Mercoledì, 29 Aprile 2026

 

Come pellegrini di speranza ci siamo messi in viaggio, prima ancora dell’alba, il 5 maggio, verso Roma. Poche le ore di sonno, ma l’entusiasmo bastava a darci la forza necessaria. Quattro pullman, circa 200 i pellegrini, tra fedeli dell’Arcidiocesi di Oristano e della diocesi di Ales-Terralba: a guidare la comitiva il nostro Arcivescovo Roberto.

* di Enrico Porcedda

Giunti a Roma, prima tappa è stata il Laterano, con la visita al bellissimo Palazzo lateranense, cui è seguito il passaggio della Porta Santa e la celebrazione dell’Eucaristia, presente anche il nostro Arcivescovo Emerito mons. Sanna. Durante l’omelia il nostro Arcivescovo ha iniziato a dettare il ritmo del pellegrinaggio, invitandoci a guardare alla figura di San Francesco, uomo tutto cristiano, così lo ha definito, che ha amato profondamente la Chiesa, che chiamava Madre, e il Romano Pontefice.

Il giorno dopo ci siamo mossi alla volta della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Anche qui abbiamo varcato la Porta Santa e ci siamo dedicati alla visita della Basilica, con un tempo personale per la preghiera e lo svago. Nel pomeriggio, invece, ci siamo recati alla Basilica delle Tre fontane, dove San Paolo sarebbe stato martirizzato.

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Qui sorgono tre basiliche, perché la testa del Santo, avrebbe rimbalzato tre volte dopo essere stata decapitata. Qui Mons. Sanna ha presieduto l’Eucaristia, esortandoci a un cambio radicale di vita sostenuti dalla preghiera e in particolare da queste parole del Vangelo da fare nostre nel dialogo col Signore: mio Signore e mio Dio e anche resta con noi Signore. Il terzo giorno è iniziato al Santuario del Divino Amore, dove abbiamo vissuto uno tra i momenti più intensi e centrali: la Liturgia penitenziale. A guidarla è stato don Luigi Maria Epicoco, che ha offerto una profonda catechesi sulla forza del perdono di Dio e l’importanza della Riconciliazione. A questa ha fatto seguito un lungo tempo per le confessioni personali.

Dopo il pranzo ci siamo trasferiti in Piazza Pia, dalla quale è partito il pellegrinaggio che, dietro la croce, ci ha condotto alla Porta Santa della Basilica di San Pietro. Pellegrini tra pellegrini, in una piazza San Pietro cosmopolita, abbiamo pregato, cantato e vissuto la bellezza della fede. Mentre i cardinali accedevano alla Cappella Sistina e veniva intimato l’Extra Omnes, noi celebravamo la Messa all’Altare della Cattedra. Anche qui mons. Arcivescovo ci ha invitato, con la sua omelia, a riappropriarci della gioia dell’essere cattolici e romani.

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Giovedì mattina a chiamarci è stata la Madre del Signore: nel nostro pellegrinare è stato il turno di Santa Maria Maggiore. Il passaggio della Porta Santa, la preghiera alla tomba di papa Francesco e la Santa Messa all’altare della Salus Populi Romani hanno dettato il ritmo della mattinata, conclusasi con la Supplica all’Augusta Signora delle Vittorie di Pompei. L’aria iniziava a farsi tesa per l’attesa del nuovo Pontefice e la preghiera sempre più intensa. Il pomeriggio, che il programma del pellegrinaggio aveva destinato al tempo libero, sembrava per tutti abbastanza impegnato: recarsi in Piazza San Pietro, attendere la fumata e sperare fosse bianca. Incredibilmente così è stato! Inseriti a piccoli gruppi tra le migliaia di uomini e donne di ogni nazionalità abbiamo goduto di questo momento storico, che ci ha dato di vivere emozioni indescrivibili e indimenticabili.

Felici, meravigliati e grati ci siamo preparati a tornare a casa, ma con un ultimo passaggio per la residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo. Una bella passeggiata tra i giardini delle Ville pontificie che si è conclusa con la Santa Messa all’aperto dinanzi all’effige della Madonna. Torniamo stanchi ma profondamente grati per un’esperienza di Chiesa così forte e ricca, per la quale non resta che dire a sé stessi e agli altri quanti siamo fortunati a essere cattolici!


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