Sabato, 02 Maggio 2026

 

Il popolo sardo non ha mai abbandonato la propria identità, esprimendo a suo modo, anche nei proverbi, il suo pensiero.

di Bruna Pisci

Custode delle tradizioni orali, come abile cantore, attraverso i proverbi è riuscito a racchiudere, in poche parole, millenni di esperienze nell'arco della sua storia. Espressioni curiose riferite ai vari momenti della vita comunitaria che, spesso, attraverso una battuta che non ammette repliche, davano corpo alla realtà vissuta. Una notevole memoria storica che fa parte del folklore e della tradizione.

Immagine delle credenze più profonde, i proverbi rappresentano una miniera per la ricerca demo-antropologica e linguistica, perché conservano le tracce di epoche lontane. Aprile, al centro della primavera, si presenta come un mese che sa di soavità, di gradevolezza e di amore, probabilmente perché tra le diverse ipotesi sull'etimologia c'è quella che ne identifica l'origine dal greco aprhos, cioè la spuma da cui secondo la leggenda sarebbe nata Venere (Afrodite nella mitologia greca). E proprio alla dea dell'amore era dedicato il mese di aprile.

Per altri, il nome deriva dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si schiudono germogli e fiori. Mese di ripresa e di risveglio durante il quale la terra presenta le prime preziose fioriture, offrendosi nel contempo nelle condizioni migliori per essere arata e seminata: nell'antico calendario romano si svolgevano tre festività legate alla fertilità e alla coltivazione dei campi. L'arrivo di aprile, dunque, segna il cammino verso la primavera. Spesso, però, quando le giornate iniziano ad allungarsi e le temperature a stabilizzarsi su valori più miti, l'inverno torna improvvisamente a farsi sentire con gli ultimi sussulti, con freddo, piogge e persino neve.

Per quanto la primavera sia nel vivo e la bella stagione avanzi, in aprile non devono stupire saltuarie ricadute invernali. Nella cultura contadina, un aprile piuttosto piovoso significava ottenere un abbondante raccolto. I nostri avi, da sempre, hanno osservato gli eventi metereologici con attenzione ereditando, di generazione in generazione, un imponente bagaglio di conoscenze trasmesse nel tempo attraverso la tradizione orale e i proverbi, i quali, hanno sempre quel tocco di fantasia popolare e quel dono di sintesi che li rende facilmente memorizzabili.

Uno in particolare, noto soprattutto a chi lavora la campagna, evidenzia ancora una volta l'estrema variabilità del clima in questo periodo dell'anno che, passando repentinamente dal primo caldo primaverile al gelo tardivo, segna un netto capovolgimento delle condizioni atmosferiche. Questa brusca variazione considerata un vero e proprio colpo di coda dell'inverno rappresenta una seria minaccia per l'agricoltura, in un periodo in cui molte colture hanno già iniziato il loro ciclo vegetativo. Un proverbio ammonisce che fidarsi della buona stagione ad aprile è come fare i conti senza l'oste, cioè decidere qualcosa senza tenere conto di chi è coinvolto nella vicenda: Abrili, torrat su lèpiri a cuili (aprile fa rientrare la lepre nel suo rifugio). Il riferimento è all'instabilità metereologica che caratterizza talvolta questo mese.

Del detto esiste anche la variante: Abrili, torrat su lèpiri a cuili e sa fiuda a su foxili (aprile fa rientrare la lepre nella tana e la vedova al focolare), dove su foxili è l'antico focolare domestico. In aggiunta, lo stesso proverbio a seconda delle zone, conosce differenze riguardo l'animale preso come riferimento. Può capitare di sentirlo riportare anche in questo modo: Abrili, torrat cani a foxili, cioè nel mese d'aprile torna il cane al focolare, oppure con una formula ancora più antica: Abrile, torrat porcu a suile.

Il termine suile, logudorese, si riferisce all'antico rifugio per maiali nei boschi di quercia preparato per l'inverno, dove l'animale trovava rifugio. Spesso ci siamo chiesti se i proverbi tramandati da generazioni, siano solo modi di dire o abbiano un fondamento di verità: in alcuni casi, tuttavia, sembrano calzare a pennello.

Ma al di là del tono sentenziato o meno, essi riflettono esperienze quotidiane, valori e insegnamenti universali. Un patrimonio ricchissimo che ha saputo coniugare nel tempo la lingua colta e letteraria con la lingua popolare, di cui hanno spesso incorporato vitalità, schiettezza e ironia.


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