Esiste un luogo in cui le regole della quotidianità si trasformano e le scelte diventano il riflesso di desideri nascosti: è il mondo immaginato da Margherita Muscas nel suo ultimo libro, Il Metamondo.
* di Franca Mulas
Un'opera che invita il lettore a esplorare i confini tra realtà e possibilità, tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. Il romanzo propone anche una riflessione sul valore della tradizione, messo in discussione da una cultura sempre più orientata alla velocità e da una tecnologia che impone ritmi spesso alienanti. Il ritorno al passato, suggerisce l'autrice, non è un gesto nostalgico, ma un modo per recuperare profondità, consapevolezza e autenticità nei rapporti umani.
Margherita Muscas, ex bancaria, abita a Oristano, è già autrice di Sogni di vita e Sarà sempre primavera, opere appartenenti a un genere diverso rispetto alla sua ultima pubblicazione. La sua curiosità vivace e il suo sguardo attento sul mondo, diventano fonte di ispirazione per storie che nascono dal desiderio di comprendere l'animo umano. Nell'intervista che segue, l'autrice racconta la genesi del suo universo narrativo, il legame con i personaggi e il messaggio che desidera lasciare ai lettori.
Il suo libro è stato definito distopico: quali influenze letterarie, cinematografiche o personali hanno contribuito alla costruzione del mondo narrativo?
La distopia è l'opposto dell'utopia: se l'utopia descrive una società ideale e perfetta, la distopia mostra un futuro oppressivo e disumanizzante. Nel mio racconto traggo ispirazione da eventi reali, proiettandoli in un mondo futuristico dove fiducia e speranza guidano i personaggi verso il Metamondo. Tra le influenze ci sono The Truman Show e romanzi come 1984 di Orwell. Il concetto di utopia, coniato da Tommaso Moro nel 1516, indica qualcosa di bello ma irrealizzabile, ideale che ispira filosofi, scrittori e cantautori. Qualcosa dunque di irrealizzabile, ma a cui l'uomo da sempre tende con gli ideali e i sogni, come obiettivo per colmare la distanza tra la realtà e l'idea di perfezione.
Uno dei personaggi è una donna lungimirante e intuitiva. Quali sfumature dell'animo umano la sorprendono di più quando guarda attraverso di lei?
L'animo umano si rivela nelle sue tensioni più sottili: luce e ombra, speranza e paura, istinto e ragione. Custode della vita e delle tradizioni, percepisce ciò che è invisibile agli altri, guidando con saggezza chi è smarrito e mostrando quanto la coscienza umana sia insieme potente e fragile. Ogni gesto suo porta con sé memoria e futuro, come se il tempo stesso si piegasse alla sua presenza. Ascolta il silenzio e legge tra le pieghe dei cuori, scorgendo verità che sfuggono alla fretta del mondo. La sua intuizione non è solo guida, ma specchio di ciò che ognuno teme e spera di essere. In lei, la vita si fa ponte tra ciò che è e ciò che potrebbe diventare.
Se un lettore, tra 50 anni, aprisse Il Metamondo, quale sentimento o riflessione spera possa provare?
Credo che tra cinquant'anni un lettore guarderebbe il Metamondo con un sorriso, con un po' di ironia, proprio come oggi osserviamo le cabine telefoniche degli anni Ottanta rispetto alla velocità dei messaggi via Internet e social. Tecnologie e strumenti cambieranno ancora, inevitabilmente, ma ciò che rimane costante è lo spirito umano: la coscienza, la morale, i valori e l'impegno per la salvaguardia del pianeta. Su questo terreno fertile, credo, si potranno sempre costruire nuovi scenari reali, percorribili, e persino utopistici.
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