Tanti pellegrini, provenienti dalle dieci parrocchie del Vicariato foraneo Nostra Signora Assunta, si sono ritrovati, domenica 6 aprile, nella Basilica del Rimedio per celebrare il loro Giubileo.
* di Rita Valentina Erdas
Partiremo da questo luogo della sofferenza, faremo un breve tragitto verso la Basilica come pellegrini di speranza: un cammino non tanto fisico ma spirituale per ritrovare noi stessi e Dio, ha detto mons. Gianfranco Murru, nel salutare i pellegrini nel giardino dell'Istituto Santa Maria Bambina, da dove è partita la processione penitenziale. Oggi qui rappresentiamo le nostre comunità; compiremo questo pellegrinaggio personalmente ma portando coloro che non sono potuti venire, per vivere bene un cammino di conversione, ha detto don Enrico Perlato, Vicario foraneo.
Dopo la processione preceduta dalle confraternite delle parrocchie del Vicariato, ed essere stati l'aspersi con l'acqua, i pellegrini hanno varcato la soglia della Basilica accompagnati dall'inno del Giubileo, Pellegrini di speranza, cantato dai Cori riuniti delle parrocchie, che hanno animato la Celebrazione Eucaristica.
Oggi siamo qui come pellegrini, ha detto don Enrico nell'omelia, e pellegrinaggio vuol dire mettersi in cammino. Quando ci spostiamo non cambiamo solo luogo, ma trasformiamo noi stessi. Oggi abbiamo deciso di essere qui, Dio ha messo nel nostro cuore il desiderio di un dialogo perché ha qualcosa da dirci, ha un'esperienza da farci fare. Ha spiegato che il pellegrinaggio è un'esperienza di conversione, di cambiamento della propria esistenza per orientarla verso Dio, ancor di più in questo Anno Santo che ci richiama con forza all'importanza di cambiare il nostro sguardo e mettere Dio al centro della nostra vita.
Giungiamo in questa Basilica, per lasciarci immergere nella misericordia di Dio, per godere della sua tenerezza di fronte alle fatiche della vita, ha proseguito, ma giungiamo anche come comunità, come porzione della nostra Diocesi che è sotto il titolo di Nostra Signora Assunta, per chiedere la protezione di Maria.
Ha posto poi l'accento sulla misericordia di Dio, che è il tema centrale della Quaresima che stiamo vivendo, e sul brano del vangelo appena ascoltato, dove, ancora una volta, sperimentiamo che Dio non è un giudice che ci punisce per i nostri errori, ma è sempre pronto a ricominciare con noi: Gesù è nel Tempio e la gente va da lui, perché le sue parole entrano nel cuore e nella vita delle persone, sono parole che liberano, che danno senso alla vita di ciascuno di noi. Gesù introduce una novità, porta una parola nuova di speranza, di consolazione.
Ha invitato tutti ad andare oltre i gesti di Gesù per soffermarci sulle sue parole: Chi è senza peccato, getti per primo la pietra. Gesù non condanna la donna; Dio non ci condanna, ma ci incita a rialzarci, ad andare e non peccare più. La grazia di Dio ci rialza e ci fa diventare portatori di speranza. Ringraziamo il Signore perché siamo chiamati non solo alla conversione ma a comprendere la profondità che la grazia di Dio. Affidiamo la nostra vita anche alle mani di Maria perché ci sostenga nel nostro cammino di vita.
Al termine della celebrazione mons. Murru ha ringraziato tutti per aver voluto celebrare il Giubileo nella Basilica: tutti siamo chiamati a non uccidere la speranza, a essere testimoni credibili. Guardiamo a Maria per vedere in lei non solo la madre ma anche la discepola di Gesù.
Ha ricordato anche le condizioni per lucrare l'indulgenza plenaria concessa in occasione del Giubileo, per sé stessi ma anche per i cari defunti. Sono convinto che questa esperienza che avete vissuto sia stata un modo per approcciarvi al clima della comunione; avrete scoperto che non è facile: fare comunione richiede fatica, il saper rinunciare a qualcosa, mettersi a disposizione: ma è sicuramente possibile, ha concluso don Enrico nel ringraziare e salutare tutti. Alla fine della celebrazione, dopo la preghiera del Papa, mons. Murru ha donato a tutti i pellegrini un'immagine della Madonna del Rimedio del 1952, anno dell'Incoronazione: ricordo di un momento di fede e di condivisione vissuta sotto lo sguardo di Maria.
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