Da Detroit a Oristano, dagli USA alla Sardegna: classe 1993, atleta, nuotatrice professionista, oggi suor All Saints, delle Serve del Signore e della Vergine di Matará, appartenente alla comunità delle Servidoras di Oristano.
* di Valentina Contiero
Una vita oltreoceano che sembrava già piena con lo studio, lo sport, i risultati, l’orizzonte aperto e che invece custodiva una domanda più profonda: cosa posso fare di più, per Te, Gesù? La fede, in casa sua, non è mai stata un dettaglio. Madre cattolica ma padre luterano che ha incontrato la pienezza del cattolicesimo proprio guardando la testimonianza dei figli: lei, giovane atleta con il Vangelo infilato tra borsa e cuffia da piscina, e il fratello, Jordan, che ha scelto lo stesso Istituto come sacerdote, consacrandosi insieme a lei nello stesso giorno, proprio a Oristano.
Una famiglia normale, attraversata però da una Presenza che, passo dopo passo, spinge a osare di più. Il punto di svolta per suor All Saints arriva davanti al Cuore Immacolato di Maria, nel momento della consacrazione comunitaria al termine della celebrazione eucaristica, quando il brusio del mondo sembra spegnersi. Nel silenzio, mentre tanti affidano intenzioni e paure, in lei nasce una domanda tanto chiara quanto tempestiva: Che cosa posso fare di più, per Te, Gesù? Non è uno slogan, è come una ferita dolce: la percezione che l’amore ricevuto meriti una risposta più radicale da parte sua.
La clausura, a prima vista, sembra l’opposto della vita di sempre. Dai rumori della piscina al silenzio del chiostro, dalle gare alla ripetizione della Liturgia delle Ore e dallo studio della musica liturgica, dalle trasferte alla stabilità di un monastero nel cuore della Sardegna.
Eppure, proprio qui, tra le mura delle Servidoras, suor All Saints scopre che nessun passo è davvero piccolo, se compiuto davanti a Dio. Le Serve del Signore e della Vergine di Matará nascono per contemplare il mistero dell’Incarnazione e offrirsi totalmente a Gesù attraverso Maria.
È una vita nascosta, fatta di preghiera, lavoro umile, adorazione, intercessione silenziosa per il mondo. Chi entra non scappa dal mondo: lo porta nel cuore, ogni giorno, davanti all’Eucaristia. Anche suor All Saints porta con sé Detroit, le sue strade, i volti dei compagni di squadra, gli amici lontani. Due settimane fa, la professione perpetua: un per sempre pronunciato con emozione e fermezza.
Davanti all’altare, circondata dalla comunità, ha steso le mani nelle mani della Chiesa e ha consegnato tutto: passato, presente e futuro. Non è un gesto romantico, ma una promessa concreta: esserci, il più possibile, lì dove Gesù l’ha voluta, perché altri possano incontrarlo. La sua storia parla a chiunque si chieda se valga la pena fidarsi di Dio. Rivolgendo lo sguardo ai giovani suor All Saints ha condiviso con noi una convinzione semplice e luminosa: per tornare a Gesù e per farlo incontrare ai ragazzi non servono progetti grandiosi né percorsi complicati. Occorre riportarli alla Santa Messa perché lì tutto ricomincia.
Nell’Eucaristia, infatti, c’è l’appuntamento più intimo e più vero che Dio ha fissato con ciascuno di noi: un incontro silenzioso in cui il Signore si consegna ancora e ancora, giorno dopo giorno, nascosto in un Pane che si lascia prendere tra le nostre mani. È solo lì che i giovani possono scoprire di essere attesi, amati, desiderati.
Basta accompagnarli fin sulla soglia di quel mistero: al resto ci penserà Gesù. Non tutti siamo chiamati alla clausura, ma tutti possiamo farci quella domanda che ha cambiato la vita di questa giovane: Che cosa posso fare di più, per Te, Gesù? Forse la risposta sarà un piccolo passo, forse una scelta grande; in ogni caso, come per suor All Saints, sarà il luogo in cui la nostra libertà si intreccia con l’Amore che non passa.
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