Sono passati più di 40 anni da quando le Soprintendenze ai Beni Culturali e Archeologici di Cagliari, a Nurachi, fecero un rinvenimento quasi casuale, durante una serie di lavori urgenti di restauro, un battistero paleocristiano e diverse tombe nuragiche e medievali: le autorità diedero l’incarico di dirigere a una squadra di archeologi e funzionari al giovane archeologo Raimondo Zucca.
I lavori di quell’intervento, che portò a sensazionali scoperte archeologiche, sono state documentate nel prezioso volume (oggi una rarità) di AA.VV. Nurachi storia di una Ecclesia (coi tipi di Editrice S‘Alvure). L’intervento di scavo e il rigoroso studio scientifico sull’intero impianto chiesastico, al di sotto del pavimento dell'attuale edificio dedicato a San Giovanni, ha riportato alla luce una chiesa molto antica, paleocristiana, con un importantissimo battistero, dopo quelli di Tharros e di Cornus, il più importante della storia bimillenaria della nostra Chiesa Arborense, e tra i più antichi della Sardegna. Chiesa e battistero sono datati al principio del VI secolo d.C.
La chiesa è probabilmente da mettere in relazione alle necessità delle popolazioni che abitavano un piccolo centro situato lungo la strada romana che congiungeva Othoca (l’attuale Santa Giusta) a Cornus, inquadrabile come stazione romana e identificabile con il centro Ad Nuragas, citata da antichi documenti come l'Anonimo Ravennate.
La piccola aula liturgica (misura appena 11 metri per 4), ha pianta a croce latina e risulta costituita da un'unica navata absidata e da due ambienti di forma quadrata posti ai lati del presbiterio. L’importantissimo Battistero, ben conservato e tutt’ora visibile, poteva essere raggiunto direttamente dal presbiterio, tramite una porta, oppure dall'esterno, percorrendo un corridoio parallelo al lato meridionale della chiesa.
Altro ambiente importante, speculare al battistero, è stato identificato come un antichissimo pastophorium, una sorta di sagrestia. Al centro del battistero è stata ritrovata anche la piccola vasca battesimale circolare, con l'interno contornato da quattro lobi disposti a forma di croce, con un gradino per la discesa rituale nelle acque battesimali.
La vasca, rivestita di intonaco bianco, era dotata di un canale che consentiva il deflusso dell'acqua in eccesso. Il pavimento del vano era costituito da un semplice piano di calce.
Intorno alla chiesa si estendeva una vera necropoli, con sepolture di diverso tipo (tombe a fossa semplice, a cassone litico, sarcofagi e interessanti sepolture dette enchytrismòi in uso dall'epoca preistorica fino a quella tardoantica, solitamente utilizzata per inumare bambini e neonati: i piccoli defunti venivano deposti all'interno di un vaso o un’anfora di terracotta.
Pubblicato su L'Arborense n. 4 dell'8 febbraio 2026
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