Iniziamo dalla parrocchiale di Ruinas, che sorge su una bella collina (Santu Miali), risale presumibilmente al 1200 ed era formata da un’unica navata, riconoscibile secondo alcuni studiosi nella Cappella interna oggi denominata della Madonna del Carmelo: questa cappella conserva interessanti motivi romanici, caratterizzata dalla tipica volta a botte bassa, sorretta da imponenti colonne di trachite e ornate da semplici capitelli.
Alcune carte d’archivio e altri dati ufficiali sembrano suggerire che nel Medioevo esistessero due villaggi distinti chiamati Ruinas e Gennana (o Ghentiana) ma che erano guidate a livello ecclesiale da un unico rettore. Intorno al 1600 l’edificio venne ampliato con l’aggiunta di una prima cappella e in seguito con la costruzione della navata centrale, alla quale furono aggiunte, nel secolo successivo, le altre cappelle laterali.
Nella seconda metà del 1800 si giunge alla sistemazione definitiva dell’edificio: vengono realizzate le nuove coperture, la pavimentazione interna e la sistemazione del sagrato e dell’adiacente cimitero. Nuove modifiche vengono apportate in seguito a un crollo avvenuto nel 1917: furono rifatte la volta a botte, i pavimenti e gli altari in marmo, gli arredi, nel 1932 viene edificato il campanile. Negli anni a seguire l’edificio subì altri interventi di restauro, senza però modificarne la struttura: furono fatti la pavimentazione del presbiterio e il sagrato. Nel 1987 vengono realizzati gli intonaci esterni, la tinteggiatura e il manto di copertura in tegole sardi. Anche nel territorio circostante ci sono interessanti segni artistici di un passato glorioso, come la chiesa di Santu Teru (San Teodoro), datata intorno al 1300: sorge a circa 4 km dal paese.
Dalla corte che racchiude la chiesetta, si possono ammirare stupendi panorami, si intravedono la catena del Gennargentu, i monti di Isili, l’altopiano della Giara, i monti del Ghilarzese, il monte Arci e il monte Grighini. La chiesa, davvero suggestiva, ha pianta rettangolare con sagrestia sul lato destro, presenta due speroni sui fianchi in corrispondenza dei capitelli interni sui quali originariamente poggiavano gli archi a sesto ribassato, che sostenevano le travature e la copertura in legno. Fino al 1720 la chiesa era pienamente ufficiata, ciò dimostra la presenza sociale nel villaggio vicino, fino al 1754 quando l’Arcivescovo di Oristano Del Carreto ordinò che fossero ben chiuse le porte minacciando la scomunica per chi osasse profanare la sacralità del luogo. Questa data segna la fine della vita di Ghentiana, la chiesa subì un lungo periodo di abbandono.
Ma la gente ogni anno torna nella zona per una bella festa popolare. Oggi la struttura appare molto ben conservata, non ha subito modifiche strutturali, a parte l’abbattimento del campanile a vela che non è stato mai ricostruito. A Ruinas molti credono che le chiese di San Teodoro in Ruinas, di San Lussorio in Fordongianus e di Santa Susanna in Busachi fossero chiese sorelle e godessero della loro posizione per guardarsi a vicenda e richiamarsi col suono delle loro campane.
Interessante e suggestiva la piccola chiesa di Santa Lucia, che sorge a circa un chilometro da Assolo. L’edificio documenta numerosi rifacimenti realizzati nel corso dei secoli, ma il suo primo impianto, testimoniato da poderosi muri perimetrali e un’interessante zona cimiteriale pare sia del VII secolo. La facciata, scandita da tre porte con archi a tutto sesto, è sormontata da un campaniletto a vela, all’interno, la navata centrale risulta fiancheggiata da due navatelle, entrambe con archi. Sul lato destro si trova la sacrestia, mentre tutto intorno, oltre alle caratteristiche cumbessias, si ha la presenza di un’importante area archeologica con tracce dall’epoca nuragica a quella altomedievale con notevoli resti di strade, abitazioni, sepolture e persino di un pozzo. A breve distanza, emerge un nuraghe complesso il cui villaggio si estende fin sotto la chiesa. La santa è veneratissima in tutta la zona.
Una parola merita anche Villa Sant’Antonio con la sua necropoli di Is Forrus immersa in un paesaggio di grandi tavolati vulcanici. Questa zona cimiteriale è costituita da ben 18 domus de janas. Gli ipogei interessanti sono una ventina: le sepolture sono del tipo a proiezione orizzontale con un sistema di canalizzazione scavato nella roccia che preservava gli interni delle tombe dall'infiltrazione dell'acqua piovana. Sono stati ritrovati due piccoli menhir che fanno pensare che dei betili fossero originariamente collocati all'ingresso degli ipogei quali simbolici custodi dei defunti. Nei pressi delle tombe sono visibili due grosse prominenze della superficie rocciosa, presumibilmente altari per cerimonie funerarie all'esterno delle tombe; hanno forma ellittica e presentano una cavità superiore.
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