Laconi ha dato i natali a Sant’Ignazio, il frate più famoso della Sardegna
Una comunità caratterizzata da accoglienza e tanti valori
Che ci sia un legame fortissimo, viscerale, indissolubile tra Laconi (o come viene spesso chiamata) la piccola Assisi sarda, perla del Sarcidano e il suo più illustre cittadino, fra Ignazio è un dato assolutamente assodato. Questa profonda intesa si è rafforzata nel tempo, e in tutte le ricorrenze che ricordano la vita e la storia dell’umile frate cappuccino, amato non solo nel suo paese nativo, ma in tutta la Sardegna e anche nel Continente.
Ma cosa avrà di così speciale quest’umile fraticello dalla biografia essenziale e assolutamente umile e scarna da attirare, ancora oggi folle di devoti e pellegrini, e non solo nei giorni di metà maggio e di fine agosto, rimane un mistero per gli studiosi di fenomeni di massa e di storia… ma non per il popolo santo di Dio, che sa riconoscere e amare i suoi campioni, cioè i veri testimoni del vangelo. La gente ama i piccoli, i poveri, i veri discepoli del Risorto che hanno vissuto non tanto (e non solo) l’eroismo della fede, ma la preziosità dei valori evangelici come l’umiltà, la pazienza e la carità: la nostra gente ama più i testimoni dei luminari, più i coerenti dei teologi.
Per questo al nostro popolo piace tanto Sant’Ignazio da Laconi, o come spesso ancora lo chiamano e lo invocano le popolazioni sarde, frannaziu: e non è un errore grammaticale (forse lo è per la lingua italiana e per quella sarda), ma non per l’intuizione profetica della gente semplice, che lo chiama così perché riconosce, nel religioso cappuccino di Laconi, una straordinaria capacità di rendere unita, in modo perfetto, la sua profonda identità di uomo religioso, figlio di San Francesco d’Assisi, con la sua radicale essenza di fratello e amico di ogni persona che si avvicina a lui per chiedergli un pezzo di pane. Ignazio non fa attendere nessuno, estrae un pane (magari destinato ai suoi fratelli del Convento di buon Cammino, nel cuore di Casteddu) e lo offre con amore a ogni affamato, come fece Gesù, buon Samaritano. I laconesi non trattengono gelosamente, nel loro cuore, il privilegio di essere compaesani di un santo: ma lo offrono con generosità ai pellegrini e ai forestieri.
La casa natale di Sant’Ignazio e l’accogliente Oasi, nella parte alta del paese, aprono le porte a tutti, sempre! A Laconi tutti ci possiamo sentire a casa, fedeli e tiepidi, santi e peccatori, malati e sani, piccoli e anziani: i frati del convento, abbarbicato accanto alla maestosa chiesa parrocchiale, aprono il loro cuore, e diventano un rifugio per i peccatori, un sollievo per i malati, e una consolazione per le anime in pena.
La cura pastorale attenta e sapiente del grande vescovo milanese Ambrogio sembra guidare tutti, e l’umile povera pecorella di Cristo, fra Ignazio, mostra dolcezza e carità: questi due santi, sotto la cui protezione è posta la Parrocchia, ammantano di grazia e di misericordia la comunità laconese e i pellegrini che continuano a visitare il grazioso paese del Sarcidano, ricco di bellezza, arte e cultura, come quella che si manifesta in modo egregio nello stupendo Parco dei marchesi Aymerich, ricchissimo di alberi e rarità botaniche e, all’interno del castello dei nobili laconesi, nell’interessantissimo Menhir Museum che rivela le tracce profonde della comunità laconese fin dalle prime luci della civiltà.
Il Museo della statuaria preistorica in Sardegna ospita una collezione unica: 40 monoliti-menhir (perdas fittas), alcuni davvero enormi, che documentano lo sviluppo tipologico delle statue antropomorfe nel III millennio a.C. Il percorso museale si articola in dieci sale, con pannelli e supporti multimediali, dedicati a queste statue preistoriche. In una sala sono esposti reperti ceramici, di metallo e in pietra (dal Neolitico antico al Bronzo antico), provenienti da siti megalitici, come i dolmen di Corte Noa e di Masone Perdu. Ecco la cittadina di Laconi: valori culturali e spirituali che strutturano una comunità civile ed ecclesiale viva e vivace.
A cura di Toz
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