di Mario Virdis
Indubbiamente una mostra diversa dai soliti standard, apparentemente abbastanza fuori dalle righe.
Come ha potuto osservare il numeroso pubblico presente all’inaugurazione, Simone e Lea nella mostra Nel Tempo hanno messo in evidenza un artistico modo nuovo per rappresentare il viaggio dell’uomo all’interno e all’esterno della sua umanità; lo hanno fatto con l’utilizzo di un linguaggio diverso dalla classica rappresentazione figurativa. Un linguaggio speciale dell’arte, il loro, fatto di simboli a volte anche criptici, ma capaci di attrarre anche in modo forte, di distillare nello spettatore emozioni, di far riflette l’uomo sulla sua natura complessa.
Un’attenta lettura delle opere mette in chiara evidenza il difficile rapporto dell’uomo con il suo percorso di vita millenario, e in particolare il suo rapporto con l’Eterno. Nel Tempo è un viaggio nell’Io dell’uomo, teso sempre alla ricerca di un rapporto particolare con Dio; rapporto complesso, spesso conflittuale, che scatena riflessioni e scatti emozionali di un’intensità assoluta.
È stata la direttrice del Museo a presentare i due artisti, coadiuvata dal curatore della mostra Efisio Carbone. Il pubblico ha ascoltato in silenzio le loro presentazioni fatte nell’ampio cortile del Museo, attratto in particolare dal grande rosario in pietre azzurre posato sul pavimento. Un simbolo forte, che creava un grande cerchio, a significare un ampio spazio aggregante, quasi “un tramite”, attraverso la preghiera, tra l’uomo e Dio. Dopo l’inaugurazione, il pubblico ha raggiunto la sala S. Pio X, dove era esposto il resto delle opere.
Una mostra che ha fatto davvero riflettere. Nelle tele, nelle preghiere racchiuse in piccole nicchie, nelle numerose statuine indicanti il cosmopolitismo che popola il mondo, era possibile scorgere l’affannosa ricerca spirituale che l’uomo continua fin dagli albori della sua presenza. Il grande e variegato mosaico di opere realizzate dai due artisti, indicante molte diversità (culturali, religiose e linguistiche), ha affascinato non poco i presenti.
Una grande tela, intitolata Monumento alle lacrime, sintetizzava praticamente il fulcro del discorso portato avanti dagli artisti. Una tela colossale, di oltre sette metri, dalla forza pittorica straordinaria, sembrava trasmettere la visione di un ponte tra terra e cielo, tra umanità e spiritualità. Lavorato a 4 mani dai due artisti, essi sembrano idealmente presi per mano, stando in volo, lontani da quella terra che li aveva sempre tenuti incollati con la sua legge di gravità, che però loro erano riusciti a superare.
Simone Dulcis e Lea Gramsdorff nelle loro opere cercano costantemente di riavvicinare a Dio l’uomo del Terzo Millennio. Lo fanno in maniera nuova, inusuale, lavorando anche a quattro mani e realizzando opere tali da far concretamente riflettere l’uomo; cercano di convincerlo della sua pochezza, della sua dipendenza totale dal Creatore, cercando di portarlo sulla retta via. La mostra può costituire un momento di riflessione per tutti, invitando l’uomo a seguire la strada giusta, cercando di ritrovare se stesso e nel contempo ritrovare Dio.
La mostra resterà aperta fino al 15 dicembre