Mercoledì, 01 Luglio 2026

 

Prosegue, senza soste, la Visita pastorale. Ancora qualche tappa fa parte dell’itinerario programmato all’interno delle parrocchie che appartengono al Vicariato foraneo Nostra Signora del Sacro Cuore. Tra queste, le comunità di Nuragus e Nurallao che, dal 2023, sono guidate da don Patricio Kuncewicz, sacerdote di origini argentine incardinato nella nostra Arcidiocesi nel 2015. Al parroco abbiamo rivolto alcune domande per capire con lui come le comunità di Nuragus e Nurallao si stanno preparando all’incontro con l’Arcivescovo Roberto.  

Anche le sue due parrocchie si accingono a vivere l’evento, per molti versi, straordinario, della Visita Pastorale. Come le comunità l’hanno preparato?

Le parrocchie non hanno preparato la Visita Pastorale con attività propedeutiche specifiche ma hanno intensificato, valorizzato e indirizzato, anche in tale direzione, quanto già caratterizza il piano pastorale (incontri culturali, momenti di preghiera…). Lei usa l’espressione evento straordinario, noi vorremmo fosse straordinario solamente in relazione ai tempi e ai luoghi: è nostra intenzione accompagnare padre Roberto in luoghi abitati, e non in spazi anonimi, e concedergli e concederci tempi dilatati, e non accelerati, affinché il suo fermarsi divenga opportunità di crescita nella professione della nostra fede, nell'esercizio della carità e nella mobilitazione della speranza. Noi vorremmo che, al contempo, fosse un processo ordinario in relazione ai modi: è nostra intenzione vivere con l’Arcivescovo la quotidianità della vita parrocchiale, vivere l’essere Chiesa anche attraverso il fare di due comunità che, seppur differenti per storie e possibilità, non esitano a mettersi in gioco, a osare la sequela di Cristo, ad assumere il punto di vista di Zaccheo. Ho usato il noi perché non ho pensato, ideato e progettato il percorso in solitaria ma sempre in sinergia con i due Consigli pastorali. Una focalizzazione sull’evento c’è stata e ci sarà. Nelle settimane precedenti con il rosario meditato serale, abbiamo pregato per le famiglie e la comunità, e ci sarà l’adorazione eucaristica serale nelle settimane che seguiranno: dinanzi a Lui pregheremo per noi… Ecco: una visita che illuminerà, guiderà e sosterrà il nostro piano pastorale.

L’Arcivescovo, nella lettera pastorale che ha tracciato il cammino della Visita, ha affermato che è suo preciso intendimento voler incontrare tutti, nessuno escluso. Può illustrarci i punti principali del programma della Visita a Nuragus e Nurallao?

La Visita pastorale offrirà a ciascuna comunità tempi, luoghi e modi per l’incontro con tutti, nessuno escluso, sarà l'occasione per l’ascolto reciproco, per l’analisi dei punti di forza e di fragilità, per la riflessione su paure e speranze. Considero l’arco di tempo di attuazione un privilegio liturgico e voglio pensare, come sostiene una parrocchiana, che le coincidenze sono spesso Dioincidenze: a Nurallao l’esperienza avrà inizio domenica 31 maggio con la celebrazione della Messa nella solennità della Santissima Trinità, a Nuragus il 7 giugno nella solennità del Corpus Domini. Due date-seme che auspico generino impegno di vita (personale, comunitaria) e germoglino aperture di cuore nelle Sante Messe, negli incontri con gli organismi parrocchiali di partecipazione, nelle catechesi sulla Parola, nelle veglie di preghiera, nelle assemblee parrocchiali… Due celebrazioni, provocatorie e dirompenti che, se vissute in pienezza, ci daranno la forza per vivere un’esperienza di Chiesa in uscita e, al contempo, per farci sostare, con accresciuta consapevolezza e dinamica appartenenza, nella comunità-casa.

Lei è argentino di nascita: viene, come papa Francesco, da un altro ambiente anche ecclesiale. Come si è integrato nel clima culturale e di religiosità del popolo sardo?

La ringrazio per questa domanda che mi permette di condividere una mia profonda convinzione culturale in genere e pastorale in specie. Riprendo il pensiero di due uomini di Chiesa, nell’accezione più profonda e ampia, il beato Tonino Bello e Papa Francesco. Il vescovo pugliese definisce la Pentecoste una festa difficile perché provoca l'uomo e lo invita a liberarsi dai complessi dell’ostrica, che gratifica nelle lusinghe del passato, dell’una tantum, che promuove eventi ma non attiva processi, della serialità, che ricerca lo standard. Il pontefice, mio conterraneo, definisce la pietà popolare il sistema immunitario della Chiesa, un tesoro di fede vissuta nel qui e ora, un tesoro che evangelizza, una ricchezza maturata in tempi e luoghi comunitari. Ecco io condivido il pensiero di Francesco e mi accosto al patrimonio religioso e culturale del popolo sardo in prospettiva pentecostale: colgo le diversità, cerco di interpretarle nella certezza che l'essenziale ci accomuna e l’accessorio ci affascina. Essendo convinto che ogni forma di religiosità popolare sia un’occasione di evangelizzazione, cerco di lavorare perché ogni manifestazione sia pensata e fondata sulla nostalgia di futuro.

Sappiamo che, e non da oggi, lei è sensibile ai valori culturali e formativi che devono innervare l’azione missionaria della Chiesa. Che progetto sta attuando nella sua pastorale?

Prendendo spunto dalla domanda precedente, penso che la formazione, non solo cristiana ma anche culturale e umana, debba essere una componente necessaria dell’essere Chiesa. L’essere cristiani si incarna nell’umanità che ciascuno di noi porta con sé. Con questa consapevolezza le nostre Comunità si adoperano per approfondire, crescere e dare ragione della nostra fede, tenendo sempre presente che il Vangelo continua a parlarci nel qui e ora per diventare non solo cristiani credenti, ma anche credibili. Oltre alla formazione umana e culturale, in questo anno ci stiamo impegnando nel percorso Capisci ciò che fai? Si tratta di catechesi mistagogiche mensili sulla celebrazione eucaristica che ci aiutano non solo ad approfondire il vero senso delle nostre celebrazioni, ma anche a compiere un salto di qualità: passare dall’essere spettatori, all’essere protagonisti, nella consapevolezza che l’intera è chiamata a celebrare il mistero di Cristo morto e risorto per noi.

Ci sono laici formati, associazioni anche del volontariato che collaborano? Ci parli degli organismi parrocchiali, le Confraternite, la catechesi, i cori, i Consigli pastorali: cosa si aspettano le sue comunità dalla Visita dell’Arcivescovo?

Le nostre Comunità parrocchiali sono caratterizzate dalla presenza di cristiani che, secondo i propri doni e i carismi, si mettono al servizio della Chiesa, intesa come Corpo di Cristo di cui si sentono membra vive e operanti. Cristiani che non hanno la presunzione di sentirsi arrivati, ma colgono la sfida di appartenere a un popolo unico in cammino e, perciò, disponibili a mettersi in ascolto della Parola di Dio e a declinare il messaggio di salvezza nella quotidianità della loro esistenza. Nel camminare insieme, ogni singolo parrocchiano, desidera sentirsi accompagnato e incoraggiato dalla Chiesa universale, diocesana e locale. Pertanto, la Visita pastorale non è certamente attesa nei termini di un mero adempimento burocratico ma auspicata nella forma dell’incontro, dell’accoglienza, dell’ascolto e del dialogo tra il pastore e la porzione di popolo di Dio a lui affidata.

Grazie, buona Visita!

Intervista a cura di Tonino Zedda


 

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