Martedì, 09 Giugno 2026

 

L’Oratorio delle anime una tra le prime chiese

Nel territorio delle quattro comunità sembra quasi nascosta, e lo è certamente, almeno per gli sguardi distratti o per chi non conosce bene questa zona: è lì l’antichissima chiesa denominata Oratorio delle Anime ma anticamente, e con più precisione, dedicata a di San Nicola di Myra. È lì da 1700 anni: una tra le chiese più antiche di tutto il Mediterraneo.

Un edificio, dicono gli studiosi, costruito con le linee dell’arte tardo visigotica e con intense influenze bizantine. Anticamente forse c’era una caserma militare costruita come avamposto a vigilare il commercio imperiale, di questa parte della Sardegna, in un preciso punto dello stradario romano: la Via Maxima. Era uno snodo commerciale per favorire e vigilare sullo scambio di merci e per esercitare sul popolo le pretese erariali di Roma attraverso dazi e gabelle.

Nel primo Medioevo questo toponimo è definito Marsima, ed è documentato fin dal 1357-59; gli studiosi farebbero derivare dall'ubicazione dell'abitato lungo la via maxima, attiva in età romana fra Tharros e Forum Traiani (odierna Fordongianus).

Ma l’origine tardo bizantina è ormai certa oltre che da alcune sue caratteristiche architettoniche, dall'antica dedica a San Nicola, vescovo di Myra. L'Oratorio delle Anime a Massama è un piccolo edificio cruciforme, interessante come esempio di monumento minore della vicenda architettonica della Sardegna paleocristiana e medievale.

L’impianto altomedievale è chiaro come pure gli interventi successivi di epoca romanica (prima metà XIII secolo). L'edificio, perfettamente conservato dopo attenti restauri è in calcare e pietra vulcanica e ha pianta cruciforme. Il braccio E è sostituito da un'ampia abside, caratterizzata dal profilo a ferro di cavallo sia in pianta, sia in alzato.

All'incrocio dei bracci si innalza un tiburio ottagonale che cela quasi totalmente la cupola. La facciata a spioventi presenta un paramento liscio privo di finestre o parti aggettanti; l'unica interruzione nella muratura in conci di arenaria e basalto di media pezzatura è rappresentata dal portale d'accesso, caratterizzato da estrema semplicità.

Poco sopra il portale si può notare un filare di conci in arenaria in cui sono state scavate le sedi per i bacini ceramici. Un bacino ceramico andato disperso era nel quinto cantone, in asse con il portale e il sovrastante campanile del tipo a vela.

Nonostante l'intonaco, è facile notare come il campanile non sia dello stesso materiale della facciata, bensì in mattoni cotti, fatto che induce a ritenere si tratti di aggiunta. Questa meravigliosa e misteriosa piccola chiesa, praticamente sconosciuta prima degli anni ‘70 del secolo scorso, è stata analizzata da eminenti storici dell’arte come Renata Serra, che l'ha inserita nel novero dei primi edifici cruciformi della Sardegna, individuandovi modi tipici dell'architettura ispanica di età visigotica.

Successivamente l’indimenticabile studioso prof. Roberto Coroneo ha focalizzato l'attenzione sulle strutture risalenti all'età giudicale. L’impatto culturale dunque è notevole, ma è soprattutto la spiritualità delle comunità parrocchiali che testimonia le antiche radici cristiane della zona che l’Arcivescovo si accinge a visitare.

Pubblicato su L'Arborense n. 7 del 1 marzo 2026


 

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