Acqua bene comune, rilancio delle funzioni territoriali e revisione della legislazione regionale: su questi temi si è svolto, venerdì 6 giugno a Oristano, il convegno promosso dall’Associazione culturale Senatore Lucio Abis. Un incontro pensato per ricordare come negli ultimi nove anni, la scelta di un ambito unico regionale per la gestione del servizio idrico in Sardegna (Abbanoa) abbia mostrato criticità che ne hanno compromesso gli obiettivi iniziali.
*di Elia Sanna
È stato il presidente dell’associazione, Pietro Arca, a spiegare come studi scientifici, politici ed economici abbiano evidenziato come questo modello non sia ottimale, generando inefficienze e costi di gestione tra i più alti in Italia. Tra le criticità, il fatto che i Comuni, pur essendo soci di Abbanoa, non hanno reale voce in capitolo sul governo del servizio, con una conseguente distorsione della democrazia territoriale: L’organizzazione del sistema va ripensata, ha affermato Pietro Arca, mantenendo la natura pubblica del gestore ma definendo nuovi ambiti territoriali più adatti (per distretto e bacino idrografico) e rafforzando il ruolo degli enti locali.
Durante il convegno si è discusso, quindi, su questi temi in vista di una possibile riforma legislativa inclusiva. Tanti gli interventi a partire da quello di Paolo Sanna, presidente dell’associazione Liberiamo l’acqua, il quale analizzando l’attuale situazione del sistema di gestione di Abbanoa ha spiegato come a distanza di 14 anni dalla costituzione dell’Ambito Territoriale Unico il sistema risulta inefficiente e non rispetta il principio di ottimalità: superata una certa soglia, l’aumento della dimensione comporta costi maggiori, anziché risparmi.
Il presidente del Consorzio di Bonifica di Oristano, Carlo Corrias, si è soffermato con particolare attenzione al tema dei cambiamenti climatici e al problema della desertificazione. Ha sottolineato l’importanza strategica dello sviluppo irriguo nella provincia, che produce il 40% della produzione agricola regionale. Tuttavia, ha evidenziato l’urgenza di una gestione più consapevole dell’acqua, aggravata dal cambiamento climatico in atto. Corrias ha ribadito l’urgenza di misure di adattamento e mitigazione, come l’adozione di un’economia green, la lotta agli sprechi e una maggiore efficienza nella gestione delle risorse.
Luigi Tedeschi, sindaco di San Vero Milis, tra i pochi Comuni che hanno scelto di gestire in autonomia il servizio idrico, una decisione significativa che ha comportato però un impegno strutturale e amministrativo molto rilevante: È stata fatta questa scelta perché risponde meglio alle esigenze del territorio. Tuttavia, le difficoltà non mancano: la potabilità dell’acqua, per esempio, è messa in crisi dall’aumento della salinità, dovuto al cambiamento climatico. Diventa sempre più difficile restare entro i limiti normativi.
Battista Ghisu, commissario straordinario della Provincia, ha ricordato l’importanza della diga Eleonora d’Arborea, realizzata grazie a una visione politica lungimirante, che ha permesso di affrontare un’emergenza idrica storica in Sardegna. Ha però criticato il ritorno a una gestione centralizzata a Cagliari, sottolineando che è nei territori che si conoscono le reali esigenze e problematiche, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dell’acqua, anche a uso potabile.
Ghisu ha evidenziato che le sorgenti sono sempre più scarse e a rischio inquinamento a causa dell’attività industriale, mentre ha riconosciuto al Consorzio di Bonifica il merito di fornire acqua di buona qualità per l’agricoltura. La vera criticità, però, resta l’acqua potabile. Giovannico Crobe, ex direttore del Consorzio di Bonifica ha ribadito che l’acqua deve essere considerata un bene comune, ma si è chiesto se tale concetto sia davvero percepito e condiviso oggi. Ha elogiato il Consorzio per le iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e con le nuove generazioni, fondamentali affinché l’idea dell’acqua come bene pubblico diventi parte integrante della cultura collettiva.
Anche altri interventi come quelli di Maurizio Mallocci, direttore dell’Ente Forestas di Oristano, Sandro Pili, sindaco di Terralba, Giorgio Vargiu, Presidente Regionale Adiconsum hanno evidenziato come negli anni il problema idrico non sia stato affrontato in modo serio e duraturo, con emergenze che si ripetono ogni anno senza soluzioni definitive. Tutti hanno invitato a superare una visione antropocentrica dello sfruttamento delle risorse naturali, tra cui l’acqua, che troppo spesso viene usata come fonte da cui attingere senza curarne il ciclo e il recupero, con conseguenze negative per l’ambiente e la società.
I lavori sono stati conclusi dall’intervento di Gianvalerio Sanna, presidente del Comitato scientifico dell’Associazione Abis: Sul territorio sono rimasti i sindaci, che sono i primi a difendere le prerogative locali e per questo devono partecipare attivamente alla gestione della risorsa idrica, riconosciuta come bene comune dalla Costituzione. L’acqua è una risorsa indisponibile, che non può essere piegata ad interessi personali o di parte. Credo che sia giunto il momento, dopo vent’anni di assenza politica, che i cittadini prendano in mano il proprio spazio di azione, offrendo idee e coinvolgendo le istituzioni locali per garantire il diritto universale all’accesso all’acqua.
E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE
Approfitta delle nostre promozioni: con soli 5 euro il giornale a casa tua, tutte le settimane, sino a dicembre 2025.
CLICCA QUI per sapere come fare