a regalare uno spazio liturgico grandioso e affascinante. Le parti più antiche sono la crociera in stile tardo gotico e le due cappelle con i relativi splendidi retabli lignei settecenteschi: quello del Santissimo Crocifisso e, dirimpetto, quello dei Santi Coronari, forse provenienti da una chiesa di Cagliari. Nel XVI secolo, la chiesa fu ampliata con una grande navata a capriate di legno. Nel 1654 fu eseguita una radicale ristrutturazione della navata centrale, con la sostituzione delle capriate fatiscenti.

Nel 1706, il maestro Giuanni Efis restaurò la torre campanaria e la facciata. Nel 1808 fu sostituito l'altare maggiore in legno (del 1654), con l’attuale altare marmoreo; fu anche risistemato il fonte battesimale. La parrocchiale essendo un organismo vivo, ha vissuto e vive continui interventi conservativi e migliorativi, che hanno salvaguardato, nel tempo, le forme e la bellezza.

Un interessante museo paleontologico

Tra le meravigliose opportunità educative e culturali, il santuario Nostra Signora del Sacro Cuore (nell’area chiamata Gunventu), il Museo del Cavallo, e quello prinettiano e gli splendidi arredi liturgici e archivistici custoditi nella parrocchiale, a Genoni non ti aspetti di trovare un’eccezionale Museo Paleontologico, Archeologico e Laboratorio didattico (il PARC): un vero museo laboratorio! Il PARC dal 2009 è impegnato nella conservazione e nella tutela dei beni culturali di Genoni con un occhio di riguardo verso la didattica per scuole e le famiglie.

Per questo motivo oltre la metà del museo è dedicata alle attività didattiche, con tavoli, sedute, ma soprattutto strumentazione scientifica che richiama le attività tipiche del paleontologo e dell’archeologo: questa metodologia e questi saperi sono messi a disposizione delle scuole (fin dai primissimi anni) e dai visitatori. Le attività mirano in modo sapiente a coinvolgere famiglie, scuole e soprattutto bambini: desta tantissimo interesse una spettacolare collezione di fossili.

La sezione archeologica affronta, e mostra, un sito archeologico unico: il pozzo nuragico più profondo della Sardegna, di oltre 40 metri. Il percorso paleontologico (informa la curatissima pagina web del Parc), ha inizio davanti a due blocchi di arenaria ricchissimi di ricci di mare: Clypeaster dalla tipica forma discoidale a campana, Scutelle e Parascutelle, sempre ricci di mare, ma con la forma discoidale appiattita, e conchiglie di bivalvi. L’introduzione all’esposizione dei fossili è raccontata da un pannello esplicativo sui meccanismi di fossilizzazione corredato da esempi illustrati nella vetrina adiacente.

La maggior parte dei reperti provengono da un sito ricchissimo e ancora sotto oggetto di studi e rilievi della comunità scientifica, chiamato Duidduru. Museo affascinante che tieni i visitatori letteralmente con la bocca aperta. Nella sezione archeologica vengono raccontate le scoperte nuragiche, puniche e romane del territorio di Genoni.

Si può ammirare un plastico della sommità del colle di Santu Antine con la ricostruzione della chiesa romana, delle fortificazioni puniche, del nuraghe e del pozzo (come accennato) di origine nuragica più profondo della Sardegna.

* A cura di TOZ


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