Giovedì, 02 Aprile 2026

 

Nonostante i suoi 87 anni, ogni giorno scende nel suo laboratorio, in via G.M. Angioy a Cabras, e continua a coltivare con l’entusiasmo di un ragazzino, la sua passione per la ceramica. Stiamo parlando di Angelo Sciannella il cui contributo rappresenta ancora oggi un importante punto di riferimento per il panorama artistico e culturale del territorio di Oristano, influenzando nuove generazioni nelle forme e lasciando un’eredità che continua a vivere nella tradizione ceramica locale.

* di Antonello Carboni

Angelo Sciannella arriva a Oristano nel 1962 con una solida formazione artistica. Le lezioni apprese dapprima a Castelli, suo paese natale, e successivamente negli studi di perfezionamento a Venezia, gli permettono di affrontare la Sardegna con la certezza di basi consolidate. Si ritrova nella città dei figoli, nella quale si perpetua da secoli l’arte della ceramica, praticata e tutelata da maestri consociati in corporazione già dal lontano 1692.

In città si confronta con iniziali difficoltà in un mondo cristallizzato, le cui forme, brocche, tegami, conche, orci, versatoi, pentole, sciveddas, quadrelle e altri manufatti, si ripetono immutate nel tempo. La ricerca del bello non era una necessità; prevaleva piuttosto l’urgenza della funzione, dell’utilità, senza ambizioni estetiche né sinergie tra bello e utile. La vicenda artistica di Sciannella subisce quindi improvvisamente un impatto violento con un ambiente rarefatto e chiuso alla sola tradizione.

I primissimi anni di permanenza a Oristano rappresentano per lui un laboratorio sperimentale di linguaggi appartenenti ancora al corposo mondo della ceramica che oltremare aveva assunto connotati di competizione, di vera e propria arte scultorea, che solo nel corso degli anni troveranno una fusione e rielaborazione con l’iconografia locale. A Oristano, eccezion fatta per la Scuola d’Arte Applicata, chiusa dopo appena quattro anni (da ottobre 1925 al gennaio 1929), e per i tentativi di produzione semi-industriale in stile tardo-Liberty della ditta Alquati negli anni Quaranta, diretta da Vincenzo Urbani, la modernità si è scontrata con una economia di sussistenza.

Tuttavia, alcune linee di rinnovamento significative includono il lavoro di Antonio Corriga, il quale, alla fine degli anni Quaranta, intuisce la necessità di modernizzare la visione dei figoli locali per rispondere alle nuove esigenze di mercato. Un'altra iniziativa di rilievo è la fondazione della Scuola d’Arte Ceramica di Oristano nel 1947, progetto redatto da Giorgio Luigi Pintus e diretto ancora da Urbani, che spinge negli anni ‘50 la decorazione dei pezzi su una mescolanza di Art Déco e primitivismo geometrico sardo. Il lavoro di Sciannella rappresenta una svolta per Oristano, introducendo una modalità completamente nuova di concepire la ceramica. Non più artigianato, ripetizione di antiche forme semplicemente decorate, ma arte, a partire dalla progettazione.

Sciannella ribalta il principio secondo cui l’esperienza è l’unico motore della creazione ceramica, integrando invece competenze tecniche, tecnologiche e artistiche. Angelo si distingue ufficialmente a partire dal 1959, anno in cui, tra i sessantadue concorrenti del prestigioso Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza (oggi noto come Premio Faenza), è il ceramista più giovane, vantando dunque alla sola età di 21 anni la sua prima partecipazione.

Sciannella non è un decoratore tradizionale: sperimenta forme, è un plasticatore attento e raffinato, la sua poetica trova una perfetta sintesi nella competenza tecnica e tecnologica che lo contraddistingue. La fusione tra la tradizione figulina sarda e il suo universo simbolico, aperto e contaminato, lo porta a creare opere totalmente nuove per l’artigianato sardo.

Un esempio significativo è il riccio, che realizza sia in grès sia in maiolica. La brocca della festa, nota anche come brocca pintada, spesso confusa con la più semplice brocca della sposa, subisce un’importante rielaborazione. Sciannella elimina gli eccessi decorativi, riportandola a una pulizia formale che ne esalta l’essenzialità del decoro e l’armoniosa esuberanza compositiva. In alcune produzioni raggiunge risultati sublimi; in altre, innova e colma un vuoto non solo artistico ma anche sociale.


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