Come pellegrini di speranza ci siamo messi in viaggio, prima ancora dell’alba, il 5 maggio, verso Roma. Poche le ore di sonno, ma l’entusiasmo bastava a darci la forza necessaria. Quattro pullman, circa 200 i pellegrini, tra fedeli dell’Arcidiocesi di Oristano e della diocesi di Ales-Terralba: a guidare la comitiva il nostro Arcivescovo Roberto.
* di Enrico Porcedda
Giunti a Roma, prima tappa è stata il Laterano, con la visita al bellissimo Palazzo lateranense, cui è seguito il passaggio della Porta Santa e la celebrazione dell’Eucaristia, presente anche il nostro Arcivescovo Emerito mons. Sanna. Durante l’omelia il nostro Arcivescovo ha iniziato a dettare il ritmo del pellegrinaggio, invitandoci a guardare alla figura di San Francesco, uomo tutto cristiano, così lo ha definito, che ha amato profondamente la Chiesa, che chiamava Madre, e il Romano Pontefice.
Il giorno dopo ci siamo mossi alla volta della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Anche qui abbiamo varcato la Porta Santa e ci siamo dedicati alla visita della Basilica, con un tempo personale per la preghiera e lo svago. Nel pomeriggio, invece, ci siamo recati alla Basilica delle Tre fontane, dove San Paolo sarebbe stato martirizzato.

Qui sorgono tre basiliche, perché la testa del Santo, avrebbe rimbalzato tre volte dopo essere stata decapitata. Qui Mons. Sanna ha presieduto l’Eucaristia, esortandoci a un cambio radicale di vita sostenuti dalla preghiera e in particolare da queste parole del Vangelo da fare nostre nel dialogo col Signore: mio Signore e mio Dio e anche resta con noi Signore. Il terzo giorno è iniziato al Santuario del Divino Amore, dove abbiamo vissuto uno tra i momenti più intensi e centrali: la Liturgia penitenziale. A guidarla è stato don Luigi Maria Epicoco, che ha offerto una profonda catechesi sulla forza del perdono di Dio e l’importanza della Riconciliazione. A questa ha fatto seguito un lungo tempo per le confessioni personali.
Dopo il pranzo ci siamo trasferiti in Piazza Pia, dalla quale è partito il pellegrinaggio che, dietro la croce, ci ha condotto alla Porta Santa della Basilica di San Pietro. Pellegrini tra pellegrini, in una piazza San Pietro cosmopolita, abbiamo pregato, cantato e vissuto la bellezza della fede. Mentre i cardinali accedevano alla Cappella Sistina e veniva intimato l’Extra Omnes, noi celebravamo la Messa all’Altare della Cattedra. Anche qui mons. Arcivescovo ci ha invitato, con la sua omelia, a riappropriarci della gioia dell’essere cattolici e romani.

Giovedì mattina a chiamarci è stata la Madre del Signore: nel nostro pellegrinare è stato il turno di Santa Maria Maggiore. Il passaggio della Porta Santa, la preghiera alla tomba di papa Francesco e la Santa Messa all’altare della Salus Populi Romani hanno dettato il ritmo della mattinata, conclusasi con la Supplica all’Augusta Signora delle Vittorie di Pompei. L’aria iniziava a farsi tesa per l’attesa del nuovo Pontefice e la preghiera sempre più intensa. Il pomeriggio, che il programma del pellegrinaggio aveva destinato al tempo libero, sembrava per tutti abbastanza impegnato: recarsi in Piazza San Pietro, attendere la fumata e sperare fosse bianca. Incredibilmente così è stato! Inseriti a piccoli gruppi tra le migliaia di uomini e donne di ogni nazionalità abbiamo goduto di questo momento storico, che ci ha dato di vivere emozioni indescrivibili e indimenticabili.
Felici, meravigliati e grati ci siamo preparati a tornare a casa, ma con un ultimo passaggio per la residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo. Una bella passeggiata tra i giardini delle Ville pontificie che si è conclusa con la Santa Messa all’aperto dinanzi all’effige della Madonna. Torniamo stanchi ma profondamente grati per un’esperienza di Chiesa così forte e ricca, per la quale non resta che dire a sé stessi e agli altri quanti siamo fortunati a essere cattolici!
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