Mercoledì, 29 Aprile 2026

 

Giuseppe Mallai (noto Pino), nacque a Bonarcado nel 1945, a soli 20 anni lascia la Sardegna per trasferirsi in Inghilterra. La storia dell’arte del Novecento sardo ha sempre avuto molta attenzione per quegli artisti, sardi di nascita o di adozione, che hanno sposato rappresentazioni oggi considerate folcloristiche, sulle quali si fonda l’invenzione della tradizione pittorica sarda.

* di Antonello Carboni

Così è stato per alcuni grandi artisti italiani transitati nell’Isola sul finire dell’Ottocento, e per quelli spagnoli dei primi del Novecento giunti da Roma nel centro Sardegna. Per coloro, invece, che nell’evo contemporaneo hanno espresso un linguaggio meno regionalistico come Pino Mallai, e maggiormente aperti invece agli influssi più internazionali, e non hanno mai praticato il sistema arte fondato dai padri costituenti, o non lo hanno mai messo apertamente in discussione combattendolo, è stato riservato l’oblio.

L’artista originario di Bonarcado non ha fatto né l’una né l’altra cosa, macchiandosi della colpa di non essere stato protagonista nella sua terra. E non è stato neanche lontano dalla sua terra, come lo fu invece Giuseppe Biasi. Così Mallai resta nel dimenticatoio, e la sua storia non figura nelle pagine ufficiali della narrazione artistica sarda. Pino ha però continuato per la sua strada, conscio delle sue capacità e sicuro della sua visione artistica.

Ha lavorato a tele di imponenti dimensioni, che restano esposti in prestigiosi alberghi. Solo poco prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2007, è stato celebrato magistralmente in una mostra antologica presso la prestigiosa Fondazione Stelline di Milano, fondata nel 1986 dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, una illustre istituzione culturale riconosciuta a livello internazionale.

Le opere di Mallai non hanno nulla di naïf, non ricordano né celebrano il passato, né riprendono stilemi identitari che hanno connotato e che, ancora oggi, in un binario morto, denotano una Sardegna folcloristica a fini turistici, soprattutto attraverso i murales.

Le sue creazioni si inseriscono nella storia dell’arte recente, tra quelle di tanti altri artisti che, come lui, hanno contribuito a scrivere la storia a partire dagli ultimi autori della seconda metà del Novecento, che si erano immersi nelle prime forme di espressione di quel linguaggio.

La pittura di Pino Mallai è una pittura evocativa, fresca, una pittura che conosce e mescola assieme il classico e il post moderno, fonde rappresentazioni eteree, attimi di sospensione dell’azione, fortemente simbolica, conferendo ai paesaggi che vestono le scene un ruolo sapiente e determinante nella costruzione armonica di senso della composizione dell’opera.

Pino Mallai è un pittore colto, che si è formato inizialmente alla Saint Martin's School of Art di Londra e successivamente all’Accademia di Brera a Milano. Molte sue opere, anche di grandi dimensioni, sono presenti in alberghi di lusso, sia in Toscana sia nella stessa Milano, appartengono a importanti collezioni pubbliche e private.

Le sue opere si caratterizzano per la dimensione surreale, metafisica, popolate di figure composte, eleganti, che sembrano rimandare ad altre rappresentazioni sceniche che vanno dal Rinascimento a Sandy Skoglund. Le figure femminili, le nature morte ma anche alcuni soggetti religiosi, sono stati l’oggetto di indagine prediletto dell’universo di Mallai.

Nonostante la sua apparente distanza, la Sardegna non l’ha mai trascurata né dimenticata. Nel 2003 accettò infatti di illustrare un testo di Valerio Fais dedicato al suo luogo natale, Bonarcado, un racconto che rievoca l’unico incontro dei regnanti sardi descritto nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado e avvenuto nel 1146 presso l’Abbazia camaldolese.


 

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