Giovedì, 16 Aprile 2026

 

In seguito all’allentamento delle restrizioni nel marzo del 2022, il Covid-19 ha perso il suo appeal, sostituito da informazioni più fresche e appetibili. Tuttavia questa malattia è sempre presente, pertanto non dobbiamo abbassare la guardia ma prestare sempre i dovuti accorgimenti.

* di Alessandro Cabiddu, medico

Qual è la situazione attuale inerente il Covid-19?

I contagi sono sempre presenti e in aumento, come mostrano sia il Ministero della Salute sia i sintomi dei pazienti che giungono in ambulatorio. Il periodo estivo, con la stagione turistica, ha portato a un aumento dei casi e ci sarà, verosimilmente, un aumento anche nel periodo invernale.

Quali sono le varianti più diffuse di coronavirus?

A livello mondiale la variante più diffusa, soprattutto in Asia e in Europa, è la Stratus (XFG). Essa presenta mutazioni della proteina Spike che facilita l’elusione, da parte del virus, del sistema immunitario, consentendo una diffusione e un contagio più rapidi. Dal punto di vista clinico sembra maggiormente associata alla comparsa di raucedine. Altre varianti presenti sono la Nimbus e la XEC, che sta aumentando la sua prevalenza e diffusione per la presenza di un notevole vantaggio di crescita rispetto alle altre varianti. Il rischio per la salute pubblica è comunque basso, non siamo sicuramente in uno stato di emergenza, pur essendo tali varianti molto contagiose.

Quali sono i sintomi attualmente più frequenti?

Dopo 4-5 giorni di incubazione compaiono febbre alta, rinite, sinusite, tosse secca, faringite, mal di testa, congestione nasale, stanchezza, malessere generale, algie muscoloscheletriche. Sono possibili, anche se meno frequenti, sintomi gastrointestinali come vomito, nausea e diarrea che fanno pensare, in prima battuta, a un virus intestinale. Ci può essere un’infezione batterica che si sovrappone al coronavirus; in questo caso possiamo avere l’insorgenza di bronchiti e, meno frequentemente, di polmoniti. Il problema principale si ha con i pazienti fragili, anziani o con altre patologie croniche importanti. Infatti, in questi pazienti, spesso immunodepressi, i sintomi possono essere più importanti (per es. fiato corto e difficoltà respiratoria) e potrebbero portare anche al ricovero in ospedale. Ricordo, infine, che ci sono anche i pazienti asintomatici che, pur avendo contratto il virus, non manifestano sintomi.

Che differenza abbiamo, attualmente, tra l’influenza stagionale e il Covid-19?

Le differenze non sono molte, infatti, non fosse per il fatto che quest’anno l’influenza non si è ancora manifestata, le due patologie sarebbero difficili da distinguere, se non con un tampone. La differenza principale è la durata. Il Covid-19 inizia frequentemente con un mal di gola lieve che poi tende ad aumentare e ad associarsi a febbre e rinite (per cinque o sei giorni); dopodiché possono permanere, anche per settimane, alterazioni del gusto e dell’olfatto, congestione nasale e sinusite. Talvolta, nei pazienti più delicati, si sovrappone una bronchite. Questa è l’evoluzione più frequente da me riscontrata in ambulatorio ma, ovviamente, ci sono variabilità nelle manifestazioni ed evoluzioni, correlate sia al tipo di paziente sia alla variante in circolazione.

Ci può dare indicazioni su come gestire questa malattia?

In presenza di sintomi simil-influenzali (a prescindere dalla positività al Covid-19) consiglio un isolamento perlomeno parziale (pur non essendo obbligatorio), soprattutto se conviviamo con pazienti fragili, utilizzando le mascherine (meglio se FFP2) qualora i contatti siano più stretti. Quando si lavora in ambienti sanitari (come RSA e ospedali) è preferibile stare a casa o, se non se ne può fare a meno, consiglio l’utilizzo costante della mascherina. Poi ricordo anche l’importanza dell’igiene (laviamoci o igienizziamoci spesso le mani). La protezione più importante riguarda la vaccinazione, soprattutto per le persone fragili e per i loro familiari, perché previene o rende meno virulenta la patologia, riducendo anche la trasmissibilità.

Quali farmaci si possono prendere?

Il paracetamolo o l’ibuprofene in caso di febbre o dolori, mucolitici in caso di catarro. Altri farmaci, come antibiotici, vanno valutati caso per caso dopo una visita medica, in quanto servono solo se c’è una sovrainfezione batterica.

Quando si dovrebbe chiamare il medico?

È bene contattarlo per suggerimenti, in presenza di persone fragili, anziane o se i sintomi peggiorano. In caso di difficoltà respiratoria o sintomi più gravi meglio contattare direttamente il 112.


 

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