Martedì, 17 Marzo 2026

 

Annunciata con solennità durante l’ultima Messa Crismale, inaugurata nel clima sobrio e intenso della Festa di Cristo Re, sempre in Cattedrale, al cospetto di una bella rappresentanza del Presbiterio diocesano e religioso e con la presenza significativa del Popolo di Dio arborense, è iniziata la Prima Visita Pastorale dell’Arcivescovo Roberto Carboni.

 

La celebrazione, pacata e intensa, è stata percepita come un momento davvero importante per la nostra comunità. In tempi in cui la comunicazione è velocissima e per i fedeli incontrare e parlare con il loro vescovo non è poi così difficile in molteplici occasioni, la Visita pastorale sembrerebbe qualcosa di scontato, di superfluo.

E viene spontaneo chiedersi: perché una Visita pastorale? La risposta a questa domanda l’ha chiarita in modo semplice ed efficace mons. Carboni nella sua ultima Lettera alla Comunità, e nei vari interventi che ci ha offerto, specie in queste ultime settimane. Predisposto il calendario degli incontri con le 85 comunità parrocchiali, rimangono ancora da determinare gli altri aspetti che costituiscono il nucleo vitale della Visita.

Tutta l’Arcidiocesi, infatti, deve e vuole incontrare il proprio pastore: le associazioni laicali, le comunità religiose maschili e femminili, i monasteri di vita contemplativa ma anche l’ampio universo del volontariato e della carità, i gruppi e i movimenti, gli uffici diocesani di Pastorale e le associazioni che si occupano di fare del bene ai fratelli, il mondo della sofferenza e degli anziani e, non ultimo, i luoghi della detenzione (le carceri), della formazione, dello sport, della cultura e dell’arte.

Tutti questi aspetti verranno posti all’attenzione dell’Arcivescovo durante la sua visita al territorio, ma certamente lo sguardo amorevole del buon pastore si poserà su tutta la complessa realtà, che costituisce il gregge di Cristo che cresce nei pascoli arborensi.

Ci sentiamo tutti un po’ come Zaccheo, e attendiamo che il Pastore (che cerca la pecorella smarrita) scruti tra il fogliame del sicomoro e trovi ciascuno di noi (e le nostre strutture ecclesiali) e ci inviti: Scendi subito dal tuo albero, perché oggi voglio fermarmi a casa tua.

La Visita avrà una duplice azione e valenza: da un lato permetterà all’Arcivescovo di tenersi al corrente, in modo diretto, della situazione concreta delle Chiese particolari e dall’altro sprona i fedeli e i parroci a verificare e realizzare sempre, e sempre meglio, il proprio stile evangelico. In queste due ragioni c’è l’essenza della Visita, il cui bisogno è stato sempre vivo e sentito nella Chiesa, sin da primi secoli.

Non c’è nulla di burocratico, giuridico o scontato, dunque. Ecco perché l’occasione dell’incontro nel territorio, nei luoghi dove le comunità vivono e non nell’episcopio o nella cattedrale (casa e centro del governo pastorale del Vescovo), è la testimonianza della prossimità e della vicinanza del pastore, del sentirsi uno di noi e non solo in mezzo a noi, come farebbe un padre coi suoi figli.

La Visita pastorale sarà preparata dalla preghiera, dalla riflessione e dalle verifiche delle strutture e dei principali organismi pastorali, che ogni comunità dovrà predisporre. La Visita, che normalmente si protrarrà per una settimana circa per parrocchia, sarà fatta a livello vicariale (cioè in tutte le comunità di quella zona) e durerà circa tre anni. Mons. Carboni ha anche costituito una sorta di Commissione composta da quattro Convisitatori formata dal Vicario Generale, dal Cancelliere arcivescovile, dall’Economo diocesano e dal Cerimoniere arcivescovile, che riferiranno direttamente all’Arcivescovo, saranno coordinati in qualche modo dal Segretario generale della Visita pastorale.

L’Arcivescovo, già da diversi mesi, ha inviato a tutte le parrocchie un fitto questionario che consenta alle comunità di presentare dati, notizie peculiari e analitiche per realizzare una vera fotografia ecclesiale e sociale di ciascuna comunità. Nelle settimane immediatamente precedenti l’incontro con l’Arcivescovo, i Convisitatori si recheranno nelle parrocchie per la cosiddetta visita ad res: il Vicario generale e l’Economo prenderanno visione delle strutture, degli edifici, dei locali e, in generale, del patrimonio, scrutando così la parrocchia sotto il delicato, ma importante, aspetto dei bilanci economici, utenze e amministrazione dei beni; il Cancelliere verificherà gli aspetti legati all’Archivio parrocchiale, cioè ai documenti, alla registrazione dei sacramenti, ma anche alle biblioteche e ai libri storici che arricchiscono le nostre comunità; il Cerimoniere, nella sua doppia veste di direttore dell’Ufficio liturgico e Maestro per le celebrazioni arcivescovili dovrà verificare i luoghi di culto (chiesa parrocchiale e altre chiese) con i loro arredi, vasi sacri, statue, paramenti, libri e spazi liturgici che devono esser tenuti secondo le norme della Chiesa.

La vita di una comunità si snoda attraverso una serie di azioni, operazioni, attività necessarie e utili alla sussistenza. Esse sono orientate a favorirne lo svolgimento ordinato, l’acquisizione del necessario alla sussistenza materiale, ma anche allo sviluppo sociale, culturale e spirituale delle singole persone e delle società che convivono in un territorio, piccolo o grande.

Tali operazioni, e soprattutto le relazioni interpersonali, danno vita alla microstoria cioè alla costruzione e alla conquista del benessere umano, sociale, intellettuale, spirituale. Naturalmente la qualità delle relazioni va accuratamente coltivata per dare impulso al progresso e al benessere.

La Visita pastorale, lungi dall’essere un fatto burocratico, sarà certamente l’occasione per le singole persone, ma anche per le istituzioni e le comunità per promuovere iniziative, incontri, visite, che potranno favorire la conoscenza, la maturazione delle idee, arricchire i buoni rapporti, assicurare gli altri del proprio impegno di collaborazione alla vita evangelica con il benessere, la crescita, la giustizia e la pace. Alle comunità, anche le nostre, che rischiano di smarrire il retto sviluppo delle relazioni umane nella direzione della concordia, del progresso e dello sviluppo dei valori nascosti nel cuore umano, la Visita sarà certamente occasione provvidenziale per guardare al futuro delle nostre Chiese con speranza e generosità.

Tornando all’ikona evangelica della Visita (l’episodio di Zaccheo) è chiaro che l’esattore delle tasse, dall’incontro con Gesù, è uscito profondamente cambiato: ha accolto il Maestro in casa sua, si è pentito, ha offerto a Gesù non solo ospitalità ma azioni concrete di gratuità e generosità.

Questo sia l’auspicio anche per la nostra comunità Arborense che, in fondo, nel segno del Pastore che viene a visitarci, accolga Dio stesso e i fratelli per una rinnovata evangelizzazione e missione.

TOZ


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