Mercoledì, 11 Marzo 2026

 

Al Museo diocesano, venerdì 7 novembre, si è tenuta un'interessante conferenza dal titolo Il culto di Sant'Archelao nella Arcidiocesi di Oristano, a cura di Raffaele Cau. Si tratta della prima di un ciclo di conferenze nell'ambito della mostra allestita nel Museo diocesano dal titolo Arte e spiritualità: il cammino di una comunità, realizzata grazie a un progetto finanziato dalla CEI, che mette in relazione la produzione artistica legata al culto e alla spiritualità, nella nostra Arcidiocesi nei diversi periodi storici e fra le opere che abbiamo esposto si trova anche la statua di Sant'Archelao, ha spiegato Silvia Oppo, direttrice del Museo.

di Rita Valentina Erdas

Pur essendo il Patrono di Oristano, pochi conoscono il culto di Sant'Archelao, ha spiegato Raffaele Cau, a un pubblico composto prevalentemente da studiosi e appassionati di storia arborense. Il suo è un culto che ha una storia particolare: dalla grande notorietà nel Seicento è andato a scemare nel corso del tempo.

La ricerca, ha spiegato, si è basata sui documenti presenti negli Archivi cittadini e nelle pubblicazioni. La storia del culto di Sant'Archelao nasce a seguito del Concilio di Trento (1545-1563) quando in Sardegna inizia la disputa tra i Vescovi di Cagliari e di Sassari per il Primato sulla Chiesa sarda che fu combattuta con la scoperta delle reliquie; disputa nella quale si inserì nel 1613 anche l'Arcivescovo di Oristano, mons. Antonio Canopolo. Il 5 febbraio del 1615 a Fordongianus, durante gli scavi nella cripta della chiesa di San Lussorio, alla ricerca dei corpi dei martiri Lussorio, Cesello e Camerino, fu rinvenuta, accanto a dei resti, un'epigrafe interpretata come relativa al beatus martir Archelao, presbitero, che fu immediatamente santificato dall'Arcivescovo Canopolo.

L'11 febbraio del 1615, i resti furono portati a Oristano, accompagnati da una grande folla e con grandi festeggiamenti. Dal 1619 al 1630 le reliquie furono conservate in Cattedrale, all'interno di una cassa foderata di rosso posta nella cappella messa a disposizione dalla famiglia Sanna.

Negli anni le reliquie furono spostate in diversi luoghi finché, nel 1737 fu realizzata la cappella di Sant'Archelao e nel 1942 fu costruito il sacrario dove furono sistemate definitivamente. Per diverso tempo la festa di Sant'Archelao si svolse l'11 febbraio; in seguito, fu spostato al 29 agosto, data del martirio e poi, nell'Ottocento, fu definitivamente stabilita la data del 13 febbraio. Con la diffusione del culto, le sue reliquie furono inviate a tutte le parrocchie affinché custodissero la memoria del patrono dell'Arcidiocesi e iniziarono a essere realizzate opere raffiguranti il Santo e nei paesi della diocesi iniziò a essere posto il suo nome ai battezzati.

A Fordongianus, invece, la diffusione del nome inizia tra il '700 e l'800, quando a Oristano, invece, il culto al martire si affievolisce. Cosa rimane oggi del culto a Sant'Archelao? ha concluso, Rimane la memoria perché anche se non si è mai sviluppato in modo profondo e radicato tante cose ce lo ricordano: è ancora il patrono di Oristano ed esiste ancora il canonicato che attualmente è attribuito al parroco di Fordongianus.

Prossimo appuntamento il 21 novembre, sempre al Museo diocesano, con la conferenza dal titolo Le stigmate di san Francesco: dall'evento storico al culto, a cura di Filippo Sedda. Il 29 novembre, una conferenza a cura di mons. Tonino Zedda e di Michele Corona, e animata da un ensemble musicale, segnerà la chiusura della mostra a conclusione dell'Anno giubilare.


 

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