Domenica, 19 Gennaio 2020

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Martedì 26 novembre, nel Museo Diocesano Arborense, si è svolta un’interessante conferenza sul prezioso Reliquiario di San Basilio, conservato nel convento di San Francesco in Oristano...

di Mario Virdis

A tenerla don Francesco Tamponi, Delegato regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Sardegna e il prof. Salvatore Rubino, dell’Università degli Studi di Sassari. Il reliquiario è una straordinaria opera di argenteria del 1456, fortemente voluta dal terzo marchese di Oristano, Salvatore Cubello de Serra Bas. La preziosa opera, realizzata certamente in tempi diversi, porta all’interno una scatola in argento che custodisce un cranio umano, attribuito a San Basilio di Cesarea. Il nome del grande Padre della Chiesa è contenuto in una iscrizione in lingua greca del secolo XI, incisa lungo il bordo del contenitore. Gli studi sulla preziosa teca sono stati numerosi, tanto che alcuni studiosi, in epoca moderna, hanno avanzato dei dubbi sull’interpretazione del testo greco, mettendo in crisi la precedente attribuzione ed inducendo di conseguenza a sospendere ogni giudizio sull’attribuzione del cranio. Le accurate indagini successive hanno permesso di gettare nuova luce sul mistero di questo singolare oggetto e del suo contenuto, accrescendone l’interesse e il fascino. La conferenza tenuta da don Francesco Tamponi (che di recente ha dato alle stampe un libro che riepiloga la storia di questo prezioso oggetto), coadiuvato dal prof. Rubino, ha consentito al numeroso pubblico presente non solo di venire a conoscenza della lunga storia del manufatto, ma anche di renderlo edotto delle ultime, accurate indagini multidisciplinari che sul reliquario e sul cranio contenuto sono state portate avanti, con l’utilizzo delle più sofisticate tecniche di accertamento oggi possibili.

reliquia san basilio museo diocesano arborense 611200

Un enigma secolare, quello del reliquario di San Basilio, che a distanza di tempo ancora non risulta chiarito del tutto. Mons. Carboni ha subito dichiarato che, da francescano, venne a contatto del prezioso reliquiario circa 47 anni fa, quando era custodito dietro l’altare maggiore della chiesa di S. Francesco a Oristano. Reliquiario che, come del resto riportò nei suoi scritti lo studioso Roberto Coroneo, risulta strettamente legato al famoso Cristo di Nicodemo, custodito nella stessa Chiesa. Ha poi preso la parola il prof. Rubino, che ha reso edotto il pubblico sulle ultime analisi fatte sul cranio effettuate con la biologia molecolare, che hanno chiarito diversi dubbi: dall’età agli eventuali traumi o patologie del soggetto cui apparteneva. Le analisi hanno cercato di chiarire anche l’appartenenza geografica del titolare di quel cranio. Il Giallo del cranio, ovvero la reale appartenenza a San Basilio oppure ad altro santo del periodo, come San Gregorio Nazianzeno, comunque, non è stato ancora definitivamente risolto. È poi iniziata la relazione centrale, di don Francesco Tamponi, che, dopo i ringraziamenti, in particolare rivolti all’Arcivescovo ed ai frati francescani che avevano messo a disposizione la preziosa reliquia, è entrato in argomento partendo dalla dettagliata descrizione del contenitore. Quest’ultimo, composto da 4 parti, porta numerose scritte, certamente di periodi diversi; quelle relative al periodo 1453-54, fatte a Oristano, risultano realizzate nel periodo di governo della nostra città, in particolare del Marchese Salvatore Cubello de Serra Bas, che, ritenendo quel reliquario un oggetto straordinario, fece intervenire sul manufatto originario ben 3 orafi argentieri. La dotta relazione ha evidenziato molti dettagli e particolari, su un oggetto che, anche a detta di don Tamponi, resta non solo una reliquia importantissima, ma un oggetto praticamente unico, una rara e preziosa testimonianza dell’importanza che il Giudicato d’Arborea ebbe in passato per Oristano.

Photo credits: Santino Virdis

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