Il Museo Diocesano Arborense di Oristano ha compiuto, il 6 maggio scorso, dieci anni. Sebbene un documento del lontano 1929, firmato dall'Arciprete del Capitolo, il can. Carta,testimoniasse già allora la volontà di istituirlo, il Museo è divenuto una realtà istituzionale solo il 6 maggio 2016.
In questo decennio sono state realizzate numerose attività che hanno contribuito a rendere sempre più centrale il dialogo tra la Chiesa e i fedeli, come più volte ricordato in occasione di incontri pubblici dall’Arcivescovo Roberto: noi siamo solo custodi, ma gli spazi e il patrimonio artistico appartengono alla comunità. Questa convinzione ha guidato e consolidato l’azione museale, orientata a valorizzare il patrimonio come bene condiviso e a rafforzare il legame tra istituzione ecclesiale e comunità. Per conoscere meglio il Museo Diocesano Arborense abbiamo rivolto qualche domanda alla direttrice Silvia Oppo.
Direttrice, ci racconta brevemente come è sorto questo museo?
Nel 2002 si presentò l’opportunità di partecipare al bando regionale Cattedrali di Sardegna, sostenuto da fondi europei, che l’Arcidiocesi decise di destinare alla ristrutturazione e al restauro di diversi spazi. Il gruppo di architetti, composto da me, Aldo Lino e Gianfranco Sanna, propose all’Arcivescovo di allora, mons. Piergiuliano Tiddia, di elaborare un progetto per il riutilizzo e il restauro di vari locali della diocesi, adiacenti alla Cattedrale, con l’obiettivo di costituire un insieme strutturale omogeneo da destinare a museo.
Quanto tempo ci volle per vedere realizzata l’opera?
Fui nominata direttrice dei lavori e iniziammo nel 2006, portando avanti l’intervento per fasi successive su una superficie di oltre 1100 mq. Mons. Ignazio Sanna, credendo profondamente nel valore di questo progetto e desiderando fortemente che diventasse un luogo vivo di cultura, conclusi i lavori istituì il Museo Diocesano Arborense nel 2012. Fu aperto al pubblico però solo il 6 maggio 2016.
Qual era il patrimonio artistico iniziale del Museo?
Furono trasferiti con la collaborazione del Capitolo Metropolitano, alcuni argenti e paramenti più antichi e preziosi della Cattedrale, dall’Episcopio il dossale con la Madonna con Bambino e Santi e i Busti reliquiari di Santa Leonzia e San Dionisio in estofado de oro, oltre tesori conservati nel Seminario Arcivescovile e in Cattedrale, come gli antichi codici liturgici. Anche i plutei marmorei e i picchiotti bronzei dell’antica cattedrale romanica divennero patrimonio artistico a disposizione della comunità. Queste opere costituirono il nucleo della prima mostra ufficiale di apertura del Museo.
E poi come avete organizzato l’attività del museo?
Con la rinnovata fiducia di mons. Roberto Carboni, abbiamo proseguito nella nostra mission. Abbiamo sempre cercato il dialogo e la collaborazione con le istituzioni: le scuole, il carcere, le associazioni attive nei percorsi di inclusione, il centro antiviolenza, l’Accademia di Sassari, la Prefettura, le Amministrazioni comunale e provinciale. Ma prima di tutto ci siamo messi in ascolto. Abbiamo costruito una rete di relazioni anche con il mondo del collezionismo privato e con gli artisti del panorama sardo e non solo. Relazioni che ci hanno permesso di offrire ai nostri pubblici un’idea di museo contemporaneo, aperto, inclusivo, condiviso e partecipato.
Avete dialogato anche con gli altri Musei Diocesani?
Assolutamente sì. Abbiamo capito fin da subito che non potevamo limitarci alla conservazione e all’apertura al pubblico. Ci siamo confrontati con le linee guida internazionali dell’ICOM, organismo collegato all’UNESCO, per superare l’idea del museo polveroso. Ci siamo iscritti all’AMEI, l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, che promuove la formazione e numerosi progetti, soprattutto legati all’arte contemporanea.
Papa Francesco incontrò i direttori dei musei diocesani, cosa le disse?
Nell’udienza del 24 maggio 2019 ribadì che il museo contribuisce alla qualità della vita delle persone, creando luoghi di incontro, prossimità e costruzione di comunità. Questa visione ha orientato il nostro cammino: essere un museo al servizio della comunità, capace di generare legami, di accogliere, di restituire senso.
Oggi cosa è diventato il Museo?
È certamente un punto di riferimento a livello regionale: un museo dinamico, accreditato nel sistema museale regionale e sempre più accessibile.
Un sogno?
Creare per il nostro pubblico una qualità dell’offerta sempre maggiore.
A cura di Antonello Carboni
E' questo il tempo giusto per abbonarsi a L'ARBORENSE
Il giornale direttamente a casa tutte le settimane.