Al Museo diocesano, venerdì 7 novembre, si è tenuta un'interessante conferenza dal titolo Il culto di Sant'Archelao nella Arcidiocesi di Oristano, a cura di Raffaele Cau. Si tratta della prima di un ciclo di conferenze nell'ambito della mostra allestita nel Museo diocesano dal titolo Arte e spiritualità: il cammino di una comunità, realizzata grazie a un progetto finanziato dalla CEI, che mette in relazione la produzione artistica legata al culto e alla spiritualità, nella nostra Arcidiocesi nei diversi periodi storici e fra le opere che abbiamo esposto si trova anche la statua di Sant'Archelao, ha spiegato Silvia Oppo, direttrice del Museo.
* di Rita Valentina Erdas
Pur essendo il Patrono di Oristano, pochi conoscono il culto di Sant'Archelao, ha spiegato Raffaele Cau, a un pubblico composto prevalentemente da studiosi e appassionati di storia arborense. Il suo è un culto che ha una storia particolare: dalla grande notorietà nel Seicento è andato a scemare nel corso del tempo.
La ricerca, ha spiegato, si è basata sui documenti presenti negli Archivi cittadini e nelle pubblicazioni. La storia del culto di Sant'Archelao nasce a seguito del Concilio di Trento (1545-1563) quando in Sardegna inizia la disputa tra i Vescovi di Cagliari e di Sassari per il Primato sulla Chiesa sarda che fu combattuta con la scoperta delle reliquie; disputa nella quale si inserì nel 1613 anche l'Arcivescovo di Oristano, mons. Antonio Canopolo. Il 5 febbraio del 1615 a Fordongianus, durante gli scavi nella cripta della chiesa di San Lussorio, alla ricerca dei corpi dei martiri Lussorio, Cesello e Camerino, fu rinvenuta, accanto a dei resti, un'epigrafe interpretata come relativa al beatus martir Archelao, presbitero, che fu immediatamente santificato dall'Arcivescovo Canopolo.
L'11 febbraio del 1615, i resti furono portati a Oristano, accompagnati da una grande folla e con grandi festeggiamenti. Dal 1619 al 1630 le reliquie furono conservate in Cattedrale, all'interno di una cassa foderata di rosso posta nella cappella messa a disposizione dalla famiglia Sanna.
Negli anni le reliquie furono spostate in diversi luoghi finché, nel 1737 fu realizzata la cappella di Sant'Archelao e nel 1942 fu costruito il sacrario dove furono sistemate definitivamente. Per diverso tempo la festa di Sant'Archelao si svolse l'11 febbraio; in seguito, fu spostato al 29 agosto, data del martirio e poi, nell'Ottocento, fu definitivamente stabilita la data del 13 febbraio. Con la diffusione del culto, le sue reliquie furono inviate a tutte le parrocchie affinché custodissero la memoria del patrono dell'Arcidiocesi e iniziarono a essere realizzate opere raffiguranti il Santo e nei paesi della diocesi iniziò a essere posto il suo nome ai battezzati.
A Fordongianus, invece, la diffusione del nome inizia tra il '700 e l'800, quando a Oristano, invece, il culto al martire si affievolisce. Cosa rimane oggi del culto a Sant'Archelao? ha concluso, Rimane la memoria perché anche se non si è mai sviluppato in modo profondo e radicato tante cose ce lo ricordano: è ancora il patrono di Oristano ed esiste ancora il canonicato che attualmente è attribuito al parroco di Fordongianus.
Prossimo appuntamento il 21 novembre, sempre al Museo diocesano, con la conferenza dal titolo Le stigmate di san Francesco: dall'evento storico al culto, a cura di Filippo Sedda. Il 29 novembre, una conferenza a cura di mons. Tonino Zedda e di Michele Corona, e animata da un ensemble musicale, segnerà la chiusura della mostra a conclusione dell'Anno giubilare.
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