Sabato, 02 Maggio 2026

 

Un altro Natale è trascorso. Non sarà facile dimenticare facilmente lo stupore e l’incanto del Presepe vivente che ha avuto luogo a Ollastra il 28 dicembre. Ogni uomo e ogni donna sono diventati coloro che, seguendo la stella, sono arrivati davanti alla capanna laddove è stato deposto ogni pensiero.

di Daniela Dalia

L’allegria e il vociare dei bambini e delle bambine si è mescolata al suono festoso dell’organetto che ha scandito i passi e ha segnato la via. L’Associazione Over50 si è fatta promotrice dell’evento, ha coinvolto la comunità e ha attratto numerosi visitatori. Coloro che hanno realizzato il progetto si sono prodigati nella costruzione delle capanne, nell’allestimento della piazza antistante la Chiesa, nella scelta dei costumi e dei personaggi che hanno interpretato i diversi ruoli.

Come nelle poesie più tradizionali gli antichi mestieri hanno ripreso vita: il falegname con i suoi intagli, la tessitrice intenta a tessere abiti e arazzi, le donne che con muta riverenza impastavano farina e acqua, i pastori che con mani sapienti lavoravano il formaggio. E così tutto è stato possibile. L’atmosfera che si è creata ha riportato ai tempi passati resi attuali grazie alla volontà di chi si spende perché ciò avvenga.

Le luci della piazza hanno ulteriormente contribuito a rendere speciale un evento che ha riportato ognuno dei presenti a sentirsi ancora bambino nel provare gioia e meraviglia. Sotto l’albero c’erano i regali, scartati, apprezzati, messi da parte o contestati, desideri materiali che hanno avuto il tempo che era giusto avessero: quello di essere scartati. Spesso senza grandi sorprese perché chiesti e già scelti. Ciò che non era previsto, né chiesto o comprato, era invece il dono più bello, la riscoperta del senso vero del Natale: la nascita di Gesù Bambino.

Il vuoto lasciato da tanta meraviglia viene pian piano colmato dal senso di appartenenza e di riscoperta di una storia antica e attuale che ogni anno porta con sé una rinnovata speranza e lascia spesso la sensazione che non sia stata vissuta appieno. Quest’anno come ogni anno. E già si attende il prossimo Natale perché questo è passato troppo in fretta. Come sempre. Per fare ciò che non si è riusciti a fare quest’anno e ancor meglio per farsi invadere dalla grazia più che dalla frettolosa ricerca della festa da preparare, dei banchetti da riempire di ogni cibo e dei pacchetti accumulati in ogni dove.

Si ripenserà ancora al suono di un organetto, alle grida felici dei bambini e delle bambine, al senso di muta speranza e di stupore che questo piccolo Presepe porta in sé. Ora con le statuine di gesso, ora con la presenza fisica di donne e uomini che nonostante le follie delle guerre riescono ancora a trovare uno spiraglio di pace e di amore. Tutto per un Bambino che da lì in poi avrebbe segnato il tempo e le coscienze di un’umanità inconsapevole.


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