Lunedì, 19 Gennaio 2026

A tutte le età ci si può scoprire pellegrini di speranza. Così anche 170 adolescenti dell’Arcidiocesi di Oristano, con una trentina di accompagnatori, hanno raggiunto Roma.

* di Matteo Lutzu

La Pastorale Giovanile Vocazionale ha organizzato il pellegrinaggio per rispondere all’invito di papa Francesco che ci aspettava, così come noi aspettavamo di incontrare lui. Questo incontro è avvenuto in modo del tutto speciale, e, forse, molto più di quanto avevamo previsto. Tutto ci parlava di lui: anzitutto la grande affluenza di fedeli: la metro e le strade di Roma invase di gente; poi. in tutti i discorsi che abbiamo sentito riecheggiavano le sue parole e in tutti i luoghi che visitavamo si faceva menzione di aneddoti che lo legavano a quel posto.

Svegliati ben prima che sorgesse il sole, il 25 aprile abbiamo lasciato Oristano, diretti verso Roma. Quante domande ci tormentavano su quanto sarebbe stato faticoso, certi, in fondo, che comunque ne sarebbe valsa la pena. Non hanno tardato a presentarsi i primi disagi, sin dal primo momento in cui abbiamo messo piede a terra, tra ritardi dei bus e complicate pratiche per la sistemazione degli alloggi; ma nel primo pomeriggio siamo corsi, come soleva fare proprio Francesco, ai piedi di Maria per affidarle il nostro pellegrinaggio e confermarla quale grande esempio per la nostra vita di fede.

Da Santa Maria Maggiore abbiamo avviato un piccolo pellegrinaggio verso la Porta Santa della Basilica, sempre in mezzo a tanti adolescenti e fedeli di ogni età. La sera poi, un giro per i monumenti più significativi di Roma, che molti visitavano per la prima volta.

La notte è passata veloce, nelle sistemazioni spartane dove eravamo alloggiati, nella tenda dell’Esercito Italiano a Cecchignola, estrema periferia romana, e per l’altra parte del gruppo nella parrocchia di san Giuseppe artigiano a Tiburtina, che ancora desideriamo ringraziare. Il giorno dopo la sveglia è presto, bisogna raggiungere quanto prima piazza San Pietro: non vogliamo rimanere indifferenti davanti alla morte del Papa.

Alcuni di noi non hanno trovato posto, né in piazza né in via della Conciliazione, e hanno partecipato da un maxischermo alla celebrazione; altri, sfidando il sole e la ressa, si sono spinti fin dentro la piazza. Inutile esprimere giudizi davanti a un evento di tale grandezza, erano troppe le emozioni che abbiamo provato.

Nel pomeriggio, ci siamo ritagliati tempo per un momento forse tra i più iconici, svuotatasi la piazza dalla folla di pellegrini, ci siamo diretti processionalmente verso la Basilica di San Pietro e tra i canti e le preghiere abbiamo varcato la porta Santa, e professato insieme la nostra fede dinanzi alla tomba dell’apostolo. Il nostro pellegrinaggio si è concluso la mattina successiva, con la Messa presieduta dal cardinale Parolin: anche in questa occasione siamo rimasti in piedi, illusi, all’inizio, di trovare posto a sedere, siamo tutti rimasti sorpresi dal constatare che la piazza era gremita come il giorno prima.

Tantissimi ragazzi tra i 13 e i 17 anni affollavano quel luogo per celebrare insieme la Pasqua del Signore. Morte e risurrezione, Chiesa diocesana e Chiesa universale, stanchezza ed entusiasmo, fatica e gioia; ma soprattutto abbiamo imparato a rallentare il passo per aspettare e velocizzarlo per raggiungere, abbiamo provato a camminare insieme.

Quest'esperienza è stata ricca di atteggiamenti solo apparentemente contradditori, ma sono state occasioni preziose di crescita.


E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni: con soli 5 euro il giornale a casa tua, tutte le settimane, sino a dicembre 2025.

CLICCA QUI per sapere come fare

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon