Dopo le prime due tappe vissute a Cabras, nella Pieve di Santa Maria e nella parrocchia del sacro Cuore, l’Arcivescovo Roberto prosegue nella sua Visita Pastorale facendo tappa a Solanas, frazione del Comune di Cabras. La comunità parrocchiale è guidata da mons. Maurizio Spanu al quale abbiamo rivolto alcune domande per presentarci la realtà solanese dal suo punto di vista.
* a cura di don Tonino Zedda
Essendo parte integrante di Cabras, in quanto frazione, la comunità di Solanas sta già vivendo l’esperienza della Visita Pastorale. Ma da domenica 25 gennaio avrà un momento d’incontro tutto suo. Possiamo chiederle come la parrocchia si è preparata a questo grande evento?
Ci siamo preparati con tanta semplicità. Riteniamo sia importante che il Pastore diocesano incontri la comunità nella verità del suo cammino, coi suoi pregi e anche coi suoi difetti. Il programma degli eventi permetterà a ogni fedele di ascoltare l’Arcivescovo e di esser da lui ascoltato. Da alcune settimane recitiamo ogni giorno, al termine della Santa Messa, la preghiera della Visita, composta dall’arcivescovo Roberto, che ci fa chiedere al Signore di aiutarci a spalancare le porte del cuore, prima che delle strutture e delle iniziative.
L’Arcivescovo sia nella lettera pastorale che il giorno dell’indizione ha affermato di voler incontrare tutti, nessuno escluso. Può illustrarci i punti principali del programma della Visita a Solanas?
Insieme alle due parrocchie di Cabras abbiamo condiviso la visita alle scuole, site nel nostro territorio, sia la Primaria che le Medie, quest’ultima frequentata dalle ragazze e dai ragazzi anche di Solanas, concluderemo insieme martedì 27 gennaio con l’incontro con la scuola primaria di Solanas, frequentata da molti bambini di Cabras. Abbiamo condiviso la Visita dell’Arcivescovo al cimitero, al mondo del lavoro e al Municipio. Domenica 25 gennaio inizieremo con la Santa Messa solenne, cui seguirà un momento di convivialità per tutti. Nei giorni a seguire l’Arcivescovo offrirà alcuni momenti per colloqui personali e confessioni, poi la visita ai malati, l’Assemblea comunitaria, in cui saranno presentati i vari gruppi della parrocchia, la celebrazione dell’Eucaristia nella chiesa parrocchiale e nell'antica chiesa di San Pietro, già sede del cimitero di Solanas fino al 1937. La Santa Messa di conclusione è prevista per venerdì 30 gennaio.
La marginalità, le periferie, essere lontani dai grandi snodi sociali e politici: lei guida una parrocchia che è frazione di Cabras dal 1922. Vi sentite ai margini oppure proprio per questa condizione si è sviluppato un senso fraterno e di solidarietà maggiore? Come si vive a Solanas: ci racconti luci e ombre… se ce ne fossero.
Solanas è cambiata tanto negli ultimi decenni. Essere uno snodo tra Cabras e Oristano ha fatto sì che sia cresciuto urbanisticamente, ma non nel senso di appartenenza, che salvo eccezioni rimane di chi è di Solanas da sempre. La maggior parte dei trasferiti a Solanas continua a gravitare su Cabras e su Oristano, anche nella vita parrocchiale. I solanesi in generale sono abituati e costretti a spostarsi; dunque, vivono l’incontro fraterno con grande serenità. Ultimamente abbiamo la farmacia, ma ci si sposta per i medici, per il cimitero, per molte attività commerciali necessarie. Essendo io di Cabras, posso permettermi di affermare che… siamo noi cabraresi a faticare nel riconoscere l’identità autonoma di Solanas, considerandolo piuttosto come un grande quartiere, un po’ distaccato, di un unico paese. Ma in realtà siamo due paesi in un solo Comune. Oltretutto, Solanas è più antico, precede Cabras nella storia: questo riconoscimento identitario è il presupposto di una crescita maggiore nella fraternità e nella solidarietà.
Oltre la parrocchia di Solanas, l’Arcivescovo le ha chiesto anche altri impegnativi ministeri: deve guidare la Caritas diocesana e fare da assistente spirituale nel Carcere di Massama. Come riesce a conciliare tutti questi ambiti?
Oltre alla parrocchia vivo ministeri ampi, obiettivamente gravosi ma molto motivanti e arricchenti, perché mi offrono il modo di servire Cristo e la Chiesa sotto sfaccettature tanto diverse, soprattutto nel volto degli ultimi e degli scartati. I miei parrocchiani sanno che non è sempre possibile conciliare tutto: mi sento voluto molto bene e rispettato anche in questo.
Nel suo percorso formativo universitario, a Cagliari prima e a Roma poi, lei ha approfondito la Sacra Scrittura: questi studi certamente arricchiscono il suo ministero sacerdotale. Cosa può dirci?
Quando nel 2014 mons. Ignazio Sanna portò il Presbiterio a visitare Benedetto XVI, raccontai al papa emerito che avevo iniziato gli studi di Teologia biblica ma che non li avevo conclusi – li ho potuti ultimare solo nel 2021 – per dedicarmi alla pastorale. Lui, col suo sguardo profondo, mi disse che questo mi permetteva di comprendere meglio la Parola di Dio. È così.
Nelle settimane precedenti la Visita Pastorale anche la sua comunità ha accolto i Convisitatori. Oltre la parte burocratica, la visita ad res (alle cose e alle strutture), quale è stato l’impatto ecclesiale di questo momento?
Di questa Visita son stato il primo parroco in assoluto ad accogliere i Convisitatori. Per quanto mi riguarda, credo che anche questa forma di verifica garantisca il mio operato amministrativo, rispetto al quale sento responsabilità, perché la parrocchia non è mia, ma la servo. Rispetto alla comunità, la visita reale ha visto valorizzata l’opera di tante persone che, giorno dopo giorno, si impegnano a tenere in ordine gli ambienti e le strutture per il decoro e la devozione di tutta la comunità.
Ci parli, infine, degli organismi ecclesiali, la catechesi, le Confraternite, la ministerialità, della comunità: cosa vi aspettate dalla Visita Pastorale?
Viviamo un momento di crisi dell’associazionismo e dei gruppi, anche in ambito parrocchiale. Proviamo a crescere nel senso di comunità. Dalla Visita del nostro Arcivescovo ci attendiamo di essere ascoltati, riconosciuti, incoraggiati, motivati e corretti.
Grazie: Le auguriamo buona esperienza ecclesiale!
Pubblicato su L'Arborense N. 2 del 25 gennaio 2026
E' questo il momento giusto per abbonarti a L'Arborense
Clicca qui per sapere come fare