di Roberto Carboni, Arcivescovo
Ma non si tratta di una novità. Gesù stesso, nel vangelo, ci ha detto (Lc 9,3; Mc 6,6b-12; Mt 7,10-15) che il discepolo deve mettersi in cammino leggero, senza tanti impedimenti che intralcino la missione e lo appesantiscano nell’urgenza di portare la buona notizia: né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche...
Chissà quanti nostri lettori hanno preparato la valigia vacanziera e quanti altri invece, per ragioni diverse, non possono muoversi dalle loro case, vivendo l’ondata torrida che ci è venuta incontro in questa estate, nella solitudine della città che si spopola. Il mio pensiero va agli uni e agli altri, con un pensiero speciale alle persone anziane e sole. Il tempo di vacanze è uno spazio importante, non solo per la cadenza diversa e distesa rispetto agli impegni ordinari, ma per la possibilità che offre alle persone di ritrovare un ritmo diverso nelle relazioni e con sé stessi. Nella valigia, con tutto ciò che serve per il mare o la montagna, dovremmo allora metterci idealmente quelle tre, quattro cose, che ci saranno di aiuto per non sprecare un’occasione e rischiare di tornare dalle vacanze più stressati di prima. Ad esempio la possibilità di ascoltare e parlare: di noi stessi, degli altri. La tecnologia, affascinante e utile, rischia di impoverire le relazioni “faccia a faccia”. Le vacanze possono restituirci il valore di una conversazione che ci fa aprire la porta ad un altro e lo fa entrare. Un’occasione utile anche per dare tempo all’ascolto di noi stessi, per rileggere con calma il cammino fatto, con i suoi sentieri interrotti, i momenti facili e quelli più faticosi. La vita frenetica a volte non ci permette questo ritorno dentro di noi, mentre il tempo di vacanze, la bellezza della natura e anche il silenzio che possiamo fare fuori e dentro di noi ci offre una buona occasione per ri-conoscerci.