Giovedì, 02 Aprile 2026

 

Lo sviluppo dell’agricoltura e il rafforzamento della filiera agroalimentare della provincia di Oristano sono stati al centro del convegno promosso a Oristano, sabato 7 marzo, dall’Associazione culturale Senatore Lucio Abis.

di Elia Sanna

L’iniziativa ha riunito amministratori, studiosi e operatori del settore per un confronto sulle prospettive di crescita dell’agricoltura e dell’agroalimentare nel territorio oristanese, da sempre uno dei pilastri dell’economia locale grazie alla vasta area irrigua che interessa il Campidano di Oristano, Arborea, Cabras e Terralba.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’associazione, Pietro Arca, che ha sottolineato come l’agricoltura continui a rappresentare una leva strategica per lo sviluppo del territorio, evidenziando la necessità di ripensare modelli e strumenti per rafforzare la filiera agroalimentare e renderla più competitiva in un contesto economico globale in continua evoluzione.

Arca ha ricordato anche la crescente domanda di produzioni ecologiche e biologiche, la tracciabilità delle filiere e lo sviluppo dell’agricoltura rigenerativa, orientata al miglioramento della salute dei suoli, all’incremento della biodiversità e alla maggiore capacità di ritenzione idrica.

Ha inoltre evidenziato il ruolo del Consorzio Uno, Università di Oristano, che sin dalla sua istituzione ha individuato, insieme al turismo, proprio nell’agricoltura e nell’agroindustria ambiti prioritari per la ricerca e la formazione.

Tra gli interventi più articolati quello del prof. Roberto Furesi, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che ha illustrato i dati relativi all’andamento dell’agricoltura in Sardegna, evidenziando alcune criticità.

Negli ultimi 20 anni, dal 2000 al 2020, l’agricoltura sarda ha perso la metà delle aziende. Sono passate da 107mila a circa 45mila e gli addetti sono scesi da 351mila a 85mila.

La base produttiva si è ristretta notevolmente. Secondo il docente è necessario ripensare il sistema agricolo regionale: Bisogna rilanciare gli investimenti, ridurre i tempi dei bandi e la burocrazia, potenziare l’assistenza tecnica moderna e tecnologica e rafforzare gli accordi di filiera. Fondamentale anche incentivare l’occupazione e sostenere le aree interne, dove il declino dell’agricoltura rischia di diventare irreversibile.

Tantissimi gli interventi che si sono succeduti nell’Aula Paolo VI del Seminario che ha accolto il convegno. Li ha sintetizzati, in conclusione, l’assessore regionale dell’Agricoltura e Riforma agro-pastorale, Francesco Agus: Credo che non sarà la nostra generazione a risolvere il problema del cambiamento climatico, ma la nostra generazione deve capire come sopravvivere. O cambiamo o scompariamo.

Agus ha sottolineato l’urgenza di investire nella rete irrigua: Abbiamo previsto 150 milioni per il rimodernamento della rete irrigua, ma non bastano. Oggi perdiamo circa il 40% dell’acqua a causa di infrastrutture obsolete, con condotte anche in cemento-amianto. Tutta l’acqua che cade in inverno dovrà essere conservata perché potrebbe non piovere per anni. L’assessore ha poi evidenziato la necessità di sostenere gli investimenti e favorire il ricambio generazionale: Stiamo mettendo ordine nei bandi con circa 200 milioni di euro di investimenti per l’agricoltura e saranno attivati strumenti finanziari anche per i giovani. O si compete o si muore. Infine un segnale di fiducia arriva dal settore vitivinicolo: Nel mondo del vino vedo segnali incoraggianti: molti nuovi viticoltori sono giovani e spesso donne sotto i quarant’anni. Producono vini di qualità, parlano più lingue e uniscono tradizione e innovazione. Questo dimostra che una speranza c’è.


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