Il 20 giugno al Museo Diocesano, nell’ambito della rassegna Racconti di Sardegna, si è svolta una conferenza dal titolo I luoghi di sepoltura della città di Oristano dall’epoca romana al XX secolo. A guidare la conferenza è stato Raffaele Cau, che ha illustrato un lungo studio realizzato con lo scopo di censire in ordine cronologico, attraverso i documenti d’archivio, la bibliografia, il materiale fotografico ed epigrafico, gli scavi archeologici e altre fonti storiche a disposizione, quelli che sono stati i luoghi di sepoltura della città di Oristano, con particolare riferimento alla Cattedrale, dall’età romana imperiale fino alla istituzione messa in funzione del Cimitero Comunale (1840).
Dell’epoca romana imperiale si hanno notizie di almeno tre aree adibite a necropoli e localizzate nei pressi di chiese extraurbane (San Martino, San Giovanni dei Fiori e San Nicola di Gurgo) in linea quindi con le prime disposizioni romane stabilite, in materia di sepolture, (Leggi delle XII tavole), compilate nel 451-450 a.C., e in particolare quelle della Tabula X che al punto I proibiva la cremazione e il seppellimento dei defunti nella città. In epoca alto-medievale cambiarono le regole e il modo di concepire gli spazi dei vivi e dei morti, si diffuse l’usanza di consentire le sepolture nei centri abitati, all’interno delle chiese e negli spazi circostanti. Di epoca bizantina (VI-VII secolo d.C.) sono i cinque sepolcri individuati nella piazza Duomo, durante i lavori del 1987, che portarono alla luce anche i resti dell’antica scalinata medievale.
Di epoca medievale ci sono giunti i frammenti di alcune sepolture (una presso il battistero della cattedrale) e le epigrafi del canonico Filippo Mameli (+1349) e della giudicessa Costanza di Saluzzo (+1348) quest’ultima conservata nella chiesa di Santa Chiara; si può supporre che altre tombe medioevali dei Giudici e degli arcivescovi arborensi potrebbero trovarsi ancora integre (tre metri al di sotto del piano di calpestio dell'attuale Duomo), ricoperte da una spessa coltre di terra e macerie (l’interramento e l’innalzamento è dovuto alla ricostruzione della Cattedrale tra il 1729 e il 1745).
In epoca moderna quasi tutti gli edifici ecclesiastici di Oristano furono utilizzati per inumare i cadaveri, soprattutto durante la peste del 1652-57 e la grande carestia del 1680-81 che decimarono, e ridussero drasticamente, la popolazione arborense (in questo periodo storico si intensifica la nascita e l’attività delle confraternite che avevano anche il ruolo fondamentale nel dare degna sepoltura ai mort)i. Si è arrivati così a catalogare 24 macro luoghi di sepoltura con tre grandi cimiteri destinati alle persone più povere (attorno alle chiese di San Sebastiano, dello Spirito Santo e della Cattedrale) e 22 edifici ecclesiastici (praticamente quasi tutte le chiese oristanesi) che nel loro interno accoglievano le spoglie mortali delle persone benestanti. La cattedrale di Santa Maria Assunta ancora oggi accoglie al suo interno i monumenti funebri di cinque arcivescovi, quelle dei monsignori Antonio Nin (+1740), Maurizio Nicolò Fontana (+1746), Luigi Emmanuele Del Carretto (+1772), Antonio Soggiu (+1878) e Giuseppe Cogoni (+1947), e del canonico Luigi Tola (+1829).
Tanti altri arcivescovi furono sepolti nella cripta sotto il presbiterio (i documenti d’archivio ci tramandano i nomi dei monsignori Giovanni Antioco Azzei, Giovanni Maria Bua e Giovanni Saba) questo, infatti, era il luogo privilegiato per la sepoltura degli arcivescovi arborensi (in cornu Evangelii) e dei canonici (in cornu epistolae).
R.C.
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