Martedì, 27 Gennaio 2026

 

Giallo come filo conduttore di un percorso costruito con pazienza, sacrificio e una crescita arrivata nel tempo. Elena Capretta è una tra le nuotatrici italiane più interessanti, capace di affermarsi passo dopo passo senza bruciare le tappe. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per questa intervista, in cui ha ripercorso le tappe della sua carriera, dagli inizi nelle Marche fino ai risultati ottenuti con l’Aniene e alle sue prime esperienze internazionali, con lo sguardo già rivolto al futuro.

A cura di Daniele Vargiu


 

Elena, partiamo dalle origini. Dove sei nata e come ti sei avvicinata al nuoto?
Sono nata a San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Le mie prime bracciate le ho fatte con la Cogese, la società dove ho iniziato ad avvicinarmi all’acqua, e successivamente sono passata alla Pool Nuoto Sambenedettese, sotto la guida di Andrea Benedetti, dove ho iniziato a strutturare meglio il mio percorso.

All’inizio vedevi già il nuoto come qualcosa di importante?
No, all’inizio lo vivevo soprattutto come un hobby. Ero molto concentrata sullo studio e non pensavo che il nuoto potesse portarmi così lontano. Mi allenavo meno rispetto a molti miei coetanei e non facevo doppi allenamenti.

C’è stato un momento in cui è cambiato tutto?
Sì, durante il liceo mi sono qualificata per il mio primo Campionato Assoluto. Lì ho visto per la prima volta il mondo del nuoto di alto livello e mi ha colpita moltissimo. In quel momento ho capito che volevo davvero farne parte.

Dopo il liceo arriva Bologna…
Esatto. Mi sono trasferita a Bologna, all’Azzurra ’91, sotto la guida di Fabrizio Bastelli. È stato un passaggio fondamentale: ho iniziato a fare i doppi allenamenti e a vivere il nuoto in modo molto più professionale.

Poi sei stata costretta a fare una nuova scelta.
Sì, quando Bastelli ha smesso di allenare ho dovuto cambiare squadra. Proprio grazie a lui ho avuto l’opportunità di trasferirmi a Roma.

A Roma entri all’Aniene. Cosa ha rappresentato per te?
Tantissimo. All’Aniene mi alleno sotto la guida di Sandro Signori, con cui mi trovo molto bene. È qui che mi sono allenata nel modo migliore, ho vinto molto ed è grazie a questo lavoro che ho ottenuto i migliori risultati della mia carriera.

Quali traguardi senti più significativi fino a oggi?
Ho preso parte ai Mondiali in vasca corta a Budapest, dove ho esordito con la nazionale azzurra e fatto parte della staffetta femminile 4×100 mista che ha migliorato il record italiano della specialità. Nel continuo della stagione, agli Assoluti di nuoto in vasca lunga, sono arrivata quinta, posizione che mi ha permesso di qualificarmi per gli Europei under 23 di Samorin, dove sono arrivata settima nei 100 m delfino. Queste esperienze internazionali per me sono state fondamentali e mi hanno dato grande fiducia nel mio percorso.

italy relay Budapest 2024

Sara Curtis, Benedetta Pilato, Elena Capretta e Sofia Morini dopo il nuovo record italiano della 4x100 mista, sesta ai Mondiali di Budapest. Current photo via Andrea Masini/ DBM


La stagione in vasca lunga non è stata semplice.
Purtroppo ho avuto qualche problema fisico che mi ha costretta a fermarmi quasi un mese, arrivando agli Assoluti non nella condizione ideale. Nonostante questo, sono riuscita a qualificarmi per Samorin e a ottenere risultati che mi hanno dato fiducia e motivazione.

Qual è lo stile che ti rappresenta di più?
Senza dubbio il delfino. È lo stile che mi porto dietro da sempre ed è quello in cui mi sento più forte. È molto dispendioso dal punto di vista fisico, ma è quello che più mi rappresenta. Nel tempo ho lavorato anche sugli altri stili, come il 50 stile libero, ma il delfino resta il mio riferimento.

Quanto ti ha fatto crescere il nuoto anche a livello personale?
Tantissimo. Il nuoto ti insegna costanza, determinazione e responsabilità. È uno sport in cui fai affidamento soprattutto su te stessa: quello che fai ogni giorno, dall’allenamento al riposo e all’alimentazione, si riflette direttamente nella prestazione. È una scuola di vita a 360 gradi.

Che messaggio daresti ai più giovani che fanno fatica a vedere risultati?
Direi di non mollare troppo presto. Nel nuoto ci sono tanti atleti che emergono più tardi. Molti ragazzi smettono perché non vedono risultati immediati, ma non è così che funziona. Io il mio primo vero salto di qualità l’ho fatto dopo i vent’anni. Vale sempre la pena provarci.

Quanto conta l’aspetto mentale nello sport di alto livello?
Conta moltissimo. Ho fatto un percorso con un mental coach, che mi ha aiutata tanto. Mi ha insegnato a concentrarmi sul qui e ora, sulla quotidianità. Ogni allenamento è a sé: ci sono giornate buone e giornate meno buone, ma non bisogna giudicarsi per una singola seduta. L’importante è dare il massimo nella condizione in cui sei in quel momento.

Fai parte delle Fiamme Oro. Puoi spiegare cosa sono e come si entra?
Certo. Sono entrata nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Si accede tramite concorso pubblico, bandito in base alle specialità su cui il gruppo decide di investire. Nel mio caso era dedicato alle gare dei 50 m e 100 m delfino. Gli atleti con determinati requisiti sportivi possono partecipare, viene stilata una graduatoria e chi risulta vincitore entra nel gruppo. È un traguardo importante perché garantisce stabilità e permette di allenarsi ad alto livello.

Spesso si parla di vasca corta e vasca lunga. Qual è la differenza?
La vasca corta è lunga 25 metri, la vasca lunga 50 metri. In inverno si gareggia soprattutto in vasca corta, mentre in primavera ed estate in vasca lunga. La vasca lunga è la più importante perché è quella delle Olimpiadi e delle principali qualificazioni internazionali.

Quanto è importante la famiglia nel tuo percorso?
Tantissimo. Vengo da una famiglia molto credente, con valori forti. Tornare a casa e stare con la mia famiglia è sempre stato fondamentale. In particolare devo ringraziare mia madre e mio nonno materno, che mi hanno accompagnata ogni giorno in piscina facendo tanti sacrifici. Anche mio padre mi ha sempre sostenuta, soprattutto quando ho deciso di andare via dalle Marche.

Se dovessi descrivere la tua carriera con un colore, quale sceglieresti?
Il giallo, il colore dell’Aniene. Lo vedo come un colore di crescita, energia e potenziale. Sento che il meglio deve ancora venire.

Guardando al futuro, cosa ti aspetti?
Nel breve periodo voglio continuare a crescere e migliorarmi. Nel 2026 c’è l’Europeo a Parigi, che è un grande obiettivo. L’idea è arrivarci nella migliore condizione possibile, passo dopo passo.


 

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